Domenica, 17 Ottobre 2021
Cultura

Simona Tabasco, dai Bastardi di Pizzofalcone a Luna Park: nuova serie tv per l'attrice napoletana

In un'intervista ci racconta di Luna Park, la nuova serie Netflix di cui è protagonista. Una storia di misteri e intrecci familiari ambientata negli anni ‘60. Insieme a lei un nutrito esercito di talentuosi attori under 30 tra cui Alessio Lapice

È giovane Simona Tabasco, eppure, alle spalle, ha già ruoli iconici entrati nell’immaginario del grande pubblico: la bizzarra e naif Nunzia in E’ arrivata la felicità e, ovviamente, Alex Di Nardo, l’agente di polizia tosta e appassionata di armi ne I Bastardi di Pizzofalcone, attualmente in onda su Rai1 con un soddisfacente esito degli ascolti. Personaggi che l’hanno resa popolare permettendole di farsi le ossa in produzioni importanti che hanno messo in luce il suo talento, inserendola di diritto tra la nuova generazione di attori under 30 che si sta imponendo nel cinema e nella serialità.

Dalla Napoli de I Bastardi di Pizzofalcone agli anni ‘60 di Luna Park

Nata a Napoli nel 1994, Simona Tabasco è aperta a tutte le possibilità che la vita può offrire quando si hanno 27 anni dove, però, formarsi e crescere come attrice con ruoli che lasciano un segno resta al primo posto.

E’ orgogliosa che la sua Alex Di Nardo sia diventata un simbolo portando un personaggio omosessuale che lotta per essere libera in prima serata in una rete generalista come Rai1: “mi hanno scritto molte ragazze che si sono riviste in Alex. Ho ricevuto lettere anche commoventi in cui mi dicono che ora avranno il coraggio di affrontare le proprie paure e i propri genitori”.

Mentre è impegnata nella lavorazione della nuova stagione di DOC- Nelle tue mani, in questi giorni è stata lanciata su Netflix Luna Park, la serie tv in 6 episodi prodotta da Fandango in cui Tabasco è protagonista insieme ad Alessio Lapice noto per le interpretazioni in Il primo Re e Imma Tataranni, Guglielmo Poggi da Smetto quando voglio e Il tuttofare, Lia Grieco ed Edoardo Coen.

Loro cinque tengono in piedi una storia di mistero e intrecci familiari in cui sono protagoniste due famiglie che non potrebbero essere più diverse: i Marini, una famiglia di giostrai che hanno creato dal nulla un Luna Park e i Gabrielli una ricca famiglia appartenente alla Roma bene, da sfondo c’è l’Italia de La Dolce Vita nel pieno del boom economico del 1962.

Simona Tabasco è Nora Marini, un’altra donna libera e volitiva, figlia del fondatore del Luna Park: “Dopo essere cresciuta in giro per il mondo Nora si è fermata a Roma con la sua famiglia di circensi. Qui hanno costruito il loro Luna Park dove la ragazza passa molto tempo e quando ne esce ruba portafogli, più per divertimento che per bisogno. Ma quando incontrerà per caso Rosa e Simone capirà che la ricchezza è solo un mondo in cui lei non è cresciuta e che non ha mai desiderato” racconta Tabasco parlando del suo personaggio che è al centro della vicenda ideata e scritta da Isabella Aguilar.

L’incontro di Nora con la dolce e sensibile Rosa Gabrielli, la debuttante Lia Grieco. La loro conoscenza fortuita che avviene sotto le luci magiche e rituali del Luna Park innescano una serie di eventi che avvicinano, loro malgrado, le due famiglie legate da un passato sconvolgente scoperto dalle due ragazze: Nora e Rosa sono sorelle separate apparentemente senza un motivo reale. Il loro bisogno di fare chiarezza porterà a galla una serie di segreti e intrighi che metteranno a confronto non solo generazioni diverse ma anche universi culturali e ideali opposti dove la Roma patinata di via Veneto si unisce ai colori e alla ventata di freschezza degli affascinanti anni ‘60, con la voglia dei ragazzi di cambiare il mondo e di emanciparsi dai genitori inseguendo un fermento culturale forse poco ortodosso per quell’epoca dove il consumismo di quell’irripetibile stagione d’oro per l’Italia va di pari passo alle speculazioni edilizie contrapposti agli ideali di un comunismo ormai sbiadito.

