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Villa Santarella al Vomero. Foto di Chiara Di Martino

Villa Santarella al Vomero. Foto di Chiara Di Martino

Tra Chiaia e il Vomero, i palazzi di Eduardo Scarpetta

L’autore di “Miseria e nobiltà” e “Il medico dei pazzi” si fece costruire prima l’edificio di via Vittoria Colonna e poi la Villa Santarella a via Sanfelice

Una vita movimentata, fatta di successi e anche di pettegolezzi: certamente può definirsi una esistenza vivace quella di Eduardo Scarpetta, considerato uno dei protagonisti del teatro dialettale e autore di commedie famosissime come “Miseria e nobiltà”, “Un turco napoletano”, “O’ Medico dei Pazzi”, interpretate e rese ancora più celebri dalle interpretazioni di Totò. Napoli porta ancora il segno della sua presenza, non soltanto nelle opere che gli sono sopravvissute né solo per l’eredità lasciata al teatro attraverso i figli – legittimi e illegittimi, come i tre fratelli De Filippo – ma anche nella sua architettura. Due sono infatti i palazzi che Scarpetta si fece costruire quando, raggiunta una discreta fama, poté permetterselo. Il primo, la sua “residenza” ufficiale, in via Vittoria Colonna 4, che il commediografo commissionò all’inizio del Novecento – anche se la targa sul palazzo lo data 1880 - allo stesso architetto del Teatro Bellini, Vincenzo Salvietti. Quattro piani e, nell’atrio, tre statue - la Monaca, il Musicista Felice Sciosciammocca e la Santarella - che l'attore fece scolpire per celebrare il successo, appunto, della sua commedia “Santarella”. Il fregio del portone mostra una musa che reca una tromba e una maschera.

Scarpetta era nato in un bel palazzo a Santa Brigida ma dopo la morte del padre la famiglia cadde in rovina: a 14 anni fu notato da Antonio Petito, figlio dell’interprete di Pulcinella, e iniziò così la sua ascesa. Sposato dal 1876 con Rosa De Filippo (con cui ebbe tre figli, Domenico – che molti considerano in realtà figlio naturale del re Vittorio Emanuele, con cui Rosa avrebbe avuto una relazione -, Vincenzo e Maria) aveva poi intrecciato una relazione con la nipote della moglie nonché sarta della compagnia teatrale, Luisa De Filippo. Con lei ebbe Eduardo, Peppino e Titina – nati e vissuti, probabilmente, tra via Bausan e via Ascensione e che mantennero per tutta la vita il cognome della madre - figli ed eredi dell’arte del teatro.

Con gli incassi della commedia Santarella che aveva portato in scena al Teatro Sannazaro Scarpetta si fece costruire un secondo palazzo, una villa sulla collina del Vomero, chiamata appunto “Villa La Santarella”, splendido esempio di Liberty napoletano. Su una delle facciate, esattamente all’incrocio tra via Luigia Sanfelice e via Palizzi, ancora oggi, campeggia la scritta da lui voluta “Qui rido io”, accompagnata dal suo nome. Celebri furono le feste qui tenute da Scarpetta in occasione dell’onomastico della figlia Maria, così come famosi erano gli spettacoli di fuochi d’artificio che faceva organizzare in queste occasioni e che erano visibili da ogni parte della città. Dopo pochi anni, però, la moglie Rosa la fece vendere perché spaventata dal silenzio circostante: il Vomero, a inizio Novecento, non aveva ancora avuto lo sviluppo urbano esploso a partire dagli anni Cinquanta. Scarpetta muore nel 1925 ed oggi riposa nella cappella riservata alle famiglie De Filippo, Scarpetta e Viviani al Cimitero di Poggioreale a Napoli.

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