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Foto di Chiara Di Martino

Foto di Chiara Di Martino

L’obelisco di San Gennaro, il più antico della città

In piazza Sisto Riario Sforza, alle spalle del Duomo, il monumento alto 24 metri fu voluto a seguito dell'eruzione del Vesuvio del 1631

È la guglia più antica di Napoli e non poteva che rappresentare il suo patrono, San Gennaro. Si trova in un luogo celato ai percorsi classici della Napoli antica, se non fosse per la sua prossimità con il Pio Monte di Misericordia, la cui chiesa dalla pianta ottagonale contiene uno dei capolavori del Caravaggio, e con la reale cappella del Tesoro di san Gennaro, di cui, dietro l’obelisco, si intravede la cupola. Alto 24 metri, compare in tutta la sua imponenza percorrendo via Tribunali in direzione Forcella, quando la strada si allarga per fare spazio a piazza Sisto Riario Sforza (dal nome del Cardinale vissuto a Napoli nella prima metà dell’Ottocento).

La costruzione barocca, ad opera di Cosimo Fanzago, inizia intorno al 1637, data che lo rende il più antico dei tre grandi obelischi di Napoli (gli altri due sono quello dedicato a San Domenico, del 1658, nell’omonima piazza, e quello dell’Immacolata, in piazza del Gesù Nuovo, del 1746). Lo slargo in cui si trova era originariamente l'accesso laterale alla Cattedrale di Napoli (oggi chiuso: nel Duomo si entra dall’ingresso principale). L’obelisco fu eretto su commissione della Deputazione del Tesoro in ringraziamento per lo scampato pericolo durante l'eruzione del Vesuvio del 1631, che per 20 giorni mise sotto scacco la città dopo 130 anni di inattività. San Gennaro fu portato in processione di fronte alla lava e si narra che ne abbia fermato il corso con il gesto delle tre dita. L’obelisco è composto da una base con balaustra che ospita un ovale con l’iscrizione di dedica al Santo, chiuso in una cornice abbracciata da una statua della sirena Partenope. Subito sopra, una colonna chiusa alle due estremità da due blocchi di marmo cipollino.

Al di sopra del capitello è presente un blocco di marmo cipollino in forma di parallelepipedo, ai quattro lati del quale vi sono altrettante statue in forma di angioletti che mostrano verso il basso i simboli di San Gennaro: due ampolle, la mitra e la stola in bronzo, il libro in marmo e la penna in bronzo, e infine il pastorale in bronzo. In cima, la statua in bronzo opera di Tommaso Montani. La realizzazione dell’opera fu interrotta più volte – il 1600 fu un secolo particolarmente turbolento per la città, tra l’eruzione, la rivolta di Masaniello, un’epidemia di peste – e fu ultimata solo nel 1660.

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