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Foto di Chiara Di Martino

Foto di Chiara Di Martino

Palazzo Calabritto, sede del Napoli dei tempi d’oro

In piazza dei Martiri l’edificio storico fu restaurato da Luigi Vanvitelli, l’architetto della Reggia di Caserta

Di fronte alla statua dei leoni, insieme a Palazzo Partanna completa il perimetro dell’elegante piazza dei Martiri: ha una storia particolarmente gloriosa – come molti degli edifici della zona – Palazzo Calabritto. Il terreno su cui sorge fu acquistato nel 1700 dalla famiglia francese Estouteville (italianizzati in Tuttavilla) che si stabilì a Napoli durante il regno d'Aragona: il loro potere crebbe a tal punto che grazie agli incarichi pubblici ottenuti furono insigniti del titolo di duchi di Calabritto. Il suolo fu acquistato dai monaci del vicino convento di Santa Maria a Cappella: il duca Vincenzo Tuttavilla diede il via al cantiere dopo aver destinato una parte della proprietà a pubblica via (l'attuale via Calabritto). Benché ancora incompiuta, la dimora in costruzione fece innamorare il re Carlo III di Borbone, che la acquistò per 34700 ducati. Trattandosi di un puro capriccio, il sovrano non si preoccupò di terminarne la costruzione finché, nel 1754, la famiglia Tuttavilla riuscì a rientrarne in possesso restituendo al re la somma pagata.

I lavori ripresero e la ristrutturazione di quell’epoca porta la firma di uno dei più grandi architetti del tempo, Luigi Vanvitelli, progettista – tra le tante opere – anche della Reggia di Caserta. La facciata fu ripristinata insieme ai due portali d’ingresso; quello che si apre sulla piazza si presenta fiancheggiato da due colonne scanalate e da altrettanti pilastri con capitelli ionici che sorreggono la lunga balconata del piano nobile. Le finestre alternano timpani triangolari e ad arco, a loro volta sormontati da alcuni oblò e dalle aperture dei piani superiori. Su via Calabritto, invece, il portale d’ingresso presenta una rosta a raggiera e due colonne che, prima del capitello, terminano con delle teste femminili con ghirlande. Luigi Vanvitelli intervenne anche all’interno dell’edificio, costruendo il cortile con doppio atrio e la scalinata che, dalla parte di piazza Vittoria, non segue il palazzo nella sua altezza, ma conduce ad un terrazzamento con vista sul golfo.

Nel corso dei secoli, oltre che dagli eredi dei duchi Calabritto il palazzo (frazionato e venduto parte ai Piscicelli e parte ai Caracciolo di Castagneto) è stato abitato da personaggi illustri quali Gioacchino Murat, i fratelli Florestano e Guglielmo Pepe ed i giuristi Alberto Marghieri e Bruno Gaeta. Tra gli “ospiti” gloriosi del Palazzo, anche la sede del Calcio Napoli negli anni d’oro, nella seconda metà degli anni Ottanta. In alcuni locali del palazzo sono state ospitate le cerimonie religiose della chiesa anglicana fino a quando i religiosi si spostarono in via Cappella Vecchia.

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