Cultura

Paolo Sorrentino vince il Leone d’Argento a Venezia: “Guardate dove sono arrivato facendo i film con Servillo”

Con 'E’ stata la mano di Dio' conquista il festival in un’andata in cui il cinema napoletano è stato il più applaudito. Ritirando il Gran Premio della Giuria si commuove, ringrazia Maradona e Capuano. Premiato anche l’adattamento americano di Elena Ferrante

Sul red carpet delle cerimonia di chiusura sulle note di Fai Rumore di Diodato arriva Paolo Sorrentino, mano nella mano  alla moglie  e accompagnato dai suoi attori Toni Servillo e Filippo Scotti. Stavolta con E’ stata la mano di Dio ha fatto rumore, con quella storia della sua prima giovinezza Segnata dalla morte dei suoi genitori, e che, forse, se non ci fosse stata la voglia di vedere allo stadio una partita di Maradona sarebbe stato fatale anche per lui, infatti, Sorrentino arriva a percepire Maradona, un uomo già ammantato di divinità sul campo di calcio, come una forza che ha protetto la sua vita. Quando ha 16 anni, entrambi i suoi genitori muoiono all'improvviso e in modo del tutto inaspettato per avvelenamento da monossido di carbonio a causa di una fuga di gas nella casa di villeggiatura della famiglia.

Raccontare questo enorme dolore in un film, inizialmente, non era nei suoi piani: E’ stata la mano di Dio è stato scritto per i suoi figli per spiegare i suoi pregi e difetti e oggi lo portano a vincere il gran premio della giuria, il secondo premio più importante della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica . “Ho pensato che avrebbe potuto offrire loro la possibilità di capire non tanto il mio carattere quanto i miei difetti” spiega.

“La realtà è faticosa e il cinema aiuta ad alleviare la fatica della realtà" ha detto qualche giorno fa e, questa sera, Sorrentino è visibilmente emozionato forse anche più dell'oscar vinto per la grande bellezza: sarà perché è la sua storia dove la passione per il calcio e per il cinema sono stati salvifici portandolo a essere l'artista che nel giro di 20 anni ha vinto tutti i premi che esistono, sarà che è un riconoscimento importante che arriva da casa sua sollecitandolo ancora di pù a esplorare un nuovo scenario artistico, ma fatto Sorrentino oggi è autenticamente felice. E poi E’ stata la mano di Dio porta Sorrentino nella sua Napoli quella dove è nato e cresciuto

"Capita a volte di provare l'esigenza di registrare i ricordi, di fissarli da qualche parte ma con il passare del tempo, ho pensato che forse sarebbe stata una buona idea farne un film perché avrebbe potuto aiutarmi non tanto a risolvere i problemi che ho avuto nella vita, quanto ad osservarli da una posizione molto più vicina e a conoscerli meglio. Tutti i miei film sono nati da sentimenti che mi appassionavano, ma dopo averli realizzati quella passione è svanita; così ho pensato che se avessi fatto un film sui miei problemi, forse sarei anche riuscito a dimenticarli, almeno in parte” afferma che ieri ha vinto anche il Premio Pasinetti, assegnato dal Direttivo dei Giornalisti Cinematografici Sngci, come miglior film e come migliori attori a Servillo e Teresa Saponangelo.

Per tutti e, probabilmente anche per lui, E’ stata la mano di Dio rappresenta un’inversione a U nel cinema di Sorrentino e stringendo il Leone d’argento tra le mani dichiara non peccando di una dose di ironia: “Sono leggermente emozionato. Voglio ringraziare mia moglie Daniela che sono 20 anni che mi sopporta. I miei genitori e Maradona. E poi Toni Servillo. Molti chiedono perché faccio sempre i film con lui? Ma guardate dove sono arrivato facendo i film con Servillo”.

E’ commosso e non si aspetta da lui raccontando anche aneddoti sulle scene tagliate come quella del funerale dei genitori e ringrazia anche Antonio Capuano e il suo produttore storico. Questo film ha fatto venire fuori la parte migliore di lui, ha fatto venire fuori prima l’uomo poi l’artista. Il Leone d’argento era da anni che non era vinto da un film italiano ed è Sorrentino che lo riporta a casa, così come dal 2014 l'Italia non è candidata e non vince l'oscar e chissà che non spetti a è stata la mano di Dio a bissare anche agli Oscar 2022 e dopo la conquista di Venezia le probabilità che possa accadere sono alte.

Sorrentino se l’è vista contro competitor di tutto rispetto come Pedro Almodovar in concorso con Madres Paralelas a cui è andato la Coppa Volpi come miglior attrice a Penelope Cruz e con Jane Campion regista The Power of the Dog che invece ha vinto come miglior regista.

Anche a Filippo Scotti suo alter ego nel film va il premio a Marcello Mastroianni che va agli attori esordienti: “ Sono emozionato come quando Paolo mi ha scelto per essere lui nel film” commenta il giovane attore protagonista del film.

Napoli trionfa a Venezia 

Più che la vittoria del cinema italiano è la vittoria del cinema napoletano come conferma la presenza di Toni Servillo con altri due film: l’acclamato Ariaferma accanto a Silvio Orlando e con Qui rido io che ha scalato al box office. La visione sul teatro di Mario Martone attraverso la figura di Eduardo Scarpetta per molti avrebbe fatto meritare a Servillo la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile.

Una ritratto di gloria, di decadenza ed eccessi che fa comprendere chi fosse Scarpetta meglio di tanti libri e monografie di storia del teatro dove l’attore campano ha dato il meglio di sé.

I film prodotti e girati a Napoli sono stati i  più applauditi del festival e mettono Napoli nel cuore del cinema contemporaneo. Lo dimostra anche il film che chiude Venezia 78, “Il bambino nascosto” per la regia di Roberto Andò (direttore dello Stabile di Napoli) con Silvio Orlando, una storia che si svolge a Napoli, in pochi metri quadrati, quelli dell’appartamento in cui un maestro titolare della cattedra di pianoforte al Conservatorio San Pietro a Majella, un borghese che ha deciso di trasferirsi in un quartiere difficile di Napoli che nel film è Mater Dei - una scelta eccentrica compiuta per allontanarsi dalle proprie origini. Il maestro interpretato da Orlando tiene nascosto un bambino, figlio di un camorrista che non conosce e che si introduce in casa sua furtivamente. Pochi metri in cui si misura il senso profondo della vita e la possibilità di amare e di essere amati attraverso un rapporto filiale.

Ma un po’ di Napoli c'è anche nel premio per la miglior sceneggiatura andato all'attrice Maggie Gyllenhaal  che per il suo esordio alla regia porta The lost daughter adattamento del romanzo di Elena Ferrante La Figlia Oscura con Olivia Colman, che interpreta Leda, una docente universitaria di quarant’anni, improvvisamente costretta a confrontarsi con vecchie cicatrici, con la scelta compiuta in giovane età di abbandonare le proprie bambine, per seguire le proprie ambizioni e vocazioni.

“Quando ho letto il romanzo dei Elena Ferrante ho percepito le realtà segrete di essere donne del mondo, in genere siamo silenti. Con questo libro ho sentito un potere ancestrale e ho pensato che volevo vedere cosa sarebbe successo se portavo sullo schermo le verità nascoste di noi donne. In film è girato in Grecia ma in realtà è italiano”.

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