L'importanza della Street art tra risvolti giuridici ed economici

L'avvocato Marinella Di Martino sul fenomeno artistico che sta prendendo sempre più piede anche a Napoli

La Street art è un fenomeno sempre più crescente e diffuso, emergente ormai anche nel nostro sistema economico. Si parla spesso di opere su commissione, “su progetto” da parte delle autorità locali e dei Comuni, che spesso fa torcere il naso a coloro che propendono per una esecuzione dell’opera in maniera spontanea, esaltandone tale peculiarità. La nostra è una economia di scambio, lo è sempre stata e lo sarà. Il fatto di essere monetizzata o meno, l’avere quotazioni d’asta o spazi nelle gallerie, non cambia questo fatto. Non è un fenomeno insolito ed isolato quello in cui ci si imbatte, passeggiando lungo le strade delle nostre città, in un’opera di Street artist completamente coperta e quindi protetta da una teca in plexiglass. Commercianti, imprenditori, semplici appassionati di questa forma d’arte o simpatizzanti dell’autore stesso dell’opera si delineano quali moderne figure di mecenati. Tale fenomeno genera una ancor più “astuta” e geniale strategia di marketing nell’imprenditoria e nel commercio (ovviamente, supportata dall’apprezzamento dell’opera). L’atto di liberalità e quindi gratuito, viene posto in essere dal commerciante di turno, e che al contempo, gratifica l’autore dell’opera che viene così difesa da atti vandalici, da intemperie e tentativi di appropriazione della stessa mediante “distacco”. E’ evidente che va palesandosi un rapporto di scambio economico, seppur indirettamente, tra i soggetti. Una maniera “pacifica”, dunque, di rendere “un pò propria” l’opera.

Fenomeno ben diverso è il caso delle opere di Street art “staccate”. Orbene, il secondo comma dell’art. 2041 c.c. apre uno scenario altrettanto interessante sotto il profilo giuridico ma contrapposto a questo. La norma statuisce che: “Qualora l’arricchimento abbia per oggetto una cosa determinata, colui che l’ha ricevuta è tenuto a restituirla in natura, se sussiste al tempo della domanda”. Poster, stencils e murales sono staccabili dai muri, con una operazione non semplice, ma neanche impossibile senza rovinare la superficie sottostante e senza minacciare la stabilità dell’edificio. Una volta che un condominio o un condòmino stacchino l’opera, l’artista potrebbe tentare di intraprendere vie legali contestualmente alla richiesta di indennizzo ex primo comma, richiederne la restituzione ed il ripristino di eventuali danni arrecati, quegli stessi danni che, paradossalmente, non potrebbe richiedere se invece l’opera viene cancellata, coperta con la pittura o scrostata dalla parete. In via definitiva, la decisione è rimessa al condominio, che non ha chiesto né voluto l’opera e che ora deve decidere cosa farne. Si profilano due ipotesi: a) i condomini si oppongono alle richieste di (distacco e) restituzione dell’opera da parte dell’artista e i suoi aventi causa, decidono di distruggerla deliberando per i lavori di restauro e ripristino della facciata dell’edificio o confereriscono mandato all’Amministratore di procedere con una querela, anche contro ignoti; b) oppure valorizzano, direttamente o indirettamente, l’opera e se la staccano, rischiando però di doverla restituire all’artista e di pagargli un indennizzo. Sono entrambi scenari che possono essere favorevoli per l’artista. Nel secondo caso, l’artista può trarne guadagno e anche provare a riavere l’opera. Nel primo caso, l’opera resta in strada, esposta alle intemperie, imbrattamento, rischi che lo street artist ben conosce e accetta. Queste ultime due ipotesi danno luogo a contenziosi giuridici….azioni legali, mentre con l’apposizione della teca, si delinea una volontà del soggetto privato di “accudire” l’opera. In caso di mancato gradimento da parte dell’artista, il tutto andrebbe risolto mediante una semplice rimozione della teca. Soltanto un approccio legalistico potrà contemperare i guasti di una visione solo economica, commerciale della Street art che è già diventata una forma d’arte giuridicamente rilevante.

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