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(foto Fiorenzano)

(foto Fiorenzano)

A Palazzo Fondi la mostra Ri#Belle, fotografia e artigianalità per le detenute

La mostra sostenuta dall’Assessorato alle Politiche Sociali. Testimonial della tappa napoletana della mostra l’attrice Cristina Donadio

La bellezza come strumento di riscatto. E’ la sintesi della mostra fotografica Ri#Belle che da Bologna approda per un mese a Palazzo Fondi nello spazio dell’Accademia di Davines Italia. Un racconto per immagini di un gruppo di detenute della sezione femminile della Casa Circondariale Rocco D’Amato di Bologna realizzato dal fotografo Federico Guerra.

Ri#Belle non è solo fotografia ma un ampio progetto di recupero sociale e dalla profonda sensibilità messo in piedi da OreArt Production, Beatrice Baccarani e Marco Zanardi, cofondatore di Orea Malià brand di hairstyle cara a celebrities come Lady Gaga e Vasco Rossi, con la collaborazione di Davines azienda che adopera nelle sue politiche aziendali mirate a scelte etiche, l’Assessorato alla Cultura di Bologna e tanti altri partner. Su tutti la ONLUS Arthemisia che ha avuto l’idea di tirare in ballo Zanardi e il suo team per un’iniziativa in cui la bellezza non è solo legata al narcisismo estetico ma al recupero della dignità umana dando l’opportunità di una seconda a vita a donne che vivono ai margini.

Un progetto inclusivo e di condivisione alla riscoperta della bellezza durato tre mesi. Un momento di crescita e di scambio sia per le recluse che per il gruppo di Orea, composto da persone che non sono state semplicemente delle guide ma anche confidenti soprattutto per le 15 detenute selezionate dalla direzione del carcere per partecipare a questo corso che ha unito cultura, ricerca, artigianalità e voglia di apprendere un mestiere, nella fattispecie il lavoro da parrucchiera.

Un progetto dal profondo valore artistico in cui l'arte funge da punto di incontro tra estetica e sociale aprendosi a tutti i tipi di scenari. "Oggi, l’intervento culturale non può che essere inclusivo pensando proprio a coloro che, in genere, non fruiscono della cultura. Bisogna coinvolgere direttamente le persone. Il sociale deve rientrare in ogni tipo di attività e Ri#Belle incarna questa filosofia", commenta Roberto Grandi, Presidente Istituzione Bologna Musei, intervenuto alla presentazione napoletana della mostra moderata dalla giornalista Mariagiovanna Capone.

Collaborare con le detenute mostrandone un'altra faccia è un’operazione complessa, che man mano ha preso vita, come racconta Marco Zanardi: "Oltre alle istituzioni con l'assessorato alla Cultura di Bologna e al Museo di Bologna ho pensato di coinvolgere anche l'arte fotografica di Federico Guerra che con i suoi scatti ci ha seguiti durante tutto il percorso che in principio non è stato facile. Quando per la prima volta siamo entrati nel carcere abbiamo incontrato donne di tutte le età. Donne distrutte, dimenticate da tutti, che avevano perduto l’amore per loro stesse. Abbiamo dato loro nuovi stimoli, incoraggiandole verso un’altra prospettiva. Ogni lunedì le abbiamo viste crescere tanto. Si sono trasformate, recuperando anche la loro femminilità". Nei lunedì dedicati formazione, la fotografia è entrata in punta di piedi. La macchina fotografica di Federico Guerra è stata “invisibile”. Quasi senza farsi accorgere, ha immortalato le storie, i dolori e le speranze di un gruppo di donne.

Foto che, tra ritratti e primi piani di dettagli, toccano l’emotività di chi osserva. "Difficile restare indifferenti a immagini così forti. Scatenano empatia ed impossibile non sentirsi vicine a quelle donne", dichiara l’attrice Cristina Donadio, sempre in prima linea per dare voce a iniziative sociali di questo tipo e con la sua presenza all’apertura di Ri#Belle ha voluto promuoverla.

Alcune delle 15 donne che hanno partecipato sono diventate le parrucchiere del carcere guadagnando un piccolo stipendio, dimostrando quanto sia importante la missione di rieducazione del carcere per dare una seconda chance a donne che hanno commesso un errore.

L’arrivo a Napoli di Ri#Belle a Palazzo Fondi è stato immediatamente supportato dall’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli, Roberta Gaeta, che non esclude di bissare l’operazione nel capoluogo partenopeo includendo anche altre realtà sociali. "Si può parlare la stessa lingua da prospettive diverse per dare autonomia ed emancipazione a coloro che escono da esperienze penali. Io farò di tutto che un progetto simile venga fatto anche a Napoli", dice l’assessore Gaeta. "Ri#Belle parla alle persone. Prendersi cura di sé significa anche prenderci cura dei nostri affetti. Ecco dove risiede la bellezza. Come operatrice ho lavorato con donne maltrattate che dimenticano la bellezza perché immerse nel buio e so quanto sia dura per loro recuperare il rapporto con sé stesse". 

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