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Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo: "Napoli ha un valore aggiunto: l'umanità"

Protagonista assoluto della 74° Mostra del Cinema di Venezia, è tra gli interpreti della fiction Sirene in onda su Rai Uno i giovedì in prima serata. Il 2 novembre debutterà al Teatro Totò con uno spettacolo scritto dal fratello Gianfranco. L'intervista di NapoliToday

Protagonista assoluto della 74° Mostra del Cinema di Venezia, l’attore napoletano Massimiliano Gallo è stato l'unico a vantare un record di ben tre film (“Veleno”, “Nato a Casal di Principe” e “Gatta Cenerentola”). Figlio d’arte, è tra gli interpreti in ascesa e più apprezzati del panorama italiano. Dal 26 ottobre è su Rai Uno nella fiction comedy-fantasy “Sirene” in onda i giovedì in prima serata. Nella serie di sei puntate interpreta Carmine Gargiulo, un uomo estremamente sensibile, che, sebbene sia sposato, rimane colpito dal fascino della sirena Marica. Nel 2018 vestirà nuovamente i panni del vice questore Palma nella seconda stagione de “I Bastardi di Pizzocalcone” i cui episodi sono ispirati al romanzo di Maurizio De Giovanni. Non solo cinema e televisione, Massimiliano è anche un bravissimo attore teatrale: non ha, infatti, mai tradito le sue origini. Erede della grande scuola partenopea, per lui la “comicità” resta un campo da continuare a coltivare con grande cura e dedizione. Insieme al fratello Gianfranco ha messo su una compagnia teatrale che giovedì 2 ottobre porterà in scena al Teatro Totò di Napoli “Sette vizi napoletani”, uno spettacolo di teatro-canzone che racconta in maniera divertente e viscerale i difetti del meraviglioso popolo partenopeo. Lo spettacolo è già andato in scena a Caserta, ma questa volta sarà arricchito dai brani su Napoli letti da Maurizio De Giovanni.

L’intervista di NapoliToday all'attore Massimiliano Gallo.

La nuova serie della Rai “Sirene” ha esordito con quasi 5 milioni di spettatori. Si tratta della prima commedia fantasy della Rai. Vi aspettavate che il pubblico rispondesse così bene a un genere così poco trattato in Italia sia in tv che nel cinema?

“Ce lo auguravamo ma non ce lo aspettavamo. Quella della Rai è stata una vera e propria scommessa.. Tutti parlano di innovazione, ma poi nessuno si cimenta in genere nuovi. Riproporre un poliziesco o un giallo sarebbe stato sicuramente meno rischioso, ma la Rai, questa volta, ha voluto scommettere su qualcosa di nuovo, e, per fortuna, il pubblico ha premiato il tentativo accogliendo la novità con grande entusiasmo. Siamo molto contenti del risultato, e secondo me, l’audience potrebbe anche crescere con la seconda puntata”.

In Sirene funge da sfondo una Napoli luminosa, ricca di storia, cultura e panorami mozzafiato. Emerge un lato della città che non viene quasi mai raccontato…

“Sì è così, e io da napoletano ne sono orgoglioso. Sono contento che la Rai abbia puntato su questa Napoli e ringrazio l’ideatore Ivan Cotroneo, napoletano anche lui, per avere scelto di raccontare una Napoli in tutta la sua bellezza. In Sirene facciamo vedere che esiste anche un’altra Napoli, diversa da quella della camorra, della microdelinquenza, della spazzatura. I luoghi comuni su questa città si sprecano, sono infiniti e pare che non si veda l’ora di parlarne male. Sirene, invece, va controcorrente cercando di demolire tutti questi luoghi comuni e fa capire che Napoli è tanto altro”.

Tu che rapporto hai con questa città?

