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Cultura

Paolo Genovese e Anna Ferzetti: “Felici di essere a Napoli, città dalla forte energia e dai colori cinematografici”

Intervista al regista e all’attrice che da stasera portano al Teatro Diana Perfetti Sconosciuti, adattamento del celebre film

Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata e una segreta, quest’ultima è ben protetta dalle sim dei nostri cellulari. Sono le parole che hanno accompagnato il lancio di Perfetti Sconosciuti, il film cult di Paolo Genovese. Tra il cinema e i passaggi in tv tutti hanno visto questo film che ha avuto una distribuzione mondiale dove non sono mancati dei remake in vari paesi del mondo, ma oggi è anche possibile vederlo in teatro per l’omonimo spettacolo diretto dallo stesso Genovese che, da stasera, arriva anche a Napoli al Teatro Diana.

Paolo Genovese non è nuovo agli adattamenti dei suoi film che sono diventati dei fenomeni di successo: ci sono state le serie tv di Immaturi e Tutta colpa di Freud. Stavolta, per Perfetti Sconosciuti sceglie il teatro, adattamento più consono per questa storia che racconta una cena tra amici dove si riuniscono tre coppie e un loro amico single.
Per i pochi che non conoscessero la vicenda durante questa cena il gruppo, apparentemente molto affiatato tra di loro, decide di fare un gioco della verità mettendo i propri cellulari sul tavolo, condividendo tra loro messaggi e telefonate. Metteranno così a conoscenza l’un l’altro i propri segreti più profondi.

Lo spirito di Perfetti Sconosciuti resta con i suoi spunti di riflessione che toccano un po' tutti, infatti piace molto anche la versione teatrale tanto da registrare sold out. Merito anche del cast che Genovese ha deciso di stravolgere proprio per creare un prodotto autonomo dal film. Anche per lo spettacolo di Perfetti Sconosciuti si è affidato a degli attori strepitosi che non permettono neanche involontariamente paragoni o rimandi al cast originale. In scena troviamo Paolo Calabresi, Dino Abbrescia, Valeria Solarino, Marco Bonini, Alice Bertini, Massimo De Lorenzo e Anna Ferzetti.

Per Anna Ferzetti questo è stato un anno strepitoso dove tra cinema e tv ha dimostrato il suo eclettismo che ha avuto il suo exploit con la serie de Le Fate Ignoranti dove ha ricevuto anche il Nastro d’Argento. Il successo di Perfetti Sconosciuti è la ciliegina che va su quest’anno magico.
In Perfetti Sconosciuti lei interpreta Carlotta personaggio che nel film è di Anna Foglietta, un ruolo che lei ha fatto suo allentandosi completamente dall’interpretazione data dalla Foglietta, come ci racconta quando la raggiungiamo al telefono per intervistarla insieme al regista Paolo Genovese.

Intervista a Paolo Genovese e Anna Ferzetti

Genovese, Perfetti Sconosciuti ha già una struttura teatrale. Ma quando ha deciso di portare questo cult anche in teatro? E, se e in che modo, ci sono dei cambiamenti rispetto al film visto che è uno spettacolo totalmente autonomo da ciò che si è visto al cinema?

Paolo Genovese: “La decisione è stata un po' casuale: ho scritto un adattamento teatrale per l'Argentina e che è stato messo in scena Buenos Aires dove ha avuto un successo incredibile. Il teatro, per carineria, alla millesima replica mi hanno invitato a vedere lo spettacolo quindi e vederlo in teatro, vedere la partecipazione del pubblico e come funzionava sul palco mi ha fatto venire voglia di metterlo in scena in Italia. Ecco, l'idea è venuta da lì. Ovviamente, ci sono delle modifiche, non nella sostanza perché la storia resta quella, ma l'impianto teatrale è completamente diverso nel senso che è un unicum, non ci sono le inquadrature, non ci sono i primi piani, non ci sono i dettagli sui cellulari, quindi abbiamo dovuto ripensare un unico flusso continuo di storia con gli attori sempre sul palco che potesse comunque raccontare questa storia per un'ora e mezzo senza interruzioni”.

