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Pierfrancesco Favino: “Tornare a Napoli è sempre un piacere, la conosco bene e la sento un po' mia”

Intervista all’attore che domani sarà a Napoli per presentare al pubblico il noir L’ultima notte di Amore insieme al regista Andrea Di Stefano. L’attore ci racconta del legame che ha con la città rinforzato dopo Nostalgia: “Non stupisce che Napoli stia ottenendo il successo che ha”

Pierfrancesco Favino è uno degli attori italiani più talentuosi e più apprezzati all’estero. Tutti lo sanno e potrebbe essere anche ridondante sottolinearlo, eppure è inevitabile farlo. Così come la sua autoironia e le sue doti da eclettico trasformista che travalica i generi si avvertono, sarebbero superflue parlarne. Non si possono non menzionare per sono figlie della sua sensibilità ed empatia, caratteristiche che ha non solo con i personaggi a cui approccia dopo quel rinomato studio in cui lui stesso non si è risparmiato dal prendersi in giro nell’episodio di Call my agent-Italia, ma anche con le persone che incontra che sia su un red carpet o per caso in strada. Senza esitazione usa il suo essere celebre a servizio dell’industria del cinema italiano per sostenere chi è meno fortunato di lui.

Ha un garbo autentico perché è un uomo perbene. Così com’è un uomo perbene Franco Amore, il personaggio che interpreta in L’ultima notte di Amore, film diretto da Andrea Di Stefano che dopo essere stato al Festival di Berlino ha iniziato con successo il suo lancio nelle sale, tanto che nei primi giorni di programmazione già è tra i primi posti del box office.

E’ un noir nel senso più classico del termine, rigorosamente italiano come lo stesso Favino sottolinea quando lo raggiungiamo al telefono per parlare di questo film che presenterà domani sera al pubblico di Napoli al The Space Cinema alle ore 20.15e al Cinema Modernissimo alle ore 21.30 in occasione del tour di presentazione del film L’ULTIMA NOTTE DI AMORE che sta toccando molte città italiane.

Per Favino è un gradito ritorno venire a Napoli dopo Nostalgia di Mario Martone, esperienza che descrive come occasione di vita con un film girato a Milano proprio durante le prime consacrazioni di Nostalgia.

In attesa di vederlo ne Il Comandante di Edoardo De Angelis, la storia di L’ultima notte di Amore ha subito colpito Pierfrancesco Favino. Per certi, versi il suo Franco Amore è esemplare, un poliziotto che sceglie di andare in pensione anticipata dopo 35 anni di onorato e ligio servizio in Polizia. Non ha fatto carriera, perché ha dato priorità ai sentimenti. E’ un uomo profondamente onesto e, per questo, sottovalutato. Però, proprio durante quell’ultima notte di servizio si trova immischiato suo malgrado in qualcosa più grande di lui nell’affrontare un crimine insanguinato, dove si trova dinanzi a una scelta in cui rischia di mettere in pericolo tutto ciò che conta per lui: il lavoro da servitore dello Stato, il grande amore per la moglie Viviana (Linda Caridi), l’amicizia con il collega Dino (Francesco Di Leva).

Intervista a Pierfrancesco Favino

L’unica ambizione è di essere un uomo onesto” in questa frase finale sembra costruire tutto l’arco narrativo di Franco Amore. Quanto, questa frase può aver inciso nella costruzione del personaggio? E a renderlo profondamente empatico nei confronti degli spettatori?

“Un po' sì! Io penso che sia una cosa diffusa in buona parte delle persone. Ci sono tante persone nel nostro Paese che fanno fatica a tenere dritta la barra rispetto a quest’ambizione perché spesso subentrano delle dinamiche difficili, per cui la domanda che inevitabilmente sorge è: ‘Ma chi te lo fa fare?’. Penso che molte persone se la pongano. Franco è un uomo che viene manipolato per questo suo desiderio ma viene considerato un po' un fesso. Per rimanere fedele a quest’ambizione va incontro a qualcosa più grande di lui, forse non sa nemmeno se ha le energie per saperla affrontare. E’ sicuramente la spina dorsale di ciò che quest’uomo prova a inseguire ma anche di quello che gli altri pensano di lui”.

Sembra essere una prassi comune che chi insegue dei principi e prova avere un’onestà, anche intellettuale, venga considerato come un fesso, caratteristica consueta in tutti gli ambienti, anche nella vita privata. Questa dimensione umana è elemento basilare il L’ultima notte di Amore, nonostante sia un noir.