Capire lo spirito di quel periodo storico per costruire al meglio i loro personaggi ha richiesto un lavoro di forte ricerca fatto dai protagonisti. Per prepararsi alla cultura e agli atteggiamenti dei ragazzi che hanno vissuto gli anni ‘60, Simona Tabasco e Lia Grieco hanno visto molti film e letto di tutto.

A differenza di Rosa che è stata educata in un ambiente ovattato e non si è mai ribellata a niente, Nora è libera e non segue nessuno schema. Ha uno spiccato senso dell’umorismo e all’occorrenza sa mentire molto bene. E’ cresciuta in questa famiglia di giostrai dove non ci sono regole da seguire. Penso che il look generale della serie possa coinvolgere tanto i ragazzi sia per le musiche che per la scenografia” dice Simona.

Per il cast principale gli aspetti di quegli anni che sono piaciuti di più sono legati alla vitalità e all’energia che c’era in quei tempi e il modo di essere senza filtri che era presente nelle persone giovani in quegli anni.

Simona Tabasco è stata travolta dall’atmosfera respirata in quel decennio proprio per il coraggio di mettersi in gioco: “ In quegli anni c’era il potere e il coraggio di vivere la vita come la si desiderava. Oggi è come se fossimo divisi tra il vivere davvero la realtà e la vita che invece viviamo sui dispositivi elettronici. Mi sarebbe piaciuto vivere negli anni ‘60 perché si era totalmente immersi nel reale, cosa che noi abbiamo perso”.

Lontano da L’amica geniale

Se si pensa che potrebbero esserci suggestioni che fanno pensare a L’amica geniale si è fuori strada come ribadisce Isabella Aguilar, anzi, secondo lei nel rapporto tra Nora e Rosa ci sono più riferimenti a Frozen che alla saga letteraria di Elena Ferrante. I personaggi creati dalla Aguilar non hanno nulla in comune con quelli della Ferrante,scegliendo una chiave ironica e divertente per raccontare la Roma di quel periodo dove i fantasmi e le ferite della guerra fanno sempre capolino.

Luna Park ha il sapore vintage dell’immaginario degli anni ‘60 ma è stata scritta pensando all’oggi, costruendo un gioco di rimandi e conflitti generazionali in cui molti si ritroveranno.

I colori e la musica di quel decennio si alternano ai suoni contemporanei dove la speranza e il desiderio di ricominciare appartengono al nostro presente e all’agognato nuovo inizio che ci sarà quando si uscirà dalla Pandemia.

A tutti loro ha colpito la voglia che c’era di buttarsi alle spalle la II guerra mondiale, silenziare con le luci delle giostre, il twist e le note di Tintarella di Luna quegli anni terribili. “C’era una fame di vivere che non è distante da oggi dove abbiamo condiviso anche gli stessi silenzi. Abbiamo dato silenzio alle imbarazzanti scoperte fatte durante le convivenze forzate rinchiusi in casa e la paura della malattia cose che abbiamo conosciuto negli ultimi due anni. Con le dovute differenze io ho trovato delle similitudini in questa smania di evadere” sostiene Guglielmo Poggi che nella serie interpreta Giggi il fratello scapestrato e viziato di Rosa che nel corso della serie diventa un popolare conduttore tv, un chiaro omaggio alla televisione fatta da Corrado e da Walter Chiari.

