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Lunedì, 28 Novembre 2022
Cultura

A Venezia a Napoli “House of Cardin”, il doc che racconta senza filtri Pierre Cardin

All’Institut français chiude con successo la rassegna diretta da Antonella Di Nocera. Presente anche il nipote del celebre stilista, Rodrigo Basilicati Cardin

L’edizione 2019 di Venezia a Napoli conclude con risultati soddisfacenti: sale sempre piene per le proiezioni, affluenza di pubblico agli incontri e ai talk con i protagonisti internazionali che hanno animato le sezioni dell’ultima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un’annata che ha coinvolto sempre di più i ragazzi e studenti, dimostrando quanto anche i più giovani siano sempre più ‘affamati’ del cinema d’autore trovando in rassegne come Venezia a Napoli un’occasione per scoprire e vedere film e cortometraggi a volte penalizzati dalle distribuzioni. Gloria al merito ad Antonella Di Nocera e al suo team spingendoli a continuare anche in futuro verso questa direzione contribuendo a diffondere chicche del cinema d’essai.

Sotto il segno della qualità è anche la serata di chiusura di Venezia a Napoli con “House of Cardin” il docufilm sullo stilista Pierre Cardin proiettato all’Institut français, una delle tante case della rassegna. Presentato come evento speciale alle Giornate degli Autori di Venezia, il documentario è diretto da P.David Ebersole e Todd Hughes, coppia amica di Monsieur Cardin che hanno deciso di realizzare un omaggio a uno degli stilisti che negli anni ’60 ha rivoluzionato l’haute couture, inventando il prêt-à-porter. «Abbiamo conosciuto Pierre come amico e ci ha insegnato a vivere, amare e creare con la sua saggezza e generosità? di spirito. Abbiamo avuto davvero il grande privilegio e la responsabilità? di raccontare la sua storia epica>> hanno dichiarato durante la promozione veneziana del film e che dovrebbe arrivare nelle sale nel 2020 con I Wonder Pictures, in collaborazione con Sky Arte e Unipol Biografilm Collection.

“Il mio passatempo preferito? Bè, il lavoro!” questa frase che Pierre Cardin dice nel documentario è l’espressione dell’energia dello stilista che ancora a 97 anni ha inventiva, voglia di fare e , come mostrano anche i filmati inediti presi dal suo archivio privato, lo hanno spinto a osare nella moda ma anche a intraprendere avventure che per molti sarebbero stati sfide impossibili: è stato il primo a realizzare una sfilata sulla Muraglia Cinese affermandosi così anche sul mercato cinese in anni impensabili.

I racconti dei giornalisti di riviste come Vanity Fair ed Elle, di star che ha vestito e di top model che hanno sfilato per lui come Sharon Stone e Naomi Campbell, i ricordi sui suoi amori, sui suoi primi passi mossi come sarto alla Maison Dior, sulle sue origini venete (Cardin è nato a Treviso e a due anni con l’avvento del Fascismo si è trasferito in Francia con la sua famiglia), le dichiarazioni sardoniche e senza peli sulla lingua dello stesso Cardin contribuiscono a dare un ritratto fedele della sua modernità unita a quel suo istinto di vedere oltre precorrendo sempre e comunque i tempi, facendo conoscere l’uomo che c’è dietro all’impero della moda che ha costruito.

