Deindustralizzazione e mafie: il caso di Torre Annunziata

Una ricerca guidata dallo storico Isaia Sales fa luce sui processi di connessione tra la dissoluzione del sogno industriale della 'Manchester del Sud' e l'evoluzione dei locali scenari criminali

(Palazzo Fienga di Torre Annunziata)

Le crisi industriali influiscono sulla nascita dei fenomeni criminali? A questa domanda risponde la ricerca “Deindustrializzazione e mafie: il caso di Torre Annunziata”, finanziata dalla Fondazione Polis e realizzata dal centro ricerche “Res Incorrupta” dell'università Suor Orsola Benincasa, presentata a Palazzo Criscuolo, lunedì 2 dicembre.

Nella “sala delle armi” del Museo dell'Identità oplontino, sede storica del Comune, i ricercatori protagonisti dello studio hanno incontrato i cittadini torresi per illustrarne i risultati. Presenti alla tavola rotonda Isaia Sales, docente di “Storia delle mafie” del Benincasa, responsabile della ricerca e segretario scientifico del centro “Res Incorrupta”, il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli, coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, don Tonino Palmese, presidente della fondazione Polis, Simona Melorio, coordinatrice della ricerca, e il nostro Vincenzo Sbrizzi, giornalista e ricercatore.

A fare gli onori di casa è stato il sindaco di Torre Annunziata, Vincenzo Ascione che ha seguito dagli inizi l'evoluzione dello studio. Una ricerca che ha provato a fare luce su un periodo fondamentale per la storia cittadina. La crisi industriale esplosa nel dopo terremoto del 1980 praticamente contemporanea al fenomeno del contrabbando prima e della nascita del clan Gionta poi.

Un'escalation che ha portato dal punto di vista economico alla dissoluzione del polo industriale oplontino, che si era guadagnato l'appellativo di “Manchester del Sud”, e dal punto di vista criminale a una serie di faide che hanno toccato il loro picco di drammaticità con la strage di Sant'Alessandro del 1984 e l'omicidio del giornalista Giancarlo Siani, inviato a Torre in quegli anni dal Mattino.

Attraverso lo studio di questi due binari, l'evoluzione economica cittadina e la nascita dei fenomeni criminali, i ricercatori hanno analizzato un caso per certi versi paradigmatico che ha fornito conferme sul ruolo delle crisi economiche nell'evoluzione degli scenari criminali. Una ricerca che ha ripercorso le vicende cittadine a partire dall'inizio dell''800 fino ad arrivare ai giorni nostri e che ha avuto negli anni '70 e '80 il suo focus principale. Particolare attenzione è stata dedicata all'analisi dei dati demografici, occupazionali e delle statistiche dei reati di sangue, gli omicidi in particolare. Per il loro reperimento sono stati utilizzati gli atti giudiziari, gli atti ufficiali del Comune, le pubblicazioni scientifiche, le rassegne stampa degli articoli dell'epoca oltre che le interviste a testimoni privilegiati di quel periodo storico.

La ricerca dei dati ha, infine, potuto contare sull'opera certosina della Polizia di Stato, attraverso il reperimento e l'analisi dei dati di Nunzia Brancati che è riuscita a ricostruire ogni singolo delitto commesso a Torre Annunziata dal 1980 al 1918, della giornalista e ricercatrice Rita Annunziata e degli stagisti Antonio Pelliccia e Roberto Scotti. L'opera si è avvalsa inoltre della consulenza di Antonio Fisichella.

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