Ferzetti, quando ti hanno proposto di essere tra gli attori del cast teatrale di Perfetti Sconosciuti, di primo acchito, cosa hai pensato?  
Anna Ferzetti: “Ho pensato che fosse una responsabilità, forse, anche un rischio perché è un grande successo cinematografico e non era detto che riportarlo teatro andasse lo stesso bene. Però, poi, il cast e la regia di Paolo Genovese mi ha molto incuriosito, per cui mi sono detta ‘perché no?’. Insomma, come noi facciamo i grandi classici che sono comunque sono in varie versioni, perché non rifare un qualcosa che è stato un grande successo di recente. Ognuno, poi, fa una sua libera interpretazione non è che dobbiamo fare un copia e incolla del film e così è stato. Abbiamo cercato di fare una cosa diversa pur essendo lo stesso identico testo perché ognuno di noi ha voglia dare una sua interpretazione, infatti anche lo stesso Paolo Genovese ha voluto nella scelta del cast, cercando qualcosa di diverso dal film”.

Lo spettacolo sta andando benissimo registrando tanti sold out confermando non solo la solidità di questo copione ma anche le aspettative del pubblico. Merito anche del cast che anche se diverso resta una delle forze. Vero che è stato un successo mondiale, ma fino a che punto poteva essere scontato il successo anche dell’adattamento teatrale visto che poi non sono passati così tanti anni dall’uscita in sala?
A.F. “Sì, non era affatto scontato. Le persone avrebbero potuto pensare: ‘ci siamo legati al film, è andato così bene. Perché andare a vederlo anche a teatro?’ Mentre è stato interessante vedere tante persone che escono soddisfatte e quando ci fanno i complimenti, ci ringraziano perché quasi è piaciuto più lo spettacolo del film, nonostante qualche volta ci dicano che sulle prime siano venuti un po' così scettici. Questo accade perché il pubblico partecipa con noi, cose che al cinema è solo uno spettatore. In teatro le persone sono più coinvolte perché è uno spettacolo dal vivo. È quindi è come se si stesse seduti lì con noi e in quel momento, in quell'istante, loro vivono insieme a noi tutto dagli imprevisti ai silenzi. Al cinema tutto è diverso, insomma, c’è sempre in qualche modo un filtro tra il pubblico e lo schermo”.

P.G.: “Sì, lo spettacolo sta andando benissimo. Dal punto di vista attoriale l’obiettivo era di non cercare dei ‘cloni’ degli attori originali ma reinventare il cast, trovando degli attori che fossero in grado di mantenere l'anima, le caratteristiche dei personaggi, però di reinterpretarli a modo loro. Non ho cercato somiglianze o cose del genere. Ho veramente voluto cambiare. Un esempio su tutti: il personaggio che faceva Valerio Mastrandrea adesso lo interpreta Dino Abbrescia, che è un attore diverso da Valerio, però lo ha personalizzato, lo ha fatto suo. Questo risultato straordinario vale per tutti gli altri attori e, sicuramente, il cast è una delle forze di questo spettacolo soprattutto per l'amalgama che sono riusciti a creare e ciò è fondamentale perché questa è una storia di un gruppo amici e tra loro c’è amicizia e armonia cose che si avvertono, andando ben oltre lo spettacolo. Io sono stato con loro in varie tournée ma soprattutto a lungo nei mesi di prova. E hanno creato veramente un gruppo che va al di là dello spazio scenico. E questo si sente poi sul palcoscenico. Perché sono affiatati. Si divertono tra di loro, si aiutano. Giocano ecco. In questa storia è importante che gli attori siano in grado di giocare sul palco”.

Infatti, gran parte del merito di questo successo teatrale è di voi attori. Appunto, avete dato una vostra chiave di lettura personale totalmente distante da quella del film dove non nascono paragoni. Anche qui un lavoro delicato e complesso. Come avete lavorato perché bastava poco per far pensare agli interpreti del film?
A.F.: “Bé, è stato un processo naturale, avvenuto da sé già dall'inizio con la scelta di Paolo, selezionando attori completamente diversi. Lui è andato in una direzione completamente opposta. Appunto come dice Paolo, se tu pensi a Valerio Mastandrea e a Dino Abbrescia, sono due personalità completamente diverse. Si lavora sullo stesso personaggio ma è normale che gli dai una tua interpretazione, una tua lettura ed è quello che è accaduto a me. Io interpreto Carlotta, che nel film è stato interpretato da Anna Foglietta. Io e lei abbiamo solo le iniziali identiche però siamo molto diverse l’una dall’altra e io leggendo il copione ho dato una mia versione di Carlotta così come lei leggendo la sceneggiatura ha dato la sua e questo è anche un po' il bello del nostro mestiere. No? Questo spettacolo permette, eventualmente, di farlo andare in giro per tanti anni con attori diversi perché è bello proprio quello. Cioè la storia è quella dove si sono delle coppie che entrano in crisi ma sono visti attori dalle caratteristiche sempre diverse”.