“Sì! Ha questa dimensione perché è un film profondamente italiano e di questo ne vado molto orgoglioso. Se ci pensi, gli eroi italiani del nostro cinema è quasi sempre stato questo, dal generale Della Rovere ai film con Alberto Sordi o Vittorio Gassman: sono sempre stati uomini comuni, a volte anche meschini, che magari scoprivano il loro eroismo inaspettatamente messi di fronte a eventi più grandi di loro. Però, l’eroe italiano nasce sconfitto. Se invece di Pierfrancesco Favino ci fosse stato Denzel Washington, non avresti avuto dubbi sul fatto che lui avrebbe saputo come maneggiare la cosa, mentre il fatto che ci sta Favino vuol dire che potrebbe anche essere sconfitto. Questo in un thriller come questo è una nota in più, ti fa stare sulle spine. Tu lo sai perfettamente che l’eroe americano ce la farà, invece l’eroe italiano può anche fallire e questo, è una molto più forte, perché nel film a Favino potrebbe prendergli male e se va male a lui di conseguenza va male a Franco Amore che incarna un uomo comunissimo, diventa più dura da digerire ".

Pierfrancesco Favino sul set di L'ultima notte di Amor

E’ un noir nel senso più classico del termine che effettivamente riesce a tenere le fila della suspance ma è un film che non ricalca e guarda a esempi esteri del genere. Una storia nostra ma al tempo stesso universale. Questo può aver contribuito a lanciarlo subito al secondo posto del box office in pochi giorni?

“Spero che sia un film che abbia una vita lunga. Io penso che le persone vogliano vedere dei film belli. Si sono stancate di vedere cose fatte tanto per essere fatte e io, anche da spettatore, non potrei che essere più d’accordo. Si sono rese conto che è un film di qualità. Poi credo anche nel passaparola che dica che valga la pena vederlo. Non si può imporre alla gente di andare al cinema. Non è un dovere, deve essere un piacere. Il cinema è un luogo dove si passano due ore con il desiderio di starci di più e non con la voglia che non veda l’ora che finisca. Alla fine, possiamo fare tutti i ragionamenti del mondo ma i film si dividono solo in due categorie: quelli belli e quelli brutti. Per cui se la gente esce dalle sale contenta per aver visto un buon film, non c’è soddisfazione più grande che io possa avere. Noi dobbiamo essere bravi a dare tutto quello che possiamo dare con il nostro talento mettendoci a disposizione perché quando le persone escono di casa devono essere soddisfatte di ciò che hanno visto. Se poi trovano un film italiano che li inorgoglisce, penso che siano anche più contente”

L’ultima notte di Amore è molto rivelato dai dettagli che potrebbero passare sottogamba eppure sono rivelatori e questo è il più grande colpo di teatro della sceneggiatura. L’umanità di un uomo come tanti, anzi, che in molti sottovalutano per essere semplicemente un uomo perbene.

“Giustamente, metti l’accento sull’aspetto centrale che è alla base di questo film: nasce da una grande sceneggiatura, scritta molto bene da Andrea Di Stefano, il quale ha diretto in maniera eccellente. C’è un cast composto da ottimi attori. Secondo me, ha tutti gli elementi per far dire alla fine ‘Che bel film che ho visto!’. La cosa che mi dispiace un po' è che questa cosa qui sia accompagnata dalla sorpresa o da quel pensiero brutto che non sembra un film italiano. Io sono orgoglioso che sia un film totalmente italiano, partendo dalla produzione fino a tutti quelli che ne hanno preso parte. Sicuramente un cosa che mi preme molto è ricostruire un rapporto di fiducia con il nostro pubblico. Ce n’è un grande bisogno. Quest’anno, alcuni film l’hanno fatto come La Stranezza o Le otto montagne e io sono felice che abbiano avuto successo. Perché tutto quello che può essere un toccasana per il cinema italiano va benissimo, anche se io non ci sono”.

Domani sarete a Napoli, ai cinema The Space e Modernissimo per presentare L’ultima notte di Amore al pubblico. Tornare a Napoli dopo Nostalgia, cosa significa?

