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Lunedì, 28 Novembre 2022
Cultura

Intervista a Lina Sastri: “Eduardo mi ha insegnato la libertà di portare avanti le proprie idee”

L’attrice omaggia in teatro il suo maestro in Eduardo mio in scena al Teatro Diana. Nel frattempo è al lavoro sul suo primo film da regista, La Casa di Ninetta e si prepara per lanciare Il tempo non esiste, un libro di fotografia che la racconta: “Non ho senso del senso del passato, ho solo una memoria affettiva"

Lina Sastri è un’artista a tutto tondo, proiettata verso il futuro in cui la voglia di dirigersi verso percorsi inediti è ben delineata soprattutto nei progetti che ha scelto di partecipare e di dare vita quest’anno. Se in tv l’abbiamo vista nel ruolo di Ass, la suocera finta burbera dell’avvocato Vincenzo Malinconico, dove per la prima volta si è lanciata in un ruolo dalla corde brillanti, in teatro sta registrando il sold out con Eduardo Mio, Maestro di vita e palcoscenico, spettacolo con cui apre la stagione teatrale del Teatro Diana che la stessa Sastri ha ideato e diretto.

Quando la contattiamo per l’intervista è in un momento di pausa dagli impegni lavorati in cui è coinvolta: il Tempo Non Esiste, che più che un libro è un diario per immagini unico con brevi note scritte da lei che corredano questo poetico che corredano poetico racconto di vita artistica e che il 21 novembre alle ore 18 sarà presentato proprio nella sua Napoli a La Feltrinelli di Piazza dei Martiri. Pubblicato da Guida Editori è un libro fotografico di ricordi e immagini della memoria scattate da Carlo Bellicampi e se nulla nella vita capita mai veramente per caso, Il tempo non esiste si incastra con questo periodo felice della sua carriera dove il voler condividere ricordi con il suo pubblico svelando una dimensione più personale di sé è un leitmotiv.

Lo dimostra il film con cui Lina Sastri esordisce alla regia cinematografica La Casa di Ninetta, tratto dal suo omonimo libro in cui apre una finestra sui ricordi della sua vita familiare attraverso sua madre.

Eduardo Mio, maestro di vita e di palcoscenico

In questo stato delle cose si inserisce l’urgenza di raccontare in teatro la sua esperienza con Eduardo De Filippo, suo maestro dove una giovanissima Sastri muove i primi passi contribuendo a formare e a dare l’impronta all’artista che è oggi.

In un’epoca carente di grandi maestri la Sastri dà il suo affettuoso racconto di Eduardo, visto e vissuto attraverso i suoi occhi da allieva. Lo fa attraverso la musica che Eduardo amava, infatti, in scena con la Sastri ci sono cinque musicisti, le poesie scritte da Eduardo che fanno da intermezzo a ricordi personali, aneddoti.

Tra lei ed Eduardo emerge un grande punto di contatto, la consapevolezza di essersi fatti da soli, di aver raggiunto il successo senza ricevere sconti.

L’intervista a Lina Sastri

Signora Sastri, entriamo subito nel vivo con Eduardo Mio, maestro di vita e di palcoscenico con cui fino al 20 novembre sarà al Teatro Diana. Quale insegnamento si porta ancora dietro di Eduardo sia artistico che di vita?

“Gli insegnamenti li ho scoperti un po' con il tempo. Ero troppo giovane per capire quale significato avesse nella mia vita la presenza di Eduardo De Filippo, la fortuna di averlo come maestro. E’ stata una semina! Sicuramente mi ha insegnato il rigore, il sapersi dedicare a ciò che si fa, rispettando sempre il teatro, lo spettacolo, noi stessi e ciò in cui si crede. Lo stesso rispetto me l’ha insegnato anche nella vita. Avere la libertà di portare avanti le proprie idee, rischiare, senza mai abiurare la propria identità”.

Eduardo De Filippo è stato anche un grande scopritore di talenti. Lei n’è un esempio. Quando ha deciso di intraprendere questo viaggio emozionale con questo spettacolo c’è qualcosa che ha ulteriormente compreso di lui, del suo teatro e anche del suo rapporto con lui?

“Sì! Per mettere insieme due ore di spettacolo che è composto da cose mie personali, di ricordi personali di Edoardo, di citazioni della sua prosa, uniti alla sua poesia e alla musica in modo che tutto fluisse con ritmo, non è stata cosa facile. Tutti hanno parlato di Eduardo e io lo faccio a modo mio. Ho fatto una ricerca approfondita, leggendo tante cose soltanto per parlare ciò che mi riguarda, del mio rapporto con lui. Documentandomi di più sul personaggio, ho scoperto che anche a lui nessuno ha regalato nulla, un po' come è successo a me. Si è conquistato tutto palmo a palmo. Nessuno gli ha mai affidato la direzione di uno stabile e la città di Napoli, in particolare, gli ha dato sempre molto poco. Una scuola di teatro l'ha fatta a Firenze. Un seminario di recitazione l'ha fatto a Roma. L'unico teatro che ha avuto è il San Ferdinando perché suo, lui l’ha costruito perché l'ha voluto, l'ha pagato lui, indebitandosi e facendo grandi sacrifici. Quindi, quello che ho scoperto in più, semmai qualcuno non lo sapesse, è che si è conquistato tutto. Principalmente quando ha deciso già da giovane di formare un suo teatro, oltre che come autore, attore e regista come impresario insieme ai due fratelli. Lui ha deciso proprio di rischiare con l'impresa andando avanti per la sua strada. Ha combattuto molto, del resto, chi ha una mente libera combatte sempre”.