Luna Park ha tutti gli ingredienti per piacere a un pubblico trasversale, infatti, già si sta pensando alla seconda e terza stagione. E’ una favola al femminile dal ritmo veloce realizzata con un linguaggio moderno dove si contaminano i generi: dalla commedia all’italiana si passa alla spy story, dal boy-meets-girl romantico si va al romanzo di formazione vissuto da Nora che va di pari passo con quello di ogni personaggio della serie e, soprattutto, con l’ingenuità colorata e sognante con i varietà della tv in bianco e nero, gli attori o aspiranti tali di Cinecittà, i paparazzi che immortalano scandali e drammi.

Simona Tabasco incrocia le dita augurandosi che anche Luna Park entri nel cuore della gente come I Bastardi di Pizzofalcone e E’ arrivata la felicità, dove si è maggiormente formata come attrice: “Secondo me la serie si fa guardare, cattura completamente. Penso che abbia una specie di patina, ciò contribuisce a farla sembrare una fiaba. Tutto è visto attraverso gli occhi di due ragazze appena ventenni che forse potrebbero sembrare molto ingenui se li confrontiamo già con i 15enni di oggi”.

Una storia corale

Luna Park porta su Netflix una storia universale di amicizia, amore e segreti familiari. È un racconto corale con un caleidoscopio di personaggi.

Attorno ai cinque ragazzi protagonisti si muovono una galleria di attori che rappresentano la generazione precedente che incarnano anche le contraddizioni di quel tempo di ritrovato benessere. Nel cast fanno parte anche Tommaso Ragno che interpreta Antonio, il padre di Nora e fondatore del Luna Park che con profondo senso di giustizia e saggezza lo gestisce, Paolo Calabresi nel ruolo dello sbruffone e ricco costruttore Tullio padre di Rosa e Giggi. Ci sono poi i napoletanissimi Fabrizia Sacchi, che è la dolce e tenera Lucia la moglie di Tullio, e Gianfranco Gallo che veste i panni di Minnella un faccendiere senza scrupoli a caccia di spie sovietiche per conto dei servi segreti.

Napoletano è anche l’altro coprotagonista della serie, Alessio Lapice. Inserito nella lista di Forbes Italia dei trenta giovani leader del futuro under 30 nella sezione dell'intrattenimento, in Luna Park incarna l’idea che c’era nei giovani di quell’epoca di staccarsi totalmente dalla strada tracciata dai propri genitori, per trovare una propria identità.

Il suo Simone dà vita alla parte più in giallo della serie. Sogna di diventare un fotoreporter e di girare il mondo. I genitori non ne vogliono sapere di finanziare le sue ambizione e ha formato il suo carattere per spirito di contraddizione con quello dei suoi genitori fieramente comunisti. Anche per questo si innamora di Nora.

Questa serie tratta dei temi importanti dell’epoca ma ancora oggi presenti attraverso uno sguardo sincero e fresco. Può coinvolgere giovani e adulti perché c’è un elemento di mezzo che accomuna entrambi, la famiglia, con tutti i suoi misteri, le sue incongruenze e le sue debolezze. Inoltre, gli adulti si possono specchiare negli anni di quella bellissima Italia vissuta, che tanti di quella generazione ricordano con grande emozione e nostalgia, mentre i giovani si possono affacciare in un quadro raccontato e mai vissuto, attraverso le musiche, i costumi, gli intrecci delle storie e il fermento di un mondo che aveva tanta voglia di vivere, di crescere e di prendersi un po' di quello che gli era stato tolto dalla guerra una cosa in cui potrebbero riconoscere dato il momento dal quale veniamo sottolinea Lapice che ha da poco finito di girare la seconda stagione di Imma Tataranni “Noi cinque siamo stati fortunati. Mentre gli altri erano rinchiusi in casa in isolamento a fare del loro meglio nonostante la situazione, noi avevamo la possibilità di vederci, di stare insieme sul set per girare la serie facendo il nostro mestiere. E’ stato un regalo enorme realizzare un prodotto che permette di sognare e di stare insieme. Penso che ce ne sia bisogno”.

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