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Cultura

The Coltrane Suite and Other Impressions

Il nuovo doppio cd del pianista, polistrumentista, compositore e arrangiatore, Adriano Clemente

Il pianista, polistrumentista, compositore e arrangiatore Adriano Clemente, salentino d’origine e napoletano d’adozione, dopo “The Mingus Suite” (2016), ritratto jazz in sette movimenti ispirati dalla musica di Charles Mingus, e le composizioni originali tra stili e tradizioni della musica cubana e latin di “Havana Blue” (2017) e “Cuban Fires” (2018), ha pubblicato con Dodici Lune, edizioni discografiche & musicali “The Coltrane suite and Other Impressions” (distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store on line da Believe Digital).

Il doppio cd propone ben venticinque composizioni originali scritte e arrangiate da Clemente, che suona piano, tromba, arpa, kundi, kalimba, balafon, flauto, shawm, sax soprano/alto, bowed cümbüs, affiancato nelle registrazioni dal suo The Akashmani Ensemble. La rodata formazione nata nel 2011, che comprende Marco Guidolotti (sax baritono/tenore, clarinetto, clarinetto basso), Daniele Tittarelli (sax alto), Antonello Sorrentino (tromba), Massimo Pirone (trombone, trombone basso), Ettore Carucci (piano) e Francesco Pierotti (contrabbasso), è impreziosita dalla presenza di due grandi musicisti statunitensi. Al sax tenore c’è infatti David Murray, artista che dagli anni ’70 in poi ha collaborato con Fred Hopkins, James Newton, Stanley Crouch,  John Hicks, Hugh Ragin, Jack DeJohnette, Henry Threadgill, Olu Dara, Butch Morris, McCoy Tyner, Ed Blackwell, Steve McCall, solo per fare qualche nome, tra i fondatori del World Saxophone Quartet con Oliver Lake, Julius Hemphill e Hamiet Bluiett, è stato nominato nel 1980 “musicista del decennio” da The Village Voice e nel 1989 ha vinto un Grammy Award nella categoria “miglior interpretazione jazz strumentale di gruppo”. Alla batteria si siede invece Hamid Drake, un grande strumentista che riesce a trasmettere in modo autentico le caratteristiche poliritmiche del drumming africano e vanta collaborazioni con Don Cherry, Borah Bergman, Peter Brotzmann, William Parker, Toshinori Kondo, Marylin Crispell, Pierre Dørge, Georg Gräwe, Herbie Hancock, Misha Mengelberg, Pharoah Sanders, Wayne Shorter, Malachi Thompson, David Murray, Archie Shepp, Bill Laswell, Nicole Mitchell, Michel Portal e, in Italia, al fianco di Pasquale Mirra, Antonello Salis, Paolo Angeli. Ospiti in alcuni brani anche Fabrizio Aiello (congas), Alessio Buccella (piano), Michelangelo Scandroglio (contrabbasso), Michele Lanzini (violoncello), Michele Makarovic (tromba).

The Coltrane suite and other impressions

“Chi conosce la mia Mingus Suite (Dodicilune 2016) troverà un parallelo in questo nuovo progetto dedicato a John Coltrane (1926-1967), uno dei giganti del jazz moderno, in quanto anche questa è un’opera musicale che vuole raccontare una storia come se fosse un film per le orecchie”. Nelle note di copertina di A Love Supreme, Coltrane scrisse: “Durante l’anno 1957, per grazia di Dio, ho sperimentato un risveglio spirituale che mi avrebbe portato a una vita più ricca, piena e produttiva. A quel tempo, in segno di gratitudine, chiesi umilmente che mi venissero dati i mezzi e il privilegio di rendere felici gli altri attraverso la musica”. In un’intervista ha anche dichiarato: “Voglio essere una forza per il bene reale. In altre parole, so che ci sono forze cattive, forze che portano sofferenza agli altri e miseria al mondo, ma io voglio essere la forza opposta. Voglio essere la forza che è veramente per il bene”. La Coltrane Suite ritrae il risveglio spirituale di Coltrane nel 1957, un punto di svolta che cambiò la sua vita per i restanti dieci anni prima della sua prematura scomparsa e che ispirò il suo impegno a dedicare la sua musica alla promozione dei valori spirituali negli esseri umani. La suite è un viaggio immaginario nel flusso mentale dell’artista, a partire dalla Madre Africa come sfondo della sua eredità, per poi proseguire con le varie fasi della sua invocazione di libertà dalla sofferenza, il suo risveglio, la sua predicazione attraverso il corno, la sua ascesa verso una dimensione serena e la santità del suo essere musicale. Ho iniziato a scrivere queste composizioni intorno al 2013 per il mio Akashmani Ensemble, e all’inizio avevo solo un brano, intitolato Saint John, che poi è diventato Preach on my Horn. Poi ho avuto l’idea di assemblare altre composizioni e scrivere nuova musica per preparare una suite dedicata al risveglio spirituale di Coltrane. L’ultimo pezzo, All Praise, è stato scritto poche settimane prima della sessione di registrazione. Per quanto riguarda il personaggio principale di Coltrane, cercavo una voce che potesse portare con sé l’intera tradizione del sassofono jazz e che avesse un suono grande e vibrante. Nella primavera del 2021, nell’ultima fase del blocco, ho saputo che la grande leggenda del sax tenore David Murray era in viaggio in Italia con sua moglie Francesca, e quando l’ho contattato per proporgli la nostra collaborazione ha subito risposto positivamente. Il modo in cui ha interpretato la mia musica e i profondi livelli di espressione che ha raggiunto attraverso il suo corno sono a dir poco meravigliosi. Hamid Drake è un grande batterista che riesce a trasmettere in modo autentico le caratteristiche poliritmiche del drumming africano. Ho pensato a lui come al musicista giusto per questo progetto fin dall’inizio. David Murray e Hamid Drake sono due musicisti eccezionali che ammiro molto per il loro contributo alla registrazione. Sono grato a entrambi. Il resto dei musicisti sono tutti abili jazzisti italiani e, come nel caso della Mingus Suite, l’organizzazione del gruppo è stata in gran parte merito della guida di Marco Guidolotti. Il secondo CD, Other Impressions, contiene varie composizioni ispirate da altri eventi e circostanze. La maggior parte di esse risale a una decina di anni fa, tranne Havanera, Afghan Child e Frenzy Clouds, che sono state scritte pochi giorni prima della sessione di registrazione. Dopo la sessione di registrazione a Roma nel settembre 2021, ho iniziato a lavorare sull’editing del materiale insieme a Piero Lanza, e poi ho deciso di arricchire le trame musicali invitando nuovi musicisti e sovraincidendo altre parti alla registrazione originale. Ho suonato io stesso molti strumenti, tra cui la mia amata arpa venezuelana, allo stesso scopo. lo stesso scopo. Tre brani sono stati eseguiti a cappella con il sax alto“, spiega Adriano Clemente.

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