Libertà è un concetto che ritorna spesso nei suoi discorsi. Oggi è un lusso per un’artista esercitarla?

“Assolutamente sì. E’ un lusso! Credo che lo sia sempre stato e, proprio Eduardo è testimone di ciò. Oggi, però, lo è più che mai. La libertà di un artista fuori dalle regole, se non è catalogabile, se non è ‘chiuso’ dentro a un qualcosa che la società ha deciso per lui, è sempre stata vista come un pericolo….”

Lei, per esempio, è un’artista non catalogabile come dimostra la sua storia.

“Per certi versi, io potrei non essere accettata in nessuno dei campi. Io sono sempre passata dal teatro al cinema, dal cinema alla musica in modo trasversale e forse sono unica in questo Paese a farlo in questo modo. La grande forza che accetta questo e lo ama è il pubblico. Gli addetti ai lavori, invece, hanno bisogno di avere delle classificazioni”.

Sicuramente lei come artista è una donna che intraprende le sfide. Quest’anno c’è una nuova, la regia del film La Casa di Ninetta, altro viaggio emozionale per lei.

“E’ una nuova prova. Difficile, non l’ho mai fatto. E’ anche la prima volta che scrivo una sceneggiatura tratta dal mio libro La Casa di Ninetta, che ho scritto poco dopo la morte di mia madre Anna a causa dell'Alzheimer e che successivamente ho portato in teatro. Non so come sarà, è una grande fatica e un grande rischio tuffandomi in acque sconosciute. Vedremo...”

Anche al cinema ha lavorato con importanti registi da Nanni Loy a Ferzan Ozpetek, passando per Bertolucci, Woody Allen e Giuseppe Tornatore, cosa si sta portando dietro la macchina da presa di ognuno di loro?

“Tutto! Come attrice ho fatto 30 film da protagonista qualcosa so ma come attrice. Non lo sapevo, ma durante queste prime riprese che abbiamo girato, ho scoperto di avere un mio stile e, semplicemente, lo applico. Non viene dalla tecnica. Forse, dipende dal fatto che le cose che racconto in questo film, in parte reali, in parte immaginate vengono dalla mia vita per cui riesco a vederlo e inscenarlo in un certo modo”.

Su Rai1 è appena terminata la serie Vincenzo Malinconico, avvocato di insuccesso. Anche questa è stata un’esperienza in un genere mai esplorato da lei. Con i copioni giusti, le è venuta voglia di frequentare più spesso la commedia?

“Ass è ai limiti della comicità. E’ un personaggio che è piaciuto molto. Certamente mi farebbe piacere continuare con la commedia. Non è un genere facile è molto più complicato del dramma. Mi piacerebbe molto perché ha bisogno di tempi, di ritmo, di verità. Naturalmente, tutto dipende dalla scrittura”.

Ci sarà anche la presentazione del libro Il tempo non esiste, un diario per immagini suddiviso in dodici stanze. Un titolo che non può far a meno di far riflettere in un epoca in cui tutto va veloce…

“E’ capitato tutto insieme! Sono 30 anni di vita fotografati da Carlo Bellicampi. Lui è un fotografo bravissimo, ha fotografato le attrici più importanti. Ha iniziato a ritrarmi quando ero al Teatro Quirino con I sei personaggi in cerca d’autore. Da quel momento, ha continuato a farlo. Con le sue immagini mi ha raccontato con me che nel frattempo mi sono trasformata in questi anni. E’ passato il tempo, un tempo che di fatto non esiste. Il mio rapporto con Carlo è rimasto lo stesso. Anche se lo specchio mi fa capire che il tempo esiste, però dentro di me il tempo non esiste, è tutto presente. Io non ricordo nulla, perché non ho un senso del passato, ho solo una memoria affettiva delle cose e delle persone. Credo che questo sia un bel dono.”

Lei è un’artista completa. Ma oggi, quando sale sul palcoscenico e sta su un set, è ancora presente una sensazione che c’era nella Lina allieva di Eduardo?

“C’è sempre la paura. Una sorta di inadeguatezza come se non si sapesse perché si è su quel palco o su quel set. L’unica cosa da fare è seguire la verità.”

La verità è figlia della libertà…

“Certo! Io non ho un altro modo. E’ ovvio che bisogna avere una preparazione tecnica e quindi bisogna definire delle cose, ma quando è possibile io non amo definire le cose. Non sono una che prova molto, non mi affido al metodo. A volte mi baso all’istinto che arriva da quel determinato momento. Quando accade è bello.”

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