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Foto di Chiara Di Martino

Foto di Chiara Di Martino

Palazzo Reale, dai viceré spagnoli a Vittorio Emanuele III di Savoia (che qui nacque)

All’inizio del XIX secolo, per circa un decennio, ospitò anche i francesi Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat per poi diventare dimora dei piemontesi

Nessuno passa da Napoli senza ammirare la sua bellezza: Palazzo Reale è lì da secoli e ancora domina piazza del Plebiscito con la sua maestosità, affacciandosi anche su Via Acton e su piazza Trieste e Trento. Una sfarzosa residenza civile voluta dal viceré Fernando Ruiz de Castro, conte di Lemos, e della viceregina Caterina Zunica e Sandoval per il Re di Spagna Filippo III d’Asburgo. Per oltre 150 anni fu la residenza storica dei viceré spagnoli: solo per un decennio cambiò “bandiera”, quando all’inizio del XIX secolo ospitò i francesi Giuseppe Bonaparte e Gioacchino Murat, e, a seguito dell'Unità d'Italia, i Savoia. La storia del Palazzo testimonia dunque, più o meno indirettamente, l’antica contesa tra Spagnoli e Francesi sul Regno di Napoli. Nel 1919 Vittorio Emanuele III di Savoia – che nel palazzo era nato - lo consegnò al demanio statale e da allora è adibito principalmente a polo museale, in particolare gli Appartamenti Reali, ed è sede della biblioteca nazionale.

All’epoca, si trovava accanto al Palazzo Vicereale Vecchio, poi demolito (al suo posto fu creata l'attuale Piazza Trieste e Trento): Palazzo Reale fu progettato dall’architetto Domenico Fontana – in quella che, all’epoca, si chiamava Piazza San Luigi - secondo forme tardo rinascimentali con colonne e ornamenti classici in facciata, cortile centrale quadrato con portico a pian terreno e al primo piano loggia interna sui quattro lati. Nel corso del XVIII secolo fu ampliato con il belvedere del Giardino pensile e lo scalone d’onore.

Poi, quando Napoli divenne capitale di un regno autonomo, guidato da Carlo di Borbone, il Palazzo fu ulteriormente ampliato sul versante del mare e poi verso il Vesuvio. Le ultime trasformazioni avvennero al tempo di Ferdinando Il Borbone, tra il 1838 e il 1858: in seguito a un incendio sviluppatosi nelle stanze della Regina Madre, l’architetto Gaetano Genovese fu incaricato di un restauro generale nel gusto neoclassico. Nel corso di questi lavori gli appartamenti privati vennero spostati al secondo piano, mentre le sale al piano nobile furono riconvertite a scopo di rappresentanza. Tra i progettisti coinvolti nella lunga storia di Palazzo Reale, anche Luigi Vanvitelli e Ferdinando Sanfelice. Nel restauro che l’ha visto protagonista negli anni Cinquanta, furono ripristinati anche i parati in seta, realizzati originariamente a San Leucio, utilizzando gli stessi antichi telai del polo serico in provincia di Caserta.

L’Appartamento Reale comprende la Cappella e il Salone dei Vicerè sul lato est, la Sala Regia e quelle di Udienza sul lato della piazza, e gli appartamenti privati rivolti sul lato del mare. Fu decorato da Battistello Caracciolo e Belisario Corenzio con Storie della Casa di Spagna intitolate con iscrizioni in spagnolo.

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