Ognuno di noi ha tre vite: una pubblica, una privata ed una segreta quest’ultima è ben protetta dalle sim.  Chi ha visto e vede il film e ora lo spettacolo ragiona su questo aspetto, probabilmente ogni volta che prende il cellulare in mano. Ci sono state delle persone che, con molta onestà, hanno ammesso che dopo aver visto Perfetti Sconosciuti hanno fatto qualcosa di simile scoprendo qualcosa in più dei loro compagni e amici?
P.G.: “Guardi, tantissimi ma proprio tantissimi messaggi sul mio Instagram di persone che mi raccontano, mi ringraziano, mi dicono che quello che è successo a seguito del film, sì è capitato ripeto, soprattutto ovviamente via Instagram, non di persona. Penso che l'interessante di un film come di uno spettacolo teatrale sia gli effetti che una storia ha sulla vita delle persone e questo Perfetti Sconosciuti ha degli effetti sulla vita delle persone. Sicuramente le costringe a riflettere. Se non addirittura ad agire.”

A.F.: “Ci sono stati grandi complimenti e ne sono molto contenta ma a me personalmente non sono arrivati feedback di questo tipo. Credo che ci sia sempre un po' di timore a dover dire qualcosa del genere. Nello spettacolo si sono molte risate ma secondo me secondo me si arriva a certo un punto dello spettacolo dove la gente ride anche per isteria perché si dice: ‘Cavolo, se dovesse mai succedere a me? Si sente quando la risata cambia perché è un testo stra attuale che fa riflettere, anche perché ancora oggi ci sono alcuni discorsi che si fanno fatica ad affrontare su argomenti delicati che spaventano ancora le persone della nostra generazione. Detto ciò, è bello vedere un teatro pieno, vedere le persone che escono contente ricambiando il fatto che si son presi due ore della loro del loro tempo, aver pagato un biglietto e uscire contenti. Questa è una grandissima soddisfazione per noi.”

Penso che a tutti sia sfiorato il pensiero…
P.G.: “Ah immagino che la tentazione ci sia ed è anche abbastanza normale nel momento in cui in questo piccolo oggetto c'è tutta la vita di una persona quindi il fatto di poter conoscere qualcosa che non conosciamo è un istinto atavico. Prima probabilmente era tutto nelle nostre teste quindi questo non era alla portata di mano di nessuno, oggi con gli smartphone potrebbe essere alla portata di mano di tutti quindi immagino che questo istinto sia anche normale. Io personalmente non sono mai stato tentato dal farlo perché penso che ci sia tutta una parte privata a prescindere di quali siano i contenuti che comunque vada rispettata. Mi sembra un'invasione della sfera altrui troppo violenta.”

Genovese, il successo planetario di Perfetti sconosciuti le ha sicuramente dato la libertà di portare al cinema film originali e molto particolari come The Place e Il primo giorno della mia vita uscito a gennaio, ma mi tolga una curiosità. Con molto spirito, lei ha fatto un cameo in Call My Agent-Italia dove chi interpreta il suo agente le diceva che non avrebbe mai dovuto girare Perfetti Sconosciuti. C’è stato qualcuno che voleva dissuaderla a girare questo film dicendole che non avrebbe mai funzionato?
P.G.: “Chiaramente sì! In generale, la prima volta che ho raccontato questo film c’è stata perplessità, però è normale che sia così perché quando un film ha delle caratteristiche molto particolari, molto originali, anche molto difficili come un film in una stanza tutto basato su un telefono è normale che ci possa essere della diffidenza o delle preoccupazioni sulla resa. Io stesso ne avevo delle perplessità. Penso che lo spartiacque è quello di rischiare.  Ho fatto delle commedie di successo e avrei potuto continuare su quel genere. Quando non segui il solco ti prendi delle responsabilità ovviamente nessuno può sapere come andrà un film però ti prendi anche la possibilità di fare qualcosa di nuovo e di originale che rimanga. Il nuovo spaventa sempre perché è un terreno non esplorato quindi è normale, però penso che chi fa questo lavoro debba rischiare ogni tanto, come poi io ho fatto con The Place, Il primo giorno della mia vita, cambiando sempre genere e provando a raccontare storie nuove. Ci deve essere la volontà di rischiare ma ci deve essere anche qualcuno che ti dà la possibilità di farlo e io su questo devo ringraziare molto i miei produttori che emi hanno sempre seguito sulle mie scelte”.

