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Foto di Chiara Di Martino

Foto di Chiara Di Martino

Il Bellini, risorto dalle ceneri del vecchio teatro

Aperto nel 1864, distrutto da un incendio e ricostruito nel 1871, tra gli anni Sessanta e Ottanta nel 1900, prima del rilancio, divenne un cinema di terz'ordine

Ha vissuto una storia altalenante da quando fu fondato nel 1864: il Teatro Bellini, oggi uno dei più attivi e importanti della città, ha attraverso fortune alterne nel corso della sua storia. Un detto napoletano riferisce : “'O San Carlo p' 'a grandezza, 'o Bellini p' 'a bbellezza” (in italiano: Il San Carlo per la grandezza, il Bellini per la bellezza”. Perché in effetti è davvero bello lo stabile che oggi si trova in via Conte di Ruvo, a un passo dall’Accademia di Belle Arti e due dal Conservatorio di San Pietro a Majella. Nel 1864 l'avvocato napoletano barone Nicola Lacapra Sabelli commissionò all'architetto Carlo Sorgente la realizzazione di un teatro dedicato al musicista catanese - che a Napoli aveva studiato e prodotto alcune delle sue opere più belle - nell'attuale via Vincenzo Bellini, quindi molto più vicino a piazza Dante rispetto all’attuale collocazione.

Il progetto fu approvato nell’ambito della cosiddetta bonifica delle Fosse del Grano, un piano di ristrutturazione urbanistica della zona comprendente il Museo Nazionale, Port'Alba e il Conservatorio di San Pietro a Majella. Fu realizzato un teatrino a pianta circolare, con un solo ordine di palchetti e due ordini a loggia continua, capace di ospitare 1200 spettatori e il suo primo spettacolo fu l'esibizione del Circo Guillaume (della famiglia di Tontolini), e fino al 1869 ospitò soprattutto spettacoli circensi ed equestri e qualche rappresentazione lirica.

Nell'aprile di quell’anno, il “Vecchio Bellini” fu distrutto da un incendio che ne lasciò in piedi le sole mura esterne. Il “Nuovo Bellini”, che avrebbe dovuto ospitare principalmente opere liriche, fu riprogettato in via Conte di Ruvo e l’architetto Sorgente fu incaricato di ristrutturarlo ispirando all'Opéra-Comique di Parigi. Fu cambiata anche la struttura: la pianta del teatro divenne a ferro di cavallo, con cinque ordini di palchi e un ordine a loggia continua, decorazioni di Giovanni Ponticelli, Pasquale Di Criscito e Vincenzo Paliotti, e il ritratto a olio di Vincenzo Bellini di Vincenzo Migliaro. La seconda inaugurazione porta la data del 1878.

Nel dopoguerra andò incontro ad un inesorabile declino: nel 1962 , dopo l’ultimo spettacolo rappresentato (un Masaniello con Nino Taranto) fu abbandonata la sua funzione originaria e fu trasformato in un cinema di terz’ordine e poi chiuso. Ma il Bellini era scritto nella storia della città, così nel 1986 fu acquisito dal maestro Tato Russo, che ne fece la sede della propria compagnia nell'intento di riportarlo agli antichi fasti. Terza inaugurazione, dunque, nel 1988, con la rappresentazione de L'Opera da tre soldi di Bertolt Brecht. 

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