“Prima di andarmene a Roma, dove sono stato per 20 anni, avevo con Napoli un rapporto di odio/amore. Odio perché la vedevo maltrattata e questa cosa mi infastidiva; amore perché era la mia città, non potevo non amarla. Ovunque sono andato non ho mai nascosto le mie origini, sono sempre andato fiero della mia napoletanità. Adesso che ci sono ritornato, da circa un annetto e mezzo, me la sto godendo. Dopo essere stato tanti anni fuori posso dire che questa città ha un valore aggiunto: l’umanità, che le altre città non hanno. A Napoli si è ancora capaci di fermarsi a parlare per strada. Non è semplicemente calore, è la velocità con cui ci si avvicina alla gente, è la spontaneità. Ho sempre paragonato questa qualità dei napoletani a quella dello slow food. Questo tipo di cucina sorprende per l’alta qualità dei prodotti, una qualità che dovrebbe essere normale, ma che normale non è. Oggi è diventato un lusso mangiare prodotti buoni. Bene, anche i napoletani sorprendono per la loro umanità, una qualità che dovrebbe appartenere a chiunque, ma che invece quasi nessuno conosce, al di fuori dei confini partenopei”.

Tra poco ti vedremo nuovamente nelle vesti del vice questore Palma. A dirigervi, questa volta, sarà Alessandro D’Alatri. Ci puoi dare qualche anticipazione sulla seconda stagione de I Bastardi di Pizzofalcone?

“Dovremo iniziare a girare a fine novembre. Sulle sceneggiature sono ancora in alto mare, quindi non posso darti anticipazioni. Ti posso solo dire che la squadra è la stessa, i personaggi sono gli stessi, ma cambia decisamente registro perché D’Alatri darà una visione diversa di questo racconto. Alessandro è a Napoli già da tre mesi, oramai è più napoletano di noi. Ama questa città e la vuole raccontare nel migliore dei modi, con il massimo rispetto… Questo è un altro esempio di prodotto che racconta sì i crimini di Napoli, ma crimini che come avvengono a Napoli, avvengono anche a Bolzano o a Trento. A fare da sfondo a queste storie di criminalità c’è poi una Napoli bellissima, con dei paesaggi mozzafiato”.

A proposito delle voci che sono circolate su un possibile remake americano del format..

“Su questo c’è stato un malinteso che poi è stato chiarito. I diritti della serie de I Bastardi di Pizzofalcone, che sono di Rai Com, sono stati venduti in America, ma non c’è nessuna puntata pilota da realizzare, come qualcuno aveva annunciato”.

Quest’anno sei arrivato alla “Mostra del cinema di Venezia” con ben tre film: Gatta Cenerentola, Nato a Casal di Principe e Veleno… un record! Cosa ha significato per te essere il protagonista del Festival?

“In realtà me ne sono reso conto soltanto lì, quando a ricordarmelo sono stati i giornalisti e le persone che ci scherzavano su. Venezia è una mostra internazionale dove arrivano artisti da tutto il mondo… è stata una grande soddisfazione essere lì con ben tre film.. una cosa che non mi capiterà mai più”.

Con Gatta Cenerentola ti sei cimentato nel ruolo di doppiatore per la prima volta. Come è stata questa esperienza?

“E’ stata un’esperienza fantastica. Ma non si è trattato del solito doppiaggio a cui siamo abituati. In questo caso la lavorazione è stata molto complessa. Arrivati in sala incisione non avevamo un cartone disegnato pronto da doppiare. Abbiamo dato voce ad un qualcosa che ancora non era stato realizzato. Avevamo solo dei bozzetti, dei disegni dei personaggi. I registi poi, in base alle nostre voci, al nostro modo di essere, atteggiamenti, ecc, hanno dato vita, in un secondo momento, ai personaggi. In sala incisione ho dato libero sfogo a tutta la mia follia. Dopo l’impatto iniziale che è stato un pò estraniante, ho dato il “peggio" di me, mi sono sciolto, mi sono divertito molto. E poi il doppiaggio è sempre stato il mio sogno”.

Se dovessi mettere a confronto questi tre film? Similitudini e differenze.

