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Foto di Chiara Di Martino

Foto di Chiara Di Martino

Palazzo Donn’Anna, a metà tra la terra e il mare di Posillipo

Sull'imponente struttura progettata dal Fanzago e rimasta incompiuta aleggiano ancora oggi numerose leggende

Rapisce lo sguardo di chi passa per la prima volta davanti a questo palazzo monumentale dall'aspetto diroccato che sembra l'inizio di un ponte verso le isole del golfo di Napoli, ma lo rapisce allo stesso modo anche in chi è passato davanti a Palazzo Donn'Anna mille volte. Edificio monumentale a metà tra la terra e il mare in via Posillipo, non distante da via Caracciolo, è un colpo d'occhio qualunque sia il punto da dove lo si guardi. Non a caso, è uno dei luoghi della città su cui sono proliferate più leggende. Una delle prime riguarda la regina Giovanna che avrebbe usato la dimora come alcova da vivere con i suoi tanti amanti, che poi provvedeva a far sparire gettandoli in mare. In realtà, non è neanche chiaro se si trattasse di Giovanna I d’Angiò, regina di Napoli nel Trecento, o di Giovanna II, la sorella del re Ladislao sepolto nella Chiesa di San Giovanni a Carbonara, giusto per sottolineare quanto tutti i luoghi di Napoli siano in realtà legati da un sottilissimo filo. Benedetto Croce smentisce il legame con entrambe le ipotesi, specificando che il nome del palazzo deriva in realtà da “Dognanna, ossia dona Ana, Anna Carafa".

Probabilmente, la grande quantità di leggende che insistono su quello che un tempo era chiamato “Palazzo della Sirena” è dovuta al suo aspetto tetro, effetto di una costruzione incompleta ma anche dei danneggiamenti perpetrati prima durante la rivolta di Masaniello, nel 1647, e poi dal violento terremoto del 1688. La nuova era di Palazzo Donn’Anna inizia con la ricostruzione, avviata alla fine del XV secolo su un edificio già esistente, “La Serena” di proprietà del marchese Dragonetto Bonifacio, e affidata da Anna Carafa, principessa di Stigliano e moglie del vicerè Ramiro Felipe Nunez de Gusman, a Cosimo Fanzago, che lo riprogettò in chiave barocca.

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