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Musica napoletana e camorra: la lezione al Suor Orsola

Incontro degli studenti con l'esperto Marcello Ravveduto in uno dei seminari del professor Isaia Sales su arte e camorra

L'evoluzione della musica napoletana dall'Unità d'Italia fino ad arrivare ai giorni nostri. Questo ed altro è stato discusso nel corso del seminario su musica e mafia, tenuto dal professore Marcello Ravveduto e diretto dal collega Isaia Sales, all'università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Un viaggio nella storia delle tradizioni musicali partenopee che negli anni sono state specchio della società e delle marginalità sociali cittadine. A partire dalla musica classica napoletana che racconta una Napoli grande città della nuova Italia fino ad arrivare alla sceneggiata e poi al fenomeno neo-melodico che abbandona la visione della città come capitale del sud del mondo e del Mezzogiorno ma introduce il «paradigma della vittimizzazione».

Una Napoli non più includente ma escludente che solo coloro che vi sono nati possono raccontare. Fino all'evoluzione della stessa musica neo-melodica che abbandona gli attacchi allo Stato e si ritira nel ritratto del microcosmo del quartiere e del degrado che spesso incrocia il fenomeno camorristico diventandone addirittura cantore su commissione. L'ultimo passo è rappresentato dalla musica “post Gomorra” che strizza l'occhio al rap e addirittura al trap diventando definitivamente il racconto del ghetto, delle periferie napoletane come quelle di tutto il mondo dove esiste una classe di emarginati che il resto del mondo globalizzato ormai non vede più.  

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