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Ferzan Ozpetek: “Napoli è una città in cui tutto si mescola"

Il regista ed Edoardo Leo raccontano La Dea della Fortuna, il loro ultimo film con coprotagonisti Stefano Accorsi e Jasmine Trinca. Da oggi nelle sale cinematografiche

La Dea Fortuna è il film più personale di Ferzan Ozpetek. Non ci sono dubbi in merito. Racconta la vita e come lui la sente. E’ intimo e questo aspetto è stato colto anche dal suo cast che si è lasciato guidare da lui, lasciandosi coinvolgere dall’universo di Ozpetek, chi per la prima volta come per Edoardo Leo e Jasmine Trinca, chi per la terza volta come Stefano Accorsi, che ritorna a lavorare con lui dopo Le Fate Ignoranti e Saturno Contro per raccontare ciò che secondo lui è famiglia  in un film che esce nei cinema a una settimana dal Natale. 

E’ empatico Ferzan Ozpetek, accogliente, caratteristiche che emergono quando si chiacchiera con lui e si capisce come frammenti di realtà, di episodi vissuti entrino nei suoi film dando l’input per raccontare una storia. Così è accaduto anche per La Dea Fortuna che nasce da un evento luttuoso che ha colpito la sua famiglia, la morte del fratello, padre di due gemelli di 12 anni: “Mia cognata mi ha chiesto di prometterle che qualora accadesse qualcosa anche a lei io e il mio compagno Simone ci saremmo presi cura dei miei nipoti. Ho riflettuto tanto a come cambierebbe la nostra vista se due bambini arrivassero in casa nostra. Ne ho parlato con Gianni Romoli con cui quasi sempre scrivo i miei film e abbiamo deciso di scrivere la sceneggiatura di La Dea fortuna”, racconta Ferzan Ozpetek. “Mi piaceva raccontare il cambiamento di una coppia dopo molti anni di vita insieme ed è bello che l’idea della passione si trasformi in un sentimento diverso. Secondo me apre un mondo vedere come il tuo compagno si relaziona con i bambini. Cambia la percezione che si ha di lui”.

La storia di un cambiamento

I bambini sono visti come un miracolo perché fanno vedere le persone e le cose sotto un’altra luce. La coppia protagonista de La Dea Fortuna è composta dallo scrittore un po’ intellettualoide Arturo (Accorsi) e dall’idraulico Alessandro (Leo), insieme da 15 anni. Il loro amore sembra quasi svanito perché sopraffatti dalla crisi dove ancora di più prendono il sopravvento le loro differenze rendendoli apparentemente quasi incompatibili.

All’improvviso si trovano ad avere a che fare con la presenza dei due bambini della loro amica Annamaria (Jasmine Trinca) che glieli affida per qualche giorno. La convivenza con i piccoli rivoluziona i loro equilibri nel bene e nel male. Per Arturo ed Alessandro è un viaggio dei sentimenti durante il quale riscoprono i sorrisi, la delicatezza nel parlarsi e una nuova dimensione del loro amore che sembrava perso, cosa che a volte capite nelle coppie. "Il fatto che sia una coppia omosessuale è irrilevante. E’ una storia universale che racconta di due persone in una fase precisa della loro storia al di là dell’orientamento sessuale” precisa Ozpetek.

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La potenza dei simboli e l’amore per Napoli

Il film si apre con una coppia appena unita civilmente che festeggia in casa di Alessandro e Arturo già in pieno conflitto.  Un contraltare potente dal punto di vista simbolico. Ferzan Ozpetek è un uomo che dà valore ai simboli, a tutto ciò che comunicano. “Credo tantissimo ai segni del destino. Credo alle fate e ai segni che arrivano dando una sicurezza strana. Quando non arrivano non è mai un bene. Sono un turco-napoletano misto” dice Ferzan ridendo.

Non si lascia sfuggire l’occasione per parlare di Napoli. Lui è riuscito a capire l’essenza della città che, adesso, sente ancora più sua dopo aver ricevuto lo scorso 29 marzo la cittadinanza onoraria di Napoli: “Napoli mi affascina nelle sue contraddizioni. Mentre sei in giro puoi trovare un palazzo nobile, ricco e dopo 50 metri ti ritrovi in un quartiere povero. E’ una città pagana ma anche molto cristiana. E’ realistica ma anche estremamente superstiziosa. E’ fatta di contraddizioni e lascia molto spazio alle intuizioni. Proprio questi elementi, al tempo, mi hanno aiutato a girare ‘Napoli Velata’. E’ meraviglioso come a Napoli le cose si mischino”. 

