A Viale Gramsci gli ultimi anni di E. A. Mario, autore di Tammurriata nera

Paroliere e compositore, è considerato tra i grandi della canzone napoletana: una targa al numero 30 ne ricorda la figura

Foto di Chiara Di Martino

Al numero 30 di viale Elena (oggi viale Gramsci) campeggia una targa. “Poeta geniale e fecondo interprete dell’anima napoletana”: il suo nome non è noto a tutti, ma le sue canzoni sì. Stiamo parlando di E. A. Mario, che nel palazzo a pochi metri da piazza Sannazaro ha vissuto i suoi ultimi giorni e che ha scritto canzoni come Tammurriata Nera, La leggenda del Piave (più volte invocata come inno nazionale al posto di ”Il canto degli Italiani”), Santa Lucia Luntana e Duie paravise. Paroliere e compositore, scriveva sia i testi sia la musica ed è considerato uno dei maggiori esponenti della canzone napoletana.

Il suo vero nome era Giuseppe Gaeta: E.A. Mario era uno pseudonimo che lui stesso scelse nel 1904. La prima lettera sembra derivare dal suo primo pseudonimo Ermes (o Ermete), la seconda fu scelta come segno di riconoscimento verso Alessandro Sacheri, giornalista e scrittore, suo amico fraterno, nonché caporedattore del giornale Il Lavoro di Genova, che gli pubblicò i primi lavori. Mario, infine, indicherebbe il patriota mazziniano Alberto Mario, suo idolo di gioventù; altri sostengono invece che Mario fosse lo pseudonimo con cui si firmava Maria Clarvy , poetessa polacca, direttrice del periodico Il Ventesimo.

Una delle sue canzoni più celebri – di cui compose la musica - è senza dubbio Tammurriata nera: lo spunto per questo capolavoro universale della canzone napoletana arrivò nel 1945 quando un suo fraterno amico, Edoardo Nicolardi, dirigente dell’ospedale Loreto Mare, gli raccontò di aver assistito a un insolito trambusto nel reparto maternità dove una ragazza aveva partorito un bambino di colore, concepito, con ogni probabilità, con un soldato durante l’occupazione americana. Fu proprio Nicolardi a scriverne il testo, poi musicato da E.A.Mario.

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L’appartamento al numero 30 di viale Gramsci fu il luogo dove E.A. Mario trascorse gli ultimi anni fino alla morte. Pochi mesi prima di lui anche la sua amata moglie morì, ma la circostanza gli fu nascosta dalle figlie per evitargli un aggravamento delle condizioni di salute, già molto severe. È stato raccontato che, non vedendola per molti giorni, capì cosa fosse accaduto e da quel momento non disse più una sola parola, fino al giorno della morte avvenuta in quello stesso palazzo il 24 giugno 1961. A lui è dedicata anche una targa posta (quando era ancora in vita) sulla scaletta del borgo Marinari, su cui sono incisi i versi di Santa Lucia Luntana, e porta il suo nome anche una strada nel quartiere Arenella.

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