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La Floridiana, il dono d’amore di Ferdinando IV di Borbone

La villa è all’interno di un enorme parco ottocentesco nel cuore del Vomero e ospita il Museo della ceramica

Il loro fu un matrimonio morganatico, quelli, in sostanza, tra persone di diverso rango sociale che impedisce il passaggio alla moglie dei titoli e dei privilegi del marito. I due sposi sono Ferdinando IV di Borbone e Lucia Migliaccio, duchessa di Floridia e, precedentemente, vedova del principe Benedetto III Grifeo di Partanna (proprietaria dei terreni su cui sorse il Parco Grifeo). Lucia, infatti, non divenne mai regina consorte: Ferdinando la sposò in seconde nozze e come segno d’amore volle farle costruire una villa là dove si trovava la tenuta del principe Giuseppe Caracciolo di Torella, un ampio appezzamento sulla collina del Vomero.

L'architetto Antonio Niccolini ebbe l'incarico di ristrutturare la vecchia costruzione e tra il 1817 e il 1819 realizzò la villa – la “Floridiana” - in stile neoclassico e l'omonimo parco in stile romantico. Viali e sentieri furono sistemati a verde dal direttore dell'Orto botanico di Napoli Friedrich Dehnhardt che ornò il parco con 150 specie di piante tra cui lecci, pini, platani, palme, bossi e una ricca collezione di camelie. Gli elementi naturalistici furono intervallati da finte rovine, statue e piccole costruzioni, in parte ancora esistenti, come il “teatrino della Verzura”, struttura a pianta ellittica delimitata da una siepe di mirto, da quinte arboree sulla scena e da una doppia gradinata di piperno nella platea.

Due gli ingressi al parco: il primo su via Cimarosa, il secondo su via Aniello Falcone. Al termine dei lavori le ville erano due: villa Lucia e villa Florìdia. La facciata settentrionale di quest’ultima, con le spalle al mare, si sviluppa su due piani: Niccolini mise insieme materiali diversissimi, dalla pietra lavica allo stucco bianco. Una scala a tenaglia divisa in due rampe simmetriche si protende verso lo scenografico scalone marmoreo che rappresenta il tramite simbolico tra la villa e il parco.

Alla morte della coppia, il complesso fu ereditato dai figli del primo matrimonio della duchessa e dopo vari passaggi di proprietà fu acquistato dallo Stato nel 1919, che qui espose la collezione di ceramiche ricevuta in donazione da Maria Spinelli di Scalea, ereditata dallo zio Placido di Sangro, duca di Martina, da cui il museo prende il nome. Oltre seimila oggetti provenienti da ogni parte del mondo (un intero piano è dedicato a porcellane cinesi e giapponesi) accanto agli appartamenti privati della duchessa e delle dame.

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