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Foto di Chiara Di Martino

Foto di Chiara Di Martino

Museo del sottosuolo, da cisterna greco-romana a rifugio antiaereo

Con ingresso in piazza Cavour 140, è uno dei tanti frammenti della città sotterranea

Che Napoli sia per metà in superficie e per metà sotterranea è noto a tutti. Le cavità prodotte dall’estrazione delle pietre da costruzione già in epoca greca sono diventate, con il tempo, una vera e propria città nascosta, di cui il Museo del Sottosuolo – ingresso su piazza Cavour 140, lato Stella – è una delle testimonianze. Un’area che si spinge fino a 21 metri sotto il livello della strada nato come cisterna per fornire acqua dolce e divenuto nel Novecento rifugio antiaereo per migliaia di napoletani. Secoli di storia sono incisi sul selciato di questa cavità: il Museo del Sottosuolo fa parte dell’antico acquedotto greco-romano di Napoli nelle cui cisterne, negli anni ’40, fu allestito un ricovero antiaereo per proteggere la popolazione napoletana durante i bombardamenti. Scoperto da Clemente Esposito, presidente del Centro speleologico napoletano, e riallestito con tutto ciò che riguarda l’ultramillenaria storia del sottosuolo partenopeo, oggi ospita visite guidate ed eventi. Centoventisei gradini portano il visitatore alla scoperta delle cisterne in tufo giallo napoletano (prodotto dalla Solfatara, uno dei vulcani dell’area flegrea), particolarmente solido e malleabile.

Tre gli antichi acquedotti che fino alla fine del 1800 hanno rifornito Napoli di acqua: l’acquedotto della Bolla di origine greco romana (che ha fornito acqua per oltre due millenni), quello romano, l’acquedotto Augusteo (o del Serino, una delle più grandi opere ingegneristiche del suo genere dal volume di 12mila metri cubi di acqua, cioè 12 milioni di litri) ed il “Carmignano” del 1600, con acqua in arrivo da Sant’Agata dei Goti attraverso una lunga serie di mulini. Tutti e tre funzionarono fino al 1885, quando entrò in funzione l’attuale acquedotto a pressione. Da queste cisterne, direttamente collegate all’interno dei palazzi, gli appartamenti si rifornivano di acqua calando un secchio attraverso una piccola finestra. A questa usanza sono legate molte leggende, tra cui quella del Munaciello: spirito benevolo o maligno a seconda dei casi, di lui ha parlato anche la scrittrice Matilde Serao, che lo identifica nel figlio deforme di un amore infelice tra un uomo e una donna di ceti diversi. Per altri il Munaciello non è altri che il pozzaro, cioè l’addetto alla gestione delle cisterne e dei pozzi, in grado di intrufolarsi negli appartamenti e capro espiatorio di tanti eventi ai quali non si volevano dare spiegazione. Nel Novecento, l’Unione nazionale protezione antiaerea individuò centinaia di luoghi da adattare a rifugio e, tra questi, l’attuale Museo del Sottosuolo. Qui migliaia di napoletani riuscirono a salvarsi dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale che distrusse un terzo del patrimonio edilizio della città.

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