Cultura

Nella collezione del Madre due opere di Ibrahim Mahama

L’artista ghanese, protagonista della prima edizione di ART-ETHICS, presentato nella collezione del Museo d'Arte Contemporanea della Regione Campania

Prodotte durante la sua residenza al Museo Madre, i due grandi collage Red Rivers e Garden of Eden dell’artista ghanese Ibrahim Mahama saranno allestiti e presentati al pubblico nel mese di marzo, concludendo il primo Statement di Art – Ethics, piattaforma di ricerca e di produzione artistica frutto dell’intesa, nel 2019, tra la Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee-Museo Madre della Regione Campania, presieduta da Laura Valente, e l’Osservatorio Ethos-Luiss Business School diretto da Sebastiano Maffettone.

Il progetto Art – Ethics, attraverso un programma di residenze, mostre, installazioni, talks e pubblicazioni, indaga le pratiche artistiche interdisciplinari in relazione alle tematiche dell’etica contemporanea privilegiando la collaborazione con quegli artisti la cui ricerca è focalizzata sulla produzione di relazioni culturali e sociali, e sullo scambio di conoscenze in una prospettiva interculturale. Alla produzione delle due opere progettate e realizzate da Ibrahim Mahama durante il suo periodo di residenza a Napoli tra il mese di ottobre e il mese di novembre 2020, segue il talk svoltosi il 17 Novembre 2020 presso l’Università Luiss Guido Carli di Roma, in cui Mahama ha presentato la sua ricerca e ha dialogato con il prof. Sebastiano Maffettone, la dott.ssa Laura Valente, l’architetto Massimiliano Fuksas, la prof.ssa Francesca Corrao e i due curatori dello Statement#1 di Art-Ethics  – Gianluca Riccio (coordinatore di Art-Ethics dal 2018) e Kathryn Weir (Direttrice artistica del Museo Madre) –  sul suo periodo di residenza a Napoli e, in particolare, sul progetto sviluppato in relazione al capoluogo campano. Concepiti in stretta relazione con le tracce architettoniche degli edifici industriali in disuso che raccontano la storia sociale e industriale di Napoli, i due collage Red Rivers e Garden of Eden ricostruiscono per ritagli e connessioni – insieme agli altri sei di più piccole dimensioni che completano il progetto – le reminescenze della città partenopea e della sua memoria sociale e industriale associata a quella di alcune aree del suo paese d’origine, il Ghana, dando vita a un ideale ‘ponte’ - geografico, storico, antropologico e sociale – tra i due paesi. A partire dalle suggestioni ricavate dall’esplorazione di alcuni luoghi, dall’area dell’ex Italsider di Bagnoli a quella della zona industriale di San Giovanni a Teduccio, Mahama ha applicato la sua metodologia che privilegia l’idea del linguaggio artistico come pratica relazionale volta a ridefinire la percezione dei luoghi che abitiamo attraverso il recupero di materiali e spazi preesistenti.

Descrizione delle opere:

Ibrahim Mahama è stato invitato dalla Fondazione Donnaregina per le Arti Contemporanee - Museo Madre e l'Osservatorio Ethos Luiss Business School, a tenere una residenza a Napoli nell’ambito di Art-Ethics, progetto biennale di ricerca e produzione artistica. L’artista ghanese, attento a rinvenire nella storia le tracce e i segni dello sfruttamento nella materia e negli edifici post industriali, attiva il potenziale di forme e materiali specifici per plasmare presenti e futuri alternativi, trasformando le tracce residue delle visioni utopiche e dei fallimenti della modernità in infrastrutture etiche e relazionali per le comunità a venire. 
Questo primo intervento ha visto la realizzazione di due collage di grandi dimensioni, che ricostruiscono, per ritagli, le reminiscenze della città partenopea associata a quella di alcune aree del Ghana.  

Biografia Ibrahim Mahama:

Nato a Temale in Ghana nel 1987, Ibrahim Mahama coltiva ormai da diversi anni una ricerca che attraverso la trasformazione di materiali umili, desunti dalla realtà storica, culturale e socio-politica ghanese, affronta temi e problemi legati ai processi migratori, alle dinamiche connesse con la globalizzazione, alla creazione di comunità, al lavoro e alla circolazione delle merci e delle persone attraverso confini e nazioni, nella cornice di una più ampia riflessione sulla condizione umana. Attraverso un linguaggio che combina l’installazione, l’uso della fotografia e del collage, gli scritti e gli interventi architettonici, Mahama arriva a trasformare le tracce residue delle visioni utopiche e dei fallimenti della modernità in vere e proprie infrastrutture etiche e relazionali, destinate alle comunità a venire. Tra i suoi maggiori interventi all’interno delle più importanti rassegne internazionali di arte contemporanea si annoverano la partecipazione alla 56 e 58 edizione della Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, rispettivamente nel 2015 nell’ambito della mostra All the World Futures e nel 2019 all’interno del Padiglione Ghana; alla 14° edizione di Documenta (2017) a Kassel e Atene, la realizzazione di un’installazione a scala urbana a Milano con la Fondazione Trussardi (2019) dal titolo A friend e alla 22 edizione della Biennale di Sidney (2020) con un’installazione dal titolo No Friend but the Mountains 2012-2020. Alla fine del 2020 l’artista ghanese è stato insignito del prestigioso riconoscimento “2020 Prince Claus Awards”, dalla The Prince Claus Foundation – Amsterdam. Il progetto speciale che Mahama ha realizzato al Museo Madre di Napoli come primo statement della piattaforma Art-Ethics, è anche la prima installazione che un museo d’arte contemporanea italiano dedica alla ricerca e all’opera dell’artista ghanese.

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