“Sono tutti e tre film indipendenti e tutti e tre partono da Napoli. Portare a Venezia, uno dei più importanti festival internazionali, tre film indipendenti, creati a Napoli, non è facile. Nascono tutti e tre da questa città ma sono tre progetti completamenti diversi: "Gatta" era un sogno, un piccolo miracolo di questa factory che è la “Med Entertainment” di Luciano Stella. Loro già avevano iniziato con “L’ arte della felicità”, con cui avevano vinto l’Oscar Europeo come miglior film. Poi si sono messi a lavorare su Gatta, che è veramente un miracolo. Era da una vita che non veniva realizzato un film di animazione italiano, e credo che non sia mai arrivato un film di animazione italiano a Venezia.. per me è un prodotto straordinario sia esteticamente che artisticamente. "Veleno", invece, è un film che racconta una storia d’amore, non è un film di inchiesta sulla terra dei fuochi. Racconta l’amore di una coppia e la passione che questa coppia nutre per la propria terra inquinata dallo sversamento abusivo dei rifiuti tossici. Il film va ad analizzare le dinamiche della famiglia, e come questa famiglia reagisce al veleno, che non è solo quello della terra, ma anche quello dell’animo umano. "Nato a Casal di Principe" credo esca a dicembre. Racconta la storia vera di questo ragazzo che improvvisamente scompare, di cui non si sa più nulla. Io vesto i panni del padre. Il giovane non solo scompare, ma non esiste movente, non si sa come sia morto e i genitori non hanno mai più avuto il corpo. Dopo 25 anni un pentito della camorra ha confessato che sono stati loro ad ammazzarlo ma che non ricorda dove avevano buttato il corpo.. è una storia molto dura, è un film molto bello e commovente”.

Possiamo dire che tutti e tre i film raccontano lati oscuri di Napoli..

"Veleno racconta una terra che non è Napoli; Nato a Casal di Principe racconta una storia di Casal di Principe; Gatta racconta di Napoli, ma c’è chi ha visto in questo film d'animazione, come gli americani, i mali del paese Italia. Questo ci deve far capire le potenzialità che ha il cinema.. cosa è capace di fare l’immaginifico. In Salvatore Lo Giusto, gli americani hanno visto una sorta di ritratto antelitteram di Berlusconi, che per loro è stato uno dei principali mali dell’Italia. Da fuori proviene sempre una visione molto meno chiusa rispetto alla nostra. Come dicevo anche a Venezia, è vero che questi tre film raccontano i mali di questa città, ma è anche vero che noi abbiamo il coraggio di raccontarli, mentre altrove questo coraggio non si ha. Per fare un esempio, in Veneto hanno l’acqua avvelenata, non si può mangiare neanche un’insalata, ma i veneti non ne parlano. Come diceva Gassman in un’intervista al Festival di Venezia, Napoli rispetto a Roma è stata capace di reagire attraverso l’arte di raccontare anche i mali della sua città.. ha reagito attraverso la cultura. D’altronde il cinema ha anche questo ruolo, deve avere un impegno sociale, deve raccontare il bello, ma anche il brutto di un paese…”.

Passi da un set all’altro, ma non hai mai tradito il teatro. Insieme a tuo fratello Gianfranco, avete messo su una compagnia teatrale. Cosa avete in programma?

“Giovedì 2 novembre debutto al teatro Totò con “Sette vizi napoletani”, spettacolo scritto da mio fratello Gianfranco. In scena con noi ci sarà il chitarrista Antonio Maiello, l’attore Marco Palmieri e Maurizio De Giovanni che leggerà alcuni brani scritti su Napoli. Lo spettacolo non sarà una semplice commedia, ma un mix di recitazione, musica e tradizione… uno spettacolo molto bello che già abbiamo portato in scena a Caserta. La novità di Napoli sarà Maurizio. Quindi dal 2 novembre, per due settimane, sarò al Totò”.

Progetti futuri?

“Sto facendo le prove dello spettacolo teatrale “Il Sindaco del Rione Sanità” (regia di Mario Martone). Quindi tornerò al Bellini questo inverno, ma seguirò la compagnia solo a Milano, Roma e Napoli perché poi devo iniziare le riprese de I Bastardi di Pizzofalcone. Oltre al teatro, ho diversi film in uscita: “Nato a Casal di Principe” di Bruno Oliviero, “Metti una notte” di Cosimo Messeri che è stato adesso al Festival di Roma, “Una vita spericolata” di Marco Ponti, e “Una festa esagerata” di Salemme”.

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