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Tombola napoletana, origine e significato dei numeri

La tombola nacque nel 1734 da una diatriba tra il re Carlo III di Borbone, che voleva ufficializzare il gioco del lotto nel Regno delle Due Sicilie, e il frate domenicano Gregorio Maria Rocco, che lo riteneva un amorale e ingannevole diletto per i suoi fedeli

Ma che bello presebbio.. Quant’è bello! Tommasì, te piace ‘o presebbio?… No, Nun me piace. Voglio ‘a zuppa ‘e latte!”. Come parlare di Natale a Napoli senza citare la famosa scena di Edoardo De Filippo in “Natale in Casa Cupiello”!? Il Natale napoletano è tra i più antichi e ricchi di tradizione al mondo. Passeggiando per le stradine della città, a partire dall’8 dicembre, è impossibile non essere avvolti da quella magia che, come un velo, cala sulla città partenopea e vi rimane per tutto il periodo natalizio. Presepi artigianali, luminarie, teatro di strada e l’immancabile profumo dei dolci partenopei che invade i vicoli della città. Il Natale è considerato dai napoletani la festa più importante dell’anno non solo per il suo significato religioso, ma anche perchè in questi giorni ci si riunisce con tutta la famiglia per celebrare le tradizioni. Mai proporre a un napoletano un’alternativa per i giorni del 24 e del 25 dicembre... ti divorerebbe con gli occhi!!! Una delle usanze napoletane più caratteristiche del periodo natalizio è sicuramente la tombolata tra parenti dopo la cena delle due Vigilie, di Natale e Capodanno, in attesa della mezzanotte. Una volta ripulito il tavolo dai rimasugli della cena, si posiziona tutto il necessario per giocare: cartelle, cartellone, panariello e gusci di frutta secca per coprire i numeri. In ogni casa partenopea che si rispetti non può mancare la tombola e la sua relativa "smorfia". Mamme e papà, bambini e nonni, tutti ci giocano ma forse pochi conoscono le sue origini antiche. Nonostante il lotto non sia nato a Napoli (nasce a Genova verso il 1539 e arriva a Napoli 150 anni dopo) è in questa città, che rapidamente diventa parte della cultura popolare a tal punto che ancor oggi molti cittadini partenopei si affidano alla “smorfia napoletana” per tentare la buona sorte. La tombola napoletana nacque nel 1734 da una diatriba tra il re Carlo III di Borbone, che voleva ufficializzare il gioco del lotto nel Regno delle Due Sicilie, perchè se fosse rimasto clandestino avrebbe sottratto introiti alla casse dello Stato, ed il frate domenicano Gregorio Maria Rocco, che riteneva il gioco un amorale e ingannevole diletto per i suoi fedeli. Dopo diversi litigi si giunse a una soluzione che mise d’accordo entrambi: vi si poteva giocare, a patto che nella settimana delle festività natalizie il gioco venisse sospeso, per far sì che le persone non si distraessero dalle preghiere. Fu così che il popolo, non volendo rinunciare a giocare durante le vacanze natalizie, si organizzò in un altro modo: i novanta numeri del lotto furono racchiusi in un “panariello" di vimini e furono disegnati i numeri su delle cartelle, così la fantasia popolana trasformò un gioco pubblico in un gioco a carattere familiare. Da allora il gioco della tombola si è tramandato nei secoli di famiglia in famiglia e, oggi, rappresenta uno dei principali passatempi durante le vacanze natalizie.

Vediamo qual è l’occorrente per giocare:

  • Il tabellone: lo utilizza colui che “chiama” i numeri. Su di esso sono riportati tutti i numeri da 1 a 90
  • 90 numeri: di solito incisi su piccoli cilindretti in legno. Ad ogni numero corrisponde un’immagine ben precisa della smorfia napoletana, e va annunciata subito dopo il numero. (Esempio: “23, o scem!”) 
  • Il “panariello”: cestino di vimini necessario per mescolare i numeri. Una volta aveva la forma del tombolo e si dice il nome del gioco provenga proprio da questo termine. “Tombolare” significa infatti “mescolare” i numeri nel paniere
  • Le cartelle: ogni giocatore può acquistare una o più cartelle. Sono spesso di cartoncino e su di esse sono disegnati i numeri
  • I gusci di frutta secca: in alternativa fagioli, ceci, lenticchie o pasta. Servono per “coprire” i numeri che vengono chiamati e che si hanno sulla cartella.

All’inizio del gioco si stabilisce il costo delle cartelle e quello, conseguente, del tabellone. Il ricavato della vendita corrisponde al monte premi che viene suddiviso in varie vincite, in ordine crescente: l’ambo (vinto dal primo giocatore che copre una coppia di numeri sulla stessa riga), il terno (tre numeri sulla stessa riga), la quaterna (quattro numeri sulla stessa riga) e la cinquina o quintina (tutti e cinque i numeri della riga). Lo scopo del gioco è quello di fare tombola (che corrisponde alla vincita maggiore), ovvero arrivare per primi a coprire tutti i numeri presenti su una delle proprie cartelle. Nelle versioni meno conosciute c’è anche la decina o il “rampazzo” (due righe coperte), o il tombolino, ovvero il secondo, in ordine di tempo, a fare tombola.

