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Gomorra e “sputtanapoli”, dibattito sulla serie o sulla camorra?

Sottolineare gli aspetti eventualmente diseducativi della serie targata Sky, è ancora una volta l'occasione per guardare la malavita organizzata partenopea da un punto di vista che non punta a risolvere il problema

Lettera43 attacca Gomorra, serie secondo il sito “rea” di esaltare il bullismo camorristico del degrado partenopeo. “Gomorra a Napoli è come una bomba innescata: nel vuoto di Stato che impera e nel clima da guerra che è in atto, si fa tentazione birbante, terra promessa, terno al lotto per tutte le ruote”, spiega il giornale.

“Da Caivano al rione Salicelle, dal Vomero al parco Verde, nelle famiglie - all’ora di pranzo - si discute più delle gesta di Genny, di Ciruzzo l'Immortale e del boss Savastano che del costo dei libri scolastici, dell’ennesimo omicidio sotto casa o delle bollette da pagare a fine mese”. Vero, probabilmente. Personaggi vicini ad un insieme socioculturale molto più di tanti altri, veicolati da un mezzo di comunicazione molto più potente di tanti altri.

Ma mentre i comuni del napoletano si sono interrogati se fosse il caso o meno di far girare tra le proprie strade la fiction – cattiva pubblicità per alcuni, soltanto televisione per altri – come pure Lettera 43 sottolinea, “sul martoriato territorio napoletano - dove, secondo molti, è in atto una “dominazione armata” da parte dei più feroci gruppi criminali - sarebbero ben altri i drammi su cui confrontarsi”.

È di fatti l'intero dibattito mediatico sulla serie – cui Lettera43 però non si è sottratta – ad essere difficilmente risolvibile. La camorra non esiste grazie a Gomorra, l'esaltazione di alcune figure attecchisce in territori già predisposti (per ragioni economiche e storiche, semplicemente, senza scomodare alcunché di genetico a la Rosi Bindi) ad una certa mitologia. Che sia Il Padrino o Il Camorrista o Gomorra, a monte dell'emulazione c'è il terreno fertile e non il seme. E non è cercando negative “potenzialità pedagogiche” nelle “battutacce” della fiction di Sky che si risolve il problema, tantomeno facendo passare la città intera come pronta a far propri paladini negativi che - per la stragrande maggioranza dei napoletani - restano piacevoli interpreti di una saga televisiva e nient'altro.

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