Mercoledì, 20 Ottobre 2021
Cultura

La storia di Sebeto e Megaride: il "fiume innamorato" nella leggenda greca

Il mito narra del triste esito della loro storia d'amore. Un tragico evento trasformò Megara in uno scoglio (Megaride) e Sebeto nel fiume che corre verso il mare

Napoli e l’acqua hanno da sempre un legame misterioso alimentato non solo dal mare che bagna la citta' ma anche dai suoi corsi di acqua interni. Tanto tempo fa Partenope era attraversata da un fiume di nome Sebeto che scomparve misteriosamente intorno al XIV secolo. Il Sebeto, scendeva dal monte Somma e attraversava le campagne di Casalnuovo, Volla, Ponticelli per poi dividersi a Napoli in due rami, uno sfociante al Ponte della Maddalena, l’altro alle falde della collina di Pizzofalcone, nei pressi dell’isolotto di Megaride, dove nacque il primo porto di Partenope. Il fiume aveva le sue sorgenti alle falde del Vesuvio. Con il passare del tempo subì varie modifiche nel suo percorso, dovute alle eruzioni del Vesuvio e ai movimenti tellurici. Poco si conosce della sua storia, l’unica cosa certa è che i napoletani gli dedicarono un culto: a testimoniarlo è un’epigrafe, rinvenuta presso la Porta del Mercato durante i lavori di scavo nelle mura della città, raffigurante un tempietto in onore dell’antico dio Sebeto. Su quest’epigrafe, si leggeva: "P. Mevius Eufychus aedicolam restituit Sebetho", cioè "P. Mevio Eutico ha riconsacrato un sacello al Sebeto". Il fiume deve la sua fama anche alle celebrazioni di alcuni poeti come Giunio Columella, Papinio Stazio, e Virgilio che ce lo ha tramandato con il nome di “Sebthide Ninpha” nel VII libro dell’Eneide.

Originariamente questo fiume era chiamato Rubeolo, solo a partire dall’Umanesimo, per intervento di Boccaccio, Pontano e Sannazzaro, il nome venne sostituito da Sebeto. Numerose sono le leggende che raccontano la sua origine. Un mito affascinante spiega con una piccola storiella il forte legame che c'è tra gli uomini e le forze della natura. Secondo questa leggenda Vesevo e Sebeto si incontravano sulla spiaggia per scontrarsi, il primo sputando torrenti di fuoco, l’altro frantumando sassi e trascinandoli in mare. Quando sfiniti dalla battaglia, i due giganti si riposavano, fioriva la vita su quello che era stato il loro campo di battaglia. Nell’alternarsi di queste fasi si insediarono allora i primi coloni. Questi primi abitanti onoravano e rispettavano le due divinità, vivendo come spettatori delle loro lotte per conquistare la bellissima ninfa Leucopetra, figlia di Nettuno. Solo con il passare dei secoli, a seguito dell’interramento di Sebeto e del lungo silenzio di Vesevo, la memoria della loro presenza andò scomparendo.

Un’altra leggenda narra, invece, del grande amore tra Sebeto, ricco signore che abitava in una lussuosa residenza in una campagna vicino Napoli, e la sua bellissima moglie Megara. Un giorno la fanciulla decise di voler navigare il Golfo di Napoli a bordo di una feluca. Così raggiunse, insieme all’equipaggio, la riva Platamonia (da cui Chiatamone) dove il mare è sempre molto mosso. Ad un certo punto la feluca si capovolse, Megara cadde in mare ed annegò trasformandosi nello scoglio di Megaride, dove oggi sorge Castel dell’Ovo. Quando Sebeto apprese la notizia impazzì dalla disperazione e si sciolse in un pianto lunghissimo ed inconsolabile. Si disfece così in un corso d’acqua, divenendo il fiume che correva verso il mare dove Megara era morta e dove ora esisteva come scoglio. Malgrado il triste esito della loro storia d'amore, i due coniugi riuscirono ugualmente a restare insieme, non più come esseri umani ma come elementi naturali. La donna era lo scoglio, la meta che Sebeto agognava di raggiungere. L’uomo invece, divenne il fiume che correva verso di lei. Quel mare, da teatro tragico, divenne l’unico luogo dov’era possibile abbracciarsi ancora.

Ancor’oggi la città conserva gelosamente nella propria architettura e nei simboli religiosi i resti del glorioso passato di questo fiume la cui storia si perde tra mito e realtà. A pochi passi da Santa Maria del Porto, presso il Largo Sermoneta, si trova la Fontana del Sebeto che rappresenta allegoricamente il mitico fiume che accarezzava Neapolis. Fu il vicerè Fonseca a volerla nel 1635, affidandone il progetto all’architetto Cosimo Fanzago. Il Sebeto viene rappresentato come un vecchio dalla barba fluente in posizione adagiata su una conchiglia tra due obelischi. Affiancate figurano le sculture di due tritoni portatori delle buccine (piccoli vasi) da cui sgorga l’acqua. In alto, sull’arco, inoltre, vi sono una lapide e gli stemmi di vicerè, città e re.

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