Ferzetti, tra cinema, teatro e le serie tv come Le fate ignoranti e Volevo fare la rockstar 2, è stata una buona annata per lei. Tutti progetti diversi che rappresentano una buona sintesi delle scelte professionali fatte fino adesso. Come li definirebbe?
A. F.: “Negli anni ho seminato e in questo momento è una fase di raccolta. Sono felice che stia arrivando e spero che non si fermi qui. Mi piace che le persone mi dicano che sono un'attrice camaleontica, diverse, che non sempre faccio le scelte sempre uguali. Questa cosa mi mette molta gioia, perché è un po' quello che io vorrei. Desidererei che noi attori non ci etichettassero, cosa che ogni tanto accade soprattutto nel nostro Paese e, soprattutto, nei ruoli femminili. Mi piacerebbe che ci possa dare la possibilità di cambiare. Questa cosa 'sta un po' cambiando e quindi sono felice di farne parte e di essere riconosciuta per questo, quindi mi prendo questo periodo e gioisco. Sono contenta di tutto quello che ho fatto spero che arriverà altro. Ringrazio molto le persone che hanno creduto in me facendomi fare cose anche lontane da me.  Mi piace sperimentare più cose possibili e ho la fortuna col mio lavoro di vivere le vite degli altri per poco tempo. Cercare di mettermi nei panni degli altri di un altro, di pensare diversamente, di reagire diversamente da come in realtà farei io è una cosa che mi affascina. Certo può capitare di sbagliare ma bisogna provare e a studiare sempre. Mio padre, fino alla fine ha continuato a studiare a essere curioso (ndr l’attore Gabriele Ferzetti). Lui questa cosa me l’ha trasmessa, me lo diceva sempre che è un mestiere che non finisce mai di stupire dove non ci si deve adagiare mai”.

Il rapporto con Napoli è speciale e da mercoledì scopriremo come il pubblico napoletano di norma esigente reagirà a Perfetti sconosciuti. Teatralmente parlando, viene spesso qui.
A.F.: “E’ emozionante essere a Napoli proprio nelle due settimane più importanti a livello calcistico. E’ bello davvero per noi partecipare all’eccitazione e alla confusione che ci sarà. A Napoli ho avuto la fortuna di farci per l'otto marzo al Teatro Mercadante con un testo della Di Maio con Paola Rota per fare una lettura. E’ stata la prima volta che entravo al Mercadante come attrice. Sto imparando a conoscere la città ma mi piacerebbe avere modo di passarci più tempo, è molto coinvolgente, presente. Io sono molto solitaria quindi sono una che ha i suoi tempi deve entrarci piano piano in alcuni luoghi e situazioni. Io vengo da una città meno forte a livello di energia. E quindi comunque ogni volta che vengo ci metto qualche giorno a prendere un po' il ritmo di Napoli, è estremamente affascinante come città, travolgente”.

Genovese, lei invece ha un legame forte con Napoli perché ha girato il suo primo film cinematografico, Incantesimo napoletano. Ha mai pensato di ritornarci per un film o per qualche serie, del resto già è stato in Sicilia per l’atteso affresco de I Leoni di Sicilia, presto su Disney+?
P.G.: “Assolutamente sì perché è vero con Napoli ho un rapporto speciale ovviamente di affetto enorme perché il primo film Incantesimo napoletano l'ho girato qui, quindi ho conosciuto la città ed è stato il film che mi ha permesso di iniziare a fare questo lavoro quindi sono legato nella buona sorte a Napoli e c'è moltissima voglia di fare un nuovo film in città, tanto che per Il primo giorno della mia vita, avevo cominciato a fare i sopralluoghi a Napoli perché volevo girare qui ma poi l'ho spostato a Roma perché quel film aveva bisogno di una città che potesse essere una qualunque città, infatti Roma è raccontata relativamente mentre Napoli ha un suo carattere, un'iconografia così forte che per quella storia non andava bene, però rimane assolutamente la voglia di fare qualche cosa a Napoli perché proprio essendoci tornato ogni angolo è cinematografico, ha i colori del cinema, ha un sapore antico e moderno allo stesso tempo ha degli attori quindi c'è molta voglia di girare qualcosa”.



 

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