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Lello Arena su Troisi: "Era un bambino diamante. La sua morte fu un momento terrificante"

Su Radio 2 l'attore e regista parla del suo libro "C'era una volta", in cui racconta la sua vita con Massimo Troisi e l'esperienza nella Smorfia

Lello Arena ha partecipato alla trasmissione "I Lunatici", su Rai Radio2, parla del suo libro "C'era una volta" in cui racconta il periodo della "Smorfia" e la sua vicinanza a Massimo Troisi.

Il debutto di Troisi

A partire dal loro incontro. "La prima volta che l'ho visto fu in una recita parrocchiale - racconta Arena - Un attore, che doveva fare un piccolissimo ruolo, si era ammalato, aveva la febbre a 40. A tutti era venuto in mente Massimo per sostituirlo. Si sapeva che era un ragazzo simpatico. Praticamente Massimo ha esordito sul palco per sostituire un salumiere che aveva la febbre. Doveva presentare i vari salumi che portava. Mi ha chiesto 'ma li devo dire in ordine?' e questa cosa che doveva durare sei secondi è durata sei minuti con la gente che si sentiva male dalle risate. Da quel momento lui ha capito che questa risata continua che lo accompagnava a teatro era una risorsa".

Il successo della Smorfia

E sullo storico trio, di loro due più Enzo Decaro, ricorda: "Siamo stati uno dei gruppi italiani che rispetto al teatro leggero ha avuto uno degli esiti più leggendari. A Roma abbiamo frequentato i teatri che frequentavano Gassman, Proietti, lo stesso Eduardo. Ci siamo tolti degli sfizi di gran livello. A Napoli i biglietti in vendita costavano 3000 e fuori c'erano i bagarini li vendevano a 50.000", "abbiamo avuto donne che pagavano i portieri d'albergo per farsi trovare in camera nostra. Noi avevamo 26 anni, immaginate com'era la situazione. Io avevo due avversari come Enzo e Massimo, potevo solo ritirarmi. Enzo era di una bellezza sconcertante, le prime file a teatro erano piene di ragazze che volevano solo vedere lui. Massimo aveva una bellezza diversa ma piaceva molto. Io facevo un po' il fanalino di coda ma non avevo di che lamentarmi". E la fine? "Abbiamo chiuso al massimo delle possibilità per evitare che il pubblico avvertisse quegli scricchiolii che noi già avvertivamo".

"Massimo era un bambino diamante"

"Non abbiamo mai litigato, fortunatamente avevamo capito che non serviva. Eravamo tre personalità forti. A parte quella di Massimo che era irraggiungibile, lui stava su di un altro pianeta, un altro universo. Per questo forse soffriva un po' di solitudine. Stava in un posto dove altri come lui non c'erano". "Per lui si sarebbe parlato di bambini diamante. Brillava di un colore suo, particolare e personale, per questo stai un po' da solo. E noi all'epoca non ce ne siamo tanto resi conto".

"La sua morte un momento terrificante"

"La malattia di Massimo, tranne che per il suo epilogo drammatico, non è mai stato un problema per noi - ha aggiunto Lello Arena - poteva stare in scena due ore e mezza, poteva giocare a pallone, frequentare le signorine che tanto gli piacevano". "Quando è arrivata la notizia della sua morte stavo in un posto molto festoso, ero all'aperto in una festa, mia figlia si stava esibendo in un saggio di ginnastica e quindi c'erano musica, palloncini, bambini che ridevano. Quando è arrivata la notizia per tre giorni tutti i telefoni che potevano squillare hanno squillato. 24 ore su 24. È stato - conclude - un momento terrificante".

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