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Sapete perché si dice “Turnà a ccoppe”?

L’espressione napoletana, utilizzata nei confronti di chi ritorna continuamente sugli stessi argomenti, richiama un’ipotetica fase del gioco del tressette

Perchè si dice “Turnà a ccoppe”? A spiegarcelo è il libro “Come se penza a NNapule. 2500 modi di dire napoletani", commentati da Raffaele Bracale e a cura di Amedeo Colella.

Letteralmente significa “tornare a coppe”. Cioè ribadire continuamente ed ostinatamente i medesimi concetti, ritornare impudentemente sui medesimi argomenti, già abbondantemente trattati e sceverati, e farlo, quindi, inutilmente se non irritantemente. Modo di dire richiamante una ipotetica fase del gioco del tressette, allorché un cattivo giocatore, contravvenendo i desideri del compagno, ritornasse erroneamente a mettere in tavola il seme di coppe, seme indesiderato dal compagno che di quel simbolo è sprovvisto di buone carte e dunque seme non confacente ad un proficuo continuar del gioco. Difficile, se non impossibile stabilire perché, dei quattro possibili: denari, spade, coppe e bastoni, per il modo di dire in esame si sia scelto il seme di coppe.

Si può azzardare anche l’ipotesi secondo la quale sia avvenuto, per un inconscio richiamo al manuale del giuoco del tressette scritto in latino maccheronico e napoletano arcaico da un giocatore del 1700, tale Chitarrella, il quale ebbe a scrivere: “si nu tiene che ghiucà, joca coppe” (se non hai di che giocare, gioca coppe), ammantando di immeritata importanza il seme ricordato; ma è solo un’ipotesi che, per quanto probabile, non è avvalorata da alcun riscontro storico.

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