Quando gli si chiede cosa non veda l’ora di mangiare quando ritornerà a Napoli Ferzan risponde: “Sono dipendente dalla pizza napoletana. Quando sono qui vado spesso da Gino Sorbillo e da Enzo Coccia”, persone e luoghi che come la storia, l’arte, i vicoli e le strade ormai ha imparato a conoscere bene da quando ha realizzato ‘Napoli Velata’ e quando alcuni anni prima ci ha vissuto per circa due mesi per preparare l’allestimento de ‘La Traviata’ al Teatro di San Carlo. Proprio al San Carlo è ritornato per dirigere un’originalissima versione da sold out di Madama Butterfly che per lui rappresenta un altro impercettibile segno: “E’ stata un’altra piacevole coincidenza che mentre ero a Napoli per la Butterfly ‘La Dea Fortuna’ era in fase di preproduzione”.

Amici, cibo e musica

“Non voglio mai dare un messaggio nei miei film. Mi piace raccontare ciò che conosco e in questo caso con ‘La Dea Fortuna’ ho raccontato il mio stato d’animo del momento” spiega il regista. Infatti, anche in questo film sono presenti dei punti capisaldi nel suo cinema. Ci sono gli amici, che oltre a dare quel senso di piccola comunità di supporto, rappresentano la famiglia che si è liberi di scegliere. C’è il viaggio che aiuta a far luce sui propri sentimenti e poi il cibo con quelle belle tavolate che sembrano mettere tutto a posto per poche ore.

E’ raro che manchi il cibo nei suoi film, tanto che più volte ha dichiarato che se non avesse fatto il regista probabilmente sarebbe diventato cuoco perché: “Adoro la loro creatività. Mi piace cucinare ma non i piatti elaborati che vanno tanto di moda. Mi piace la cucina semplice, casereccia”. 

Poi c’è la musica che è un’altra protagonista delle sue pellicole e che per La Dea Fortuna ha la voce di Mina per la canzone ‘Luna Diamante’ di Ivano Fossati. La musica è essenziale per Ferzan: “Quando scrivo un film la musica mi suggerisce l’immagine di una scena. E’ importantissima nel suono di un film, aiuta a dare la chiave giusta. Per quanto riguarda Mina, lei ha amato la sceneggiatura e desiderava che il brano fosse nel film”. 

La prima volta sul set di Ozpetek

Edoardo Leo per anni ha atteso la telefonata di Ozpetek per girare un film con lui e oggi eccolo qui, grato per il ruolo che gli ha regalato: “Il mio è un personaggio complesso caratterizzato da due lati opposti: la sua apparente sicurezza e la sua fragilità. Alessandro e Arturo sono uniti da un grande amore sotterraneo che non riescono più a coltivare giorno per giorno a causa dei loro continui battibecchi, delle loro manie. I bambini sono l’elemento esterno che aiuta questa coppia a trovare un nuovo equilibrio”, racconta l’attore in questi giorni anche in tv su Rai1 con la fiction ‘Ognuno è perfetto’.

Leo si è trovato su un set in cui si è creata una magica alchimia: “E’ una cosa rara che accada a quasi 50 anni, indispensabile per raccontare una storia dove l'amore è declinato in tutte le sue accezioni: quello di coppia, quello d'amicizia e quello tra genitori e figli. Con Stefano Accorsi c’è subito stata intesa ed è stato importante perché lui mi ha anche aiutato a capire come Ferzan si muove sul set” dice Leo e aggiunge “Quando lavori con autore come lui è un brivido unito a un certo spaesamento per entrare nella sua dimensione. E’ stata un’avventura davvero indimenticabile”.

Sui set di Ferzan Ozpetek pare che la sorpresa sia un imperativo perché la scena scritta sul copione potrebbe essere girata in un altro modo. Il fattore ‘imprevisto’ ha stimolato Leo e gli altri attori del film: “Ferzan è un regista che prende molto dalla realtà e dalle persone che lo circondano. Come dice Stefano, quando gira i film lui assedia i quartieri perché cala un pezzo di vita. La vita esplode nel cinema di Ferzan Ozpetek”.
 


 

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