A essere oggi sostegno del marchio c’è il suo pronipote, Rodrigo Basilicati Cardin, direttore generale di Pierre Cardin group. Anche per Venezia a Napoli c’è lui a rappresentare suo zio, che ha incontrato per la prima volta solo 25 anni fa, portando avanti i suoi progetti che vanno oltre l’alta moda. Non tutti sanno che Cardin è attivissimo anche nel teatro producendo spettacoli che mettono in connessione le arti e che, soprattutto, promuovono i giovani talenti uno su tutti l’adattamento in musica de Il Ritratto di Dorian Gray che nel luglio del 2018 è andato in scena al Teatro di San Carlo e che tra qualche settimana partirà per una tournée a Los Angeles. «Quando ha aperto a Parigi l’Espace Cardin si è posto l’obiettivo di proporre artisti sconosciuti producendo pièce d’essai. Non gli interessava ciò che era già noto. L’ha fatto da subito già con i primi spettacoli dove è stato lanciato un diciottenne Gérard Depardieu notando subito il suo talento. In quest’operazione è riuscito a coinvolgere anche Jeanne Moreau che già era una stella del cinema francese. In 50 anni mio zio ha prodotto più di 600 opere teatrali - racconta Rodrigo Basilicati Cardin alcuni minuti prima di incontrare il pubblico della Sala Dumas del Grenoble. - Quando ha lasciato l’Espace Cardin alla città di Parigi, a Lacoste all’interno del castello appartenuto al Marchese De Sade ha fondato un festival teatrale che quest’anno è alla sua diciannovesima edizione dove ogni anno produce circa 12 spettacoli. L’ultima cosa che abbiamo prodotto e che attualmente è in scena in Francia è Rimbaud/Verlaine».

L’amore che ha avuto per il cinema e il teatro è sempre stato importante nella formazione e nel lavoro di Pierre Cardin accentuando il suo ecclettismo quando a 23 anni è stato assistente di uno dei più grandi costumisti della storia del cinema italiano, Piero Tosi. Proprio in quegli anni si è avvicinato alla cultura italiana e ha iniziato a conoscere la Campania: «Noi siamo veneti. Io stesso sono nato e cresciuto a Padova dove mio nonno fratello più grande zio Pierre è rimasto anche dopo la partenza della nostra famiglia in Francia. Collaborando con Tosi e sul set di Mauro Bolognini è stato immerso dall’arte e regioni italiane. Nei weekend in cui non lavorava ai costumi per il film di Bolognini e a quelli per La Bella e la bestia di Jean Cocteau andava a Capri. Si era totalmente innamorato dell’isola. Ci veniva spesso con personaggi come Pasolini, Visconti o Anna Magnani. E io, proprio con mio zio, sono stato per la prima volta a Napoli e in alcuni posti della Campania come Amalfi durante un viaggio fatto in auto».

Il suo coraggio che spinge anche alla ricerca continua nel trovare nell’atto creativo che sia destinato per la moda o per l’arte dei codici originali unici uscendo anche dalle tendenze imposte dal mercato è un leitmotiv in “House of Cardin”. E’ un inno che lancia e che, si spera, venga instillato nelle nuove generazioni. Trovare quel senso di unicità che contraddistingua e che nonostante l’essere al passo con i tempi balzi agli occhi essendo il vero simbolo di riconoscimento. Coraggio, intraprendenza e voglia continua di sperimentare sono stare le basi che a 27 anni lo hanno spinto ad aprire la sua prima maison e che oggi lo spingono a entrare in contatto con i ragazzi lasciando un’eredità artistica e spirituale che in qualche modo faccia da monito. «Zio Pierre spinge molto i ragazzi a non aver paura a essere degli innovatori e di non restare attaccati alle regole che la moda del momento impone. Non bisogna imitare perché è più facile la vendita di una collezione piuttosto che di un prodotto. Questo è il modo più sicuro per non vendere nulla. Oggi i giovani designer confondono l’operazione di gusto con la creatività - spiega Basilicati Cardin - Io stesso sono un designer per cui capisco le ansie dei giovani che attualmente lavorano nelle maison di moda che hanno un tempo limitato di tre anni per portare a casa dei risultati legati alle logiche del mercato, alle campagne pubblicitarie imposte dalle griffe e quindi si tende a imitare l’eleganza e gli stilemi di altri stilisti senza avere un proprio stile. Pierre invece scuote i ragazzi a rischiare per trovare uno stile personale, che li renda riconoscibili senza leggere l’etichetta».

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