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Mare Fuori, intervista ad Artem (Pino): “Spero che alle persone arrivi il coraggio di cambiare per il bene”

Il giovane attore di origini ucraine ma cresciuto ad Afragola è uno dei volti più noti della serie che ormai è un cult. Dalla strada al senso di responsabilità nel far parte in progetti come Nostalgia e Mare Fuori Artem si racconta nella nostra video intervista

Parodie, story, meme e post sui social, talk, tutti, ma davvero tutti parlano di Mare Fuori, è il fenomeno televisivo dell’anno. Anche chi non ha mai visto una puntata della serie sa di cosa parla, oppure, recupera le stagioni precedenti sulle piattaforme dove spopola.

Onore e merito è della sceneggiatrice Cristiana Farina che ha ideato la serie riuscendo a trovare la giusta formula per raccontare le storie di ragazzi e ragazzi di un carcere minorile di Napoli: "L’idea nasce quasi vent’anni fa quando per la prima volta andai a visitare il carcere di Nisida, una realtà che mi colpì molto" ha raccontato durante la conferenza stampa della serie, puntando molto anche sul valore dell'amicizia tra i ragazzi, cardine delle puntate.

Filippo (Nicolas Maupas), Carmine (Massimiliano Caiazzo), Naditza (Valentina Romani), Pino (Artem), Ciro (Giacomo Giorgio) ed Edoardo (Matteo Paolillo) sono i protagonisti principali. Al centro della storia ci sono le vicende dell'IPM, istituto penitenziario minorile di Napoli, circondato dal mare da cui prende il titolo.

Sono diventati volti familiari, anche per le storie che rappresentano e che a loro modo sono anche esempi da seguire e da non seguire, dove cambiamento, sacrificio e scegliere tra il bene e il male sono concetti che arrivano dritto agli spettatori, giovanissimi per di più.

Uno dei personaggi che ha conquistato gli spettatori è Pino ‘O Pazzo, che ha il volto di Artem.

La svolta di Artem

In modo totalmente sbagliato e, nonostante i suoi lampi di ‘pazzaria’ come diremmo a Napoli, Pino ha un suo senso di giustizia molto alto. Il più delle volte agisce per aiutare il prossimo. Lui è il classico esempio di chi se non avesse conosciuto solo la violenza nella sua vita avendo altre opportunità potrebbe fare la sua parte per provare a migliorare la società.

Amicizia e lealtà verso le persone che vuole bene sono le parole che hanno mettono in moto Pino, insieme all’amore per Kubra. Su questi valori essenziali è costruito questo personaggio e procede la sua parabola in Mare Fuori. Diventa così un personaggio che nonostante le premesse iniziali, ispira, cosa che rende orgoglioso Artem.

Cambiamento e speranza sono i pilastri di Mare Fuori, ma sono anche le regole di vita di Artem.

E’ un ragazzo che, come ha dichiarato più volte, ha avuto il coraggio di cambiare.

Non ha avuto un’infanzia idilliaca. Quando era bambino, con i suoi genitori, ha lasciato l’Ucraina, dove vivono ancora i nonni e parte della sua famiglia, per costruire un avvenire migliore in Italia, cosa che non è stata semplice.

Arrivano a Napoli e si trasferiscono ad Afragola, dove Artem continua a vivere attualmente perché Napoli è il suo luogo del cuore e, per ora, non vuole lasciarla.

Vivere l’infanzia ad Afragola non è stato facile, non sono stati pochi i pregiudizi perché straniero considerato diverso e, per questo, da guardare con diffidenza. Integrarsi non è mai una passeggiata, soprattutto se ciò avviene in un contesto culturale più complicato e povero.

Cresciuto nel rione “Salicelle”, uno dei più malfamati e isolati del circondario napoletano, Artem è riuscito a riscattarsi grazie alla recitazione.

Ci sono stati La Paranza dei Bambini tratto da Roberto Saviano, Nostalgia di Mario Martone che l’ha fatto calcare la montée de marche di Cannes (durante le presentazioni del film Martone ha voluto che lui ed Emanuele Palumbo, oggi in sala con Mixed by Erry, ci fossero perché secondo lui sono loro il futuro su quale bisogna puntare).

Cose belle che spronano a studiare per impegnarsi a fare di più e meglio. Ma la cosa che fa più piacere ad Artem è essere d’esempio a tanti ragazzi che sentono, come lui, l’esigenza di uscire fuori dalla periferia e costruirsi un futuro migliore.

“Io sono l’esempio di un ragazzo di strada che ce l’ha fatta perché ho sempre avuto una visione e la protezione di Dio. Stavo per partire per Londra, ma, all’improvviso, mi chiamano per dirmi che c’erano gli ultimi casting. Mi presento e il regista mi dice che sono stato preso. La vita è meravigliosa” racconta.

Il senso della fede

Artem è un ragazzo con la testa sulle spalle. Ha 22 anni ma ha una profonda maturità sia nel modo in cui parla della grande fede che ha in , senza banalità, sia per la sua vita prima che arrivasse il cinema.

“Sono grato a Dio perché Lui è grande. A Napoli ci stanno migliaia di talenti ragazzi che sognano di giocare in serie A, di suonare su un palco, di recitare in una serie come la mia.  Io sono stato solo molto fortunato. Non è merito mio ma di Dio, perché le cose non si creano mai per caso”.

Quando durante la nostra intervista per NapoliTODAY gli chiediamo se queste esperienze unite a queste qui nuove vissute sui set e ai red carpet di Cannes o il palco di Sanremo quanto stanno contribuendo formarlo, non esita: “Sto vedendo luoghi bellissimi. Sto conoscendo persone importanti, alcuni sono anche i miei idoli. Tutte cose essenziali che mi hanno emozionato. Mi sto anche divertendo a dormire in alberghi a cinque stelle e andare ad eventi fighi, ma nulla mi appaga di più come quando sto da solo a pregare. E’ il mio momento preferito, ovunque accada non c’è niente di meglio per me”.

Riguardo al successo che sta avendo Mare Fuori, Artem si augura principalmente che alle persone arrivi il coraggio di combattere per l’amore e il coraggio di cambiare sempre e nonostante tutto.

E’ da un anno esatto che è scoppiata la guerra in Ucraina. Un evento del genere se si hanno 22 anni quanto contribuisce a vedere le cose da un’altra prospettiva, a maggior ragione, se parte della propria famiglia vive ancora lì?

Artem è preoccupato per loro, ma lo è anche per tutti coloro che: “Sono vittime dell’egoismo umano: la guerra non è altro che questo. Il conflitto in corso fa scalpore perché è in Europa ma, se ci pensi, ci sono tante altre guerre nel mondo di cui nessuno si cura.  Non provo odio. Né rabbia. Ma solo molto dolore: fa male. Una cosa però la so: l’unico modo con cui posso combattere per il mio Paese è essere la versione migliore di me stesso, dando il buon esempio. La vera salvezza è la conoscenza”.

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