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Mercoledì, 28 Febbraio 2024
Cultura

Torna Il Commissario Ricciardi. Lino Guanciale: “Sono fortunato a essere entrato nel favoloso mondo Ricciardi”

Incontro con Guanciale e il cast della seconda stagione della serie ambientata nella Napoli degli anni '30 tratta dai romanzi di Maurizio de Giovanni. Dal 6 marzo su Rai1 quattro nuove indagini

“Il suo trauma, ossia vedere gli ultimi istanti delle persone vittime di morte violenta, diventa un valore etico. Ricciardi trasforma questa maledizione in una una forza dando giustizia a quei defunti dandogli sollievo e quindi essendo utile, cosa che ha determinato la sua scelta di diventare commissario. Non sempre la giustizia di Ricciardi coincide nella legge degli uomini ed è questa la grandezza eroica di questo antieroe” con queste parole piene di ammirazione Lino Guanciale parla del commissario Luigi Alfredo Ricciardi, un uomo che ormai conosce bene essendo diventato il corpo e la voce di questo personaggio creato da Maurizio de Giovanni e che dal 6 marzo ritorna su Rai 1 con quattro nuove puntate.

L’universo Ricciardi, come lo definisce Guanciale, sta tornando con altre indagini. In quel universo ambientato nella Napoli del 1933 ci sono personaggi che accompagnano il Commissario Ricciardi e che hanno contribuito ad affascinare prima i lettori e poi il pubblico della prima fortunata stagione.

Ecco che in questo agosto del ‘33 ritroviamo il fido brigadiere Raffaele Maione interpretato da Antonio Milo che lo guarda sia con stima ma anche con occhio paterno, l’amico e medico legale il gaudente Bruno Modo che ha il volto di Enrico Ianniello. Se Maione, nel suo essere sornione e ironico. rappresenta l’affidabilità e il senso del dovere, il dottor Modo è un dispensatore di gioia, nonostante il suo disincanto, vorrebbe che tutti si amassero cercando di motivare l’amico a vivere la vita con leggerezza accanto a una donna.

Se parla di presenze femminili, non mancano le due donne che se lo contendono la capricciosa e viziata Livia (Serena Iansiti) e la dolce e timida Enrica (Maria Vera Ratti), unica donna alla quale Ricciardi ha donato segretamente il suo cuore, Bambinella (Adriano Falivene) il simpatico travestito informatore di Maione.

Sono ormai personaggi che vivono da soli e in questa seconda stagione si trovano di fronte a dei cambiamenti, in parte, inconsciamente cercati. Sotto questa spinta dove scelte e sentimenti sono al centro di questo mistery, nella seconda stagione de Il Commissario Ricciardi si mantiene la stessa linea dove spicca la Napoli elegante dal ritmo molto teatrale, però c'è meno cupezza e malinconia, sembra tutto lieve, dove, si potenzia una vena umoristica.

La porta Rossa, Il Commissario Ricciardi, una sola faccia: Guanciale

“Se avete dei copioni nel cassetto sul paranormale chiamatemi perché sono il vostro uomo” dice scherzando Lino Guanciale durante la conferenza stampa de Il Commissario Ricciardi. Il caso, ha voluto che lui fosse il protagonista anche delle tre stagioni de La Porta Rossa dove il sovrannaturale e la morte vanno a braccetto, proprio come Ricciardi.

“Sono estremamente fortunato perché, nel mio percorso, ho trovato la possibilità di fare sempre personaggi che mi mettessero profondamente in discussione. In questo caso in particolare, si è trattato un po' di scalare una montagna altissima perché l'invenzione di de Giovanni su questa figura e poi sulla rete di relazioni che costruisce è una vera occasione per la fascinazione di questa narrazione perché il commissario Ricciardi e tutto il suo mondo è stata una sfida bellissima da giocare” dichiara Guanciale che in entrambe le stagioni l’ha interpretato sempre in sottrazione perché lui è un uomo di poche parole perché lui parla con gli sguardi e i gesti “Per quello che mi riguarda, io sono il più privilegiato lettore. Perché io ho avuto l'occasione di immaginarmi il mio Ricciardi non soltanto nel silenzio delle mie letture ma anche di poterlo giocare per metterlo in scena davvero. Gioco molto serio però pur sempre un gioco. Noi tutti sul set abbiamo cercato di viverla così anche in questa seconda stagione dall'ambizione giustissima, dove c’è la legittima intenzione di portare ancora più in là il discorso fatto, sempre nel rispetto di un solco importante che sta nella serie letteraria tanto amata dai lettori. Siamo stati premiati per la prima stagione e quando è stato battuto il primo ciak di questa nuova avventura sapevamo di avere una grande responsabilità perché il pubblico ha atteso il nostro ritorno è esigente.”

Perché è così amato Il Commissario Ricciardi

In questa seconda stagione c’è un cambio dietro la macchina da presa. Non c’è più Alessandro D’Alatri che mirabilmente ha dato l’impronta al lancio televisivo di Ricciardi dove la matrice teatrale domina. Ora c’è Gianpaolo Tescari.

Così come nei romanzi di Maurizio de Giovanni, c’è molto più spazio alla politica, andando ben oltre le idee antifasciste del dottor Modo, il quale in questa seconda stagione si innamora di una prostituta di un postribolo. Il progredire del fascismo avrà delle conseguenze nelle vicende dei protagonisti e dei personaggi che entrano in questa seconda stagione come la contessa Bianca Palmieri di Roccaspina e di suo marito Romualdo, donna con cui Ricciardi ha molto da condividere. 

