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Venerdì, 28 Gennaio 2022
Cultura

Expo Dubai: la Regione Campania presenta l'ecosistema digitale per la cultura" e "Procida capitale della Cultura 2022"

Con l'ecosistema digitale per una fruizione integrata dell’offerta culturale regionale, costruito nei mesi scorsi, la Regione Campania ha voluto sintetizzare tutto il proprio ambito culturale, dal bibliografico allo storico-artistico, dall'attivistico al cinematografico, dallo spettacolo dal vivo alla lirica. E poi c’è l’esperienza vissuta, che nel 2022 porta a Procida Capitale della Cultura: così la Campania si è mostrata ieri all’Expo di Dubai.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di NapoliToday

Un portale immersivo con itinerari guidati, multimediali e 3D che racchiuda tutto il patrimonio culturale, museale ed espositivo della Regione Campania: è “l'ecosistema digitale per la cultura”, presentato ieri, 6 dicembre, all’Expo di Dubai durante l’evento “Digital ecosystem of culture: protecting the past to build the future” in occasione della settimana dedicata alle bellezze, alla cultura e alle imprese campane. “Non si tratta di un progetto, ma di un programma che – ha spiegato Rosanna Romano, direttore generale per le Politiche culturali ed il Turismo della Regione Campania - si rivolge a studenti, visitatori, cittadini, imprese, bibliotecari, attivisti. Abbiamo voluto sintetizzare all'interno di questo grande ecosistema tutto il nostro ambito culturale, dal bibliografico allo storico-artistico, dall'attivistico al cinematografico, dallo spettacolo dal vivo alla lirica. https://www.youtube.com/embed/wjvmKG-KJW0?rel=0 “L'investimento – ricorda Romano - è stato di circa 30 milioni di euro ed è servito per creare una piattaforma, un unicum che raccoglie oltre diecimila schede di catalogo e oltre 46mila nuove schede, per gli operatori che necessitano di approfondire la conoscenza delle nostre collezioni”. E ancora: “oltre un milione di pagine di libri antichi, oltre 900mila carte e documenti di archivio, foto, video, audio, dischi in vinile antichi, ricostruzioni in 3D”. “Una sorta di macchina del tempo con ricostruzioni storiche geo-localizzate – ha specificato Carmine Romano, responsabile della digitalizzazione del Museo Capodimonte – un lavoro immenso fatto per la maggior parte durante il periodo del Covid che ha impegnato una grande squadra di professionisti”. “L’inizio del cambiamento per conoscere, scoprire e riscoprire il nostro Patrimonio” l’ha definito Sylvain Bellenger, direttore del Museo e del Bosco Capodimonte, che però ha messo in guardia i futuri fruitori del portale: “Con la tecnologia si possono tradurre le collezioni, l’architettura, il bosco, enorme, con il suo museo della Botanica; ma non si possono tradurre le emozioni: per questo, per provare emozioni autentiche, si deve venire in Campania e si devono visitare i nostri musei”. IL VIRTUALE PROPEDEUTICO AL REALE E’ d’accordo anche Luigi Vicinanza, Presidente della Fondazione Cives- Mav Ercolano: “Durante i lunghi mesi di pandemia e lockdown abbiamo sperimentato le visite virtuali a pagamento, e sono state un successo: ma non sono sostitutive di quelle reali, al contrario, hanno invogliato a venire a visitare Pompei ed Ercolano non appena possibile. Come dico sempre – ha proseguito Vicinanza - quando si va a visitarle, sarebbe necessario passare prima per il museo archeologico virtuale per capire com'erano splendide e com'erano strutturate queste due incredibili città, e poi immergersi nel percorso del parco archeologico. “Se il rischio del digitale è quello di travalicare la realtà stessa – ha sottolineato Vicinanza - noi cerchiamo di essere il più possibile scientifici e rigorosi: abbiamo scelto di evitare l'"effetto wow", l'effetto speciale hollywoodiano che sarebbe così facile da ottenere. Nel campo culturale, il digitale deve essere il più possibile fedele alla ricostruzione dei luoghi. Le nostre ricostruzioni, da quella del teatro antico a quella di Villa dei Papiri, che è ancora sottoterra, e tutte quelle del resto delle città, sono validate dagli archeologi. È possibile far rivivere Pompei ed Ercolano, due città distrutte più di mille anni fa? Noi ci proviamo”. IL PASSATO CHE RIVIVE Numerosissime le testimonianze dei direttori e dei responsabili delle diverse realtà espositive campane: la Presidente del Museo Madre Angela Tecce ha spiegato come si coniughi la storia più antica della città di Napoli con lo sguardo alla contemporaneità che offre il Madre, Paolo Giulierini, Direttore del Museo Archeologico, in collegamento da Napoli, ha mostrato a Dubai le collezioni che ospita, dalla statuaria antica alle antichità vesuviane; sempre in collegamento dall’Italia, Alessio Vlad, direttore artistico del Festival di Ravello ha lasciato spazio alla musica, mentre Fabio Pagano, il direttore del Parco Archeologico dei Campi Flegrei ha scelto di raccontare l’assoluta unicità della “Pompei sommersa”, il Parco sommerso di Baia: “un luogo di archeologia prepotente in cui la bellezza si era concentrata sotto forma di ville, palazzi e stabilimenti termali, dove molte persone importanti del mondo antico avevano scelto di vivere o di passare le vacanze. A causa del bradisismo, 200 metri di costa sono stati abbandonati dalla terra e conquistati dal mare e per vedere quelle storie sotto forma di muri, mosaici e statue bisogna immergersi, o con le bombole oppure con speciali imbarcazioni dalle chiglie trasparenti, che permettono immersioni nel tempo, in uno spazio assolutamente particolare”. PROCIDA NON SI ISOLA Se però si parla di Campania e di Cultura, non si può non dare spazio a Procida, che l’anno prossimo sarà capitale italiana della cultura, nominata dal National Geographic come uno dei 25 luoghi da visitare: "Nell'epoca in cui tutto è proiettato al digitale – spiega Agostino Riitano, direttore di "Procida capitale della cultura 2022", Procida nasce, al contrario, in un ecosistema prettamente culturale. Lo slogan che abbiamo scelto è" la cultura non isola", e per la sua candidatura abbiamo messo al centro la cultura come legame, non come intrattenimento: il legame tra persone che, in quanto abitanti di un'isola, sono tradizionalmente isolate. L'isola, infatti, poneva un tema di riflessione importante: l'insularità che cerca di costruire relazioni come fossero arcipelaghi. Non si tratterà di un grande evento – continua Riitano- ma di una politica pubblica di cultura locale che sarà incentrata su legame e lontananza, ritorno e partenza”. Il 22 gennaio 2022 “partirà dunque il nostro programma culturale, 330 giorni di programmazione, 150 eventi, più di 350 artisti che vengono da 45 Paesi del mondo e quattro filoni principali: agenti critici del cambiamento, industrie culturali creative, rapporto tra processi e di trasformazione urbana e innovazione social, turismo: chi arriva, chi ospita e chi vuole tornare”.

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