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Sabato, 24 Febbraio 2024
Cultura

Il Settecento musicale Napoletano, intervista al Maestro Enzo Amato

Studioso della scuola napoletana, Enzo Amato ha riportato alla luce capolavori dimenticati e istituito il Festival Internazionale del Settecento musicale Napoletano. “La musica Classica nasce a Napoli e non in Germania. E il '700 partenopeo fu modello anche in Russia”

Ma entrando un po' più nello specifico, la musica Classica ha quindi origini napoletane e non tedesche?
“Si, la musica Classica nasce a Napoli. La musica napoletana non è solo barocca, ma è soprattutto Classica. Ed è proprio questa la musica che viene presa a modello negli ideali di riforma di Pietro il Grande e dalle Zarine Anna I, Elisabetta di Russia e Caterina II. Non dobbiamo stupirci se la prima opera in cirillico la scrive un napoletano, Francesco Araja.

Un napoletano ha scritto la prima opera russa?
“Esatto. Il napoletanissimo Francesco Araja, come un famoso 'genio' teutonico, era un bambino prodigio. A soli quattordici anni già Maestro di Cappella nella chiesa di Santa Maria la Nova a Napoli, trascorse 25 anni alla corte imperiale russa, ottenendo l'incarico di Maestro della Cappella della corte imperiale. Curò le rappresentazioni di opere, cantate e feste teatrali con meticolosa attenzione tanto da influenzare ed educare il gusto dei russi. Nel 1736 compose 'La forza dell'amore e dell'odio', prima opera italiana rappresentata in Russia addirittura con la trascrizione del libretto in cirillico, e dal 1742 scrisse quasi un'opera all'anno. Nel Carnevale del 1755 su consiglio dell’Imperatrice Elisabetta, scrisse Cefalo e Procri, prima opera in lingua russa su libretto del poeta Aleksandr Sumarokov. Ottenne un tale successo che dopo la rappresentazione Elisabetta gli donò una pelliccia di zibellino e lo nominò suo consigliere. Cefalo e Procri diviene capostipite di una tradizione operistica conosciuta come “oratoriale”. Gli storici russi ritengono che questa prassi abbia influenzato le opere di quella che sarà la Scuola musicale Russa da Žizn’za carja (Una vita per lo zar) di Michail Glinka a Pskovitjanka (La fanciulla di Pskov) di Rimskij-Korsakov.

Ci furono altri napoletani di nascita o formazione, dopo Francesco Araja, che influenzarono la musica Classica in Russia?
“Certo. Tommaso Traetta, Giovanni Paisiello, Gaetano Andreozzi, Domenico Cimarosa Alessandro Pietro Guglielmi. Mezzo secolo di musica napoletana creò le basi alla grande musica Russa iniziata da Michail Glinka e poi dal 'Gruppo dei Cinque'. Una curiosità: Milij Alekseevič Balakirev, Cezar' Antonovič Kjui, Nikolaj Andreevič Rimskij-Korsakov, Aleksandr Porfir'evič Borodin – tutti tranne Modest Petrovič Musorgskij – scrissero tutti una Tarantella. È proprio l’argomento che ho sviluppato, il 24 e il 25 novembre 2016 a Mosca presso l’Università Statale Facoltà di Storia e Museo del Realismo Russo, in una conferenza tenuta insieme ad una delegazione di professori dell'Università La Sapienza di Roma capeggiati dalla professoressa di lingua e letteratura Russa Claudia Scandura. Il titolo della mia relazione era “Il ‘700 musicale Napoletano e lo sviluppo dell’Opera in Russia”. Spero sia stato un altro piccolo tassello per ridare la giusta collocazione storica alla musica napoletana del settecento”.

Grandi compositori russi e tarantelle, binomio da approfondire.
“Un consiglio, ascoltate l’arrangiamento per Orchestra Sinfonica di Funiculì Funiculà fatto da Rimskij-Korsakov, lo trovate su YouTube”.

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