 Si ambientano le storie accentuando gli elementi distintivi di architettura, arte, musica e costume che hanno segnato gli Anni Trenta del Fascismo: occhieggiano il Razionalismo, la gestualità monumentale, compagni di vicoli bui, di bassi claustrofobici e di fatiscenti cortili vanvittelliani abitati dagli squarci contrastati della luce del Golfo. In questo magma demoniaco e angelico che è la città di Napoli si dipanano le storie affascinanti di de Giovanni, popolate da personaggi sempre sfuggenti che presentano facce conflittuali, mescolando una apparente pura ingenuità a una crudele foga vendicativa: lucidi assassini a volte, o individui incapaci di contenere improvvisi impulsi omicidi, che Ricciardi riesce a smascherare con la sua folle testardaggine nel ricercare verità e giustizia. Quest’anno Ricciardi si avvicina il tempo di fare una scelta, perché ha inevitabilmente un’evoluzione sentimentale, cosa che, senza spoilerare, afferma Guanciale: “Nella prima stagione abbiamo visto diverse crepe che aprono la sua corazza. Si aprono falle che in qualche modo suo  insegue anche lui un desiderio di felicità. Questo anno c'è una crescita di consapevolezza di una ricerca affettiva".

Il commissario Ricciardi secondo Lino Guanciale

Il commissario Ricciardi è una potente contaminazione di generi: poliziesco, mystery e melò si mescolano per un racconto coinvolgente che, sullo sfondo della Napoli degli anni Trenta, si interroga sul senso della vita e del dolore.

Sono quattro storie che raccontano una Napoli antica abitata da uomini e donne di parola d’onore, animati da principi. Positivi e negativi che siano sono d’altri tempi fatti da una stoffa diversa da quella di oggi.

Ed è questa la maggior fascinazione per Lino Guanciale, dove il suo Ricciardi è il centro di questo mondo: “Ci sono descrizioni che Maurizio de Giovanni fa e sono state dal primo momento un punto di riferimento per me ma credo per ognuno di noi. Noi siamo partiti da quello che ovviamente c'era nei romanzi che riguardano, per esempio alcuni dettagli: Ricciardi porta le mani in tasca perché non riesce a fermarle nel momento in cui è più nervoso e lo è spesso più non si vede all'esterno. Gli occhi sono sempre vivi o di una fortissima commozione o di un modo perpetuo, alla ricerca di segni per risolvere gli enigmi che si trova davanti o per fuggire da queste manifestazioni che lo perseguitano. Ho cercato di affrontare tutto ciò, senza pensare se sarei stato effettivamente in grado di portare a casa un buon risultato.”

Per Guanciale la dote di Ricciardi sta nella sua empatia, nella capacità di mettersi in ascolto con il prossimo. Un’empatia che passa nei suoi occhi.

Quando gli chiediamo cosa ha in comune con questo personaggio che ormai si porta addosso come Ricciardi indossa il suo impermeabile, Guanciale non ha dubbi: “ è una peculiarità, la testardaggine cosa che è utile nella vita professionale. Inoltre, un tratto caratteriale che abbiamo in comune è l’amore per la discrezione”.

Per Lino Guanciale, però, Luigi Alfredo Ricciardi è un uomo esemplare, per questo, in fondo, da invidiare: “Ricciardi ha un’alta resistenza al dolore e alle dure prove a cui la la sua realtà lo sottopone. Magari io ho cercato di costruire dei punti di contatto con con questa figura, come fa qualunque attore o attrice che si trova a fare questo nostro mestiere davanti a sfide così impegnative. Ecco, Ricciardi si porta dietro anche un carico di esemplarità per come vive la sua vita, affronta il proprio mestiere e i propri guai diciamo così in tempi così duri come quelli in cui vive”.

Il dono di vedere i fantasmi delle vittime di morte violenta e ascoltare il loro ultimo pensiero, Ricciardi l’ha ereditato dalla madre. Si sa, per lui è un fardello e conosce la sofferenza che comporta: per questo fatica ad abbandonarsi al sentimento d’amore che da tempo lo lega alla dirimpettaia Enrica Colombo. Sa di non poterle concedere la gioia di avere dei figli, teme di condannarli allo stesso destino toccato a lui.

Lino Guanciale da un anno diventato papà del piccolo Pietro. Levando i nefasti della maledizione e lasciando spazio solo alla gioia di trasmettere doti belle al suo figlioletto, cosa gli lascerebbe in eredità?

“Mi auguro che mio figlio continui a essere la persona curiosa che è oggi. Siccome faccio un mestiere in cui la curiosità gioca un ruolo molto importante, in primis , spero di non perderla io, perché poi la prima cosa con cui passi qualcosa ai figli è l’esempio che dai e mi auguro che si diverta a esserlo tutta la vita, qualunque sarà il mestiere che farà”.

Ci sarà la terza stagione?

Il 6 marzo su Rai 1 la prima delle quattro puntate de Il commissario Ricciardi si aprirà con Febbre, ispirato non da un romanzo ma dai racconti che Maurizio de Giovanni ha reso protagonista questo personaggio ormai iconico nella letteratura giallistica contemporanea.

Scegliere proprio Febbre per aprire la seconda stagione è perché questo primo caso fa da specchio con il dono/maledizione di Ricciardi:  un morto al Bancolotto di vicolo della Speranzella faceva l’assistito, perché capace di ottenere dai defunti consigli sui numeri da giocare - è stato sfondato un occhio. 

Se Il Commissario Ricciardi 2 sarà premiato dal pubblico (ipotesi altamente probabile) sicuramente ci sarà la terza stagione che potrebbe, probabilmente, aprirsi con l’adattamento di Per mano mia.

 

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