Molto famosa a Napoli è anche la tombola dei “femminielli" tipica dei "bassi" dei quartieri popolari della città. Vi possono partecipare solo donne e femminelli, gli uomini possono assistervi solo fuori dalla porta. Colui che chiama i numeri è detto il “femmenèlla”, il portatore di buona fortuna (‘ciorta). A volte il numero non viene nominato palesemente, ma viene pronunciato il suo significato corrispodente basato sulla smorfia napoletana. Ad ogni numero estratto il suo significato viene concatenato con quello dei numeri successivi, creando storie sempre diverse, nate dalla fantasia dei giocatori. I numeri vengono chiamati facendo battute sboccate ed allusioni sessuali. Ad esempio “Comme ‘avuote e comme ‘o ggire, sempe sissantanove è” (“come lo volti o come lo giri sempre sessantanove è”). Una versione alternativa alla “tombola dei femminelli” è la "tombola Vajassa", che è la spettacolarizzazione della tombola classica. A questa versione possono partecipare anche uomini e bambini, il linguaggio utilizzato è sempre fantasioso e colorito, ma molto meno volgare.

Ciascun numero della Tombola fa riferimento a credenze ancestrali, alla cultura locale oltre che alla vita in generale. Sono frequenti le allegorie che fanno riferimento al sesso, perchè molti riti antichi erano consacrati alla divinità della fecondità. L'origine del significato dei numeri non è sempre nota; è evidente che la donna è molto più presente dell'uomo, in quanto in origine la società campana era matriarcale. Vediamo l'elenco completo di tutti i significati:

  1. L'Italia
  2. A criatura (il bimbo) 
  3. 'A jatta (il gatto) 
  4. 'O puorco (il maiale) 
  5. 'A mano (la mano)
  6. Chella che guarda 'nterra (organo sessuale femminile) 
  7. 'A scuppetta (il fucile)
  8. 'A maronna (la madonna)
  9. 'A figliata (la prole) 
  10. 'E fasule (i fagioli) 
  11. 'E surice (i topi) 
  12. 'E surdate (i soldati) 
  13. Sant'Antonio
  14. 'O mbriaco (l'ubriaco) 
  15. ' O guaglione (il ragazzo) 
  16. 'O culo (il deretano) 
  17. 'A disgrazia (la disgrazia) 
  18. 'O sanghe (il sangue) 
  19. ' A resata (la risata) 
  20. 'A festa (la festa) 
  21. 'A femmena annura (la donna nuda) 
  22. 'O pazzo (il pazzo) 
  23. 'O scemo (lo scemo) 
  24. 'E gguardie (le guardie) 
  25. Natale
  26. Nanninella (diminuitivo del nome Anna)
  27. ' O cantero (il vaso da notte) 
  28. 'E zzizze (il seno) 
  29. 'O pate d''e criature (organo sessuale maschile)
  30. 'E palle d''o tenente (le palle del tenente, riferito all'organo sessuale maschile)
  31. 'O padrone ' e casa (il proprietario di casa) 
  32. 'O capitone (il capitone) 
  33. L'anne ' e Cristo (gli anni di Cristo) 
  34. 'A capa (la testa) 
  35. L'aucielluzzo (l'uccellino) 
  36. ' E castagnelle (sorta di petardi) 
  37. 'O monaco (il frate) 
  38. 'E mmazzate (le botte)
  39. 'A funa 'nganna (la corda al collo)
  40. 'A paposcia (ernia inguinale) 
  41. 'O curtiello (il coltello) 
  42. 'O ccafè (il caffè) 
  43. 'Onna pereta affacciata 'o balcone (una donna volgare affacciata al balcone) 
  44. 'E ccancelle (il carcere) 
  45. 'O vino (il vino) 
  46. 'E denare (i denari) 
  47. 'O muorto (il morto)
  48. 'O muorto che parla (il morto che parla)
  49. 'O piezzo ' e carne (il pezzo di carne) 
  50. 'O ppane (il pane) 
  51. 'O ciardino (il giardino)
  52. 'A mamma (la mamma)
  53. 'O viecchio (il vecchio) 
  54. 'O cappiello (il cappello) 
  55. 'A museca (la musica) 
  56. 'A caruta (la caduta) 
  57. 'O scartellato (il gobbo) 
  58. 'O paccotto (l'imbroglio) 
  59. 'E pile (i peli) 
  60. 'O lament (il lamento) 
  61.  'O cacciatore (il cacciatore) 
  62. 'O muorto accis (il morto ammazzato)
  63. 'A sposa (la sposa) 
  64. 'A sciammeria (la marsina)
  65. 'O chianto (il pianto) 
  66. 'E ddoie zetelle (le due zitelle) 
  67. 'O totano int''a chitarra (il totano nella chitarra)
  68. 'A zuppa cotta (la zuppa cotta)
  69. Sott'e'ncoppo (sottosopra) 
  70. 'O palazzo (il palazzo)
  71. L'ommo 'e merda (l'uomo senza princìpi) 
  72.  'A meraviglia (la meraviglia) 
  73.  'O spitale (l'ospedale) 
  74. 'A rotta (la grotta)
  75. Pullecenella (Pulcinella) 
  76. 'A funtana (la fontana) 
  77. 'E diavule (i diavoli) 
  78. 'A bella figliola (la bella ragazza) 
  79. 'O mariuolo (il ladro) 
  80. 'A vocca (la bocca)
  81. 'E sciure (i fiori) 
  82. 'A tavula 'mbandita (la tavola imbandita)
  83. 'O maletiempo (il maltempo) 
  84. 'A cchiesa (la chiesa) 
  85. L'aneme 'o priatorio (le anime del purgatorio)
  86. 'A puteca (il negozio) 
  87. 'E perucchie (i pidocchi)
  88. 'E casecavalle (i caciocavalli) 
  89. 'A vecchia (la vecchia)
  90.  'A paura (la paura)
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