“Io sono felicissimo! Napoli, la conosco bene da sempre, è una città che ho sempre frequentato sia per il teatro che per le amicizie che ho qui. E’ una città che sento un po' mia, forse anche per le mie origini sono del Sud. Ho tanti amici e tanti colleghi napoletani e, inoltre, molte persone che hanno collaborato a L’ultima notte di Amore sono partenopei. Infatti oltre al mio amico Francesco Di Leva anche tra la troupe ci sono lo scenografo Carmine Guarino e il montatore Giogiò Franchini. Per me tornare a Napoli è sempre un piacere, mi ci trovo meravigliosamente. Mi sono anche sentito accolto con calore. Ho un grande rispetto per la cultura napoletana, per il suo teatro, per la sua musica e il suo cinema. A me non stupisce che Napoli stia ottenendo il successo che ha. Poi quando fai la promozione per poco tempo non si la si può godere come si vorrebbe ma sono proprio felice quando si vengo.”

Di Leva, Favino, Martone sul set di Nostalgia Ph Mario Spada

Dopo averla vissuta ed esplorata per un film come Nostalgia cambia la percezione con la quale si guarda e si impara a conoscerla?

“Sì! Credo che in questo sia determinante anche le mie origini pugliesi per cui sempre avuto un rapporto sanguigno con il Sud. Ho avuto la fortuna di viverci anche per semplice piacere per cui ho avuto delle angolazioni della città non del semplice turista. Ho sempre avuto la gioia di trascorrerci del tempo. Per esempio, tutta una serie di pretestuosi luoghi comuni legati al pericolo io in questa città non li ho mai avvertiti”.

C’è una coincidenza proprio tra Nostalgia e L’Ultima notte di Amore. L’uno è ambientato a Napoli, al Rione Sanità, l’altro a Milano , due città che hanno una profonda connotazione nella storia tanto forse da fare da specchio alle nuance dei personaggi?

“Sono assolutamente d’accordo! Sono due personaggi dei film. E’ innegabile. Entrambe le pellicole, per le storie che raccontano, non potevano che essere ambientate in queste due città.”

Gli ultimi due anni sono stai incredibili per te. Di cosa vai più fiero di ciò che hai fatto negli ultimi sia come artista che come uomo?

“Potrebbe sembrare strano, ma sono contento di contribuire a fare in modo che l’attenzione che ho avuto anche all’estero rispetto ai nostri film possa aiutare a tenere alto il nome del nostro cinema. Questa è una cosa per la quale mi impegno. Sapere che film come Nostalgia vada agli EFA e sia stato in corsa per entrare nella cinquina degli Oscar e che, probabilmente, anche L’ultima notte di Amore abbia una distribuzione in Francia e che le critiche avute al Festival di Berlino siano state positive, mi fa piacere perché ci credo molto. Io ho scelto di vivere in Italia quando ho avuto l’occasione di non farlo e sono fiero di questo. Come uomo… ? Bé, sicuramente, il lavoro mi ha dato tanto, ma se c’è una cosa di cui sono contento è il rapporto che ho instaurato con il pubblico. Essere fermato dalle persone che ti ringraziano per le emozioni, è il premio più grande che puoi pensare di avere. Non è una cosa che penso mentre lavoro, però poi quando accade che le persone ti fermano avendo voglia di raccontare cosa hanno provato attraverso la storia in cui ho partecipato penso che ho fatto qualcosa di utile perché gli hai fatto passare un momento felice oppure, piuttosto, un momento di riflessione o emozionante grazie al lavoro che si è fatto sullo schermo o in teatro”.

Sicuramente, essere tra i principali promotori di portare il mestiere del cinema legato alle scuole è tra le cose di cui essere fieri, con la speranza che un’idea del genere possa prendere corpo coinvolgendo ancora di più le scuole della Campania...

“Ci sono delle realtà in Campania che si danno molto da fare. E’ una decisione che noi non possiamo che sottolineare, però, spetta a chi ha davvero la capacità di poterlo decidere. Certamente in questo periodo, soprattutto, in questi ultimi due anni, non possiamo sottovalutare ciò che sta succedendo ai nostri bambini e ragazzi. Sarebbe stupido non notare che il mezzo in cui loro vivono la realtà è il video e non mettere a loro disposizione la conoscenza di questo mezzo così che loro stessi possano rendersi conto anche di quanto possano essere truffati dal video, imparandolo a usare nella giusta maniera sarebbe un’occasione sprecata”.

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