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Elena Arvigo: “Sogno un teatro più vicino alle cose della vita”

Elena Arvigo, attrice istrionica dalla lunga carriera cinematografica, televisiva e teatrale sarà in scena a Napoli dal 10 al 20 febbraio 2010. Abbiamo parlato con lei di questo spettacolo, del suo rapporto con la città e del teatro che vorrebbe

Lei è Elena Arvigo, un'attrice italiana con all’attivo moltissimi lavori teatrali televisivi e cinematografici. Ha iniziato a muovere i primi passi nel mondo dello spettacolo come ballerina, lavorando soprattutto a Londra. Tra poco sarà in scena a Napoli con lo spettacolo “Le sorelle di Wilko” che si terrà al teatro Mercadante dal 10 al 21 febbraio. Dopo il suo ultimo impegno teatrale nel 2009 in “Peanuts” di Fausto Paravidino  diretto da Valerio Binasco, torna a calcare il palcoscenico con la produzione ERT (Ente Romagna Teatro) “Le signorine di Wilko” per la regia del lettone Alvis Hermanis, uno dei registi più interessanti della nuova scena internazionale. Elena è una delle 6 protagoniste femminili dello spettacolo. In occasione del suo arrivo in città l'abbiamo intervistata.

Debutterete a Napoli dove già hai lavorato, che rapporto hai con la città?
Mia madre è egiziana, ma lei e la sua famiglia sono originari di Procida. Lei appartiene a una di quelle famiglie che alla fine dell'800 sono andate in Egitto, ma in fondo le origini sono di quell'isola. A Napoli ci sono già stata per lavoro, ho recitato al Teatro Mercadante in “La pelle” per la regia di Marco Baiani, ma la città non la conosco bene. Per me la città di mare “principe” è Genova perché sono di lì, ma ho colto delle somiglianze con Napoli. Vedo un po' tutte le città di mare come sorelle. Quando sono in una città nuova, mi piace camminare e sentire l'aria del posto, non amo le riduzioni stereotipate dei luoghi. Ora starò due settimane a Napoli e spero di riuscire a conoscerla meglio.

Sarai in scena con “Le sorelle di Wilko” cosa significa questo spettacolo per te?
Questo spettacolo è un progetto europeo importante: andrà in scena in diversi teatri di altrettante città in Europa e, in Italia, la città che appartiene al progetto è Modena, dove abbiamo debuttato. Invece, saremo a Napoli tra poco. Credo che un progetto di questo tipo assuma anche un'altra valenza: in un momento come questo, non particolarmente bello per il teatro, in cui i lavoratori precari lo sono ancor di più, un progetto di questo tipo si dota di altre sfaccettature.

Quali?
Lo spettacolo è importante di per sé, per la sua trama, per i messaggi che comunica al pubblico, ma anche per l'idea di fondo, ovvero quella di un Teatro inteso come strumento culturale, che sia un momento diversivo, di svago e, parallelamente, di riflessione. Il tema è comune: è quello del tempo, dei ricordi, quasi una “Ricerca del tempo perduto”, sono sei sorelle che si raccontano insieme a un fratello, l'unico protagonista maschile.

Parlaci del tuo personaggio...
É una donna isolata, in disparte e questo è il suo aspetto principale. Lei è quella che ha segnato di più il protagonista. È una donna introspettiva, che tiene tutto dentro e, per questo, vivrà due momenti drammatici e inaspettati. Si sente invisibile, soprattutto agli occhi di lui di cui è innamorata.


Hai lavorato al cinema, in teatro e in televisione, preferisci uno dei tre?
Non è una domanda semplice, ognuno ha delle caratteristiche in cui mi ritrovo. Direi che dipende dal progetto che affronto. Il mio sogno è quello di un teatro più vero, più vicino alle cose della vita, anche dal punto di vista sociale, politico ed emotivo. Questo progetto è importante proprio perché non è il solito teatro, ma unisce questi diversi aspetti.
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