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L'ingresso del Conservatorio San Pietro a Majella

L'ingresso del Conservatorio San Pietro a Majella

San Pietro a Majella, dove nasce la musica a Napoli

Da Bellini a Muti, molti gli allievi celebri del Conservatorio: anche Mozart venne in città affascinato dai suoi maestri

La musica a Napoli è ovunque. Ma c’è un luogo dove, più di tutti, la musica è di casa ed è il Conservatorio di San Pietro a Majella, nel cuore del centro di Napoli alle spalle di Piazza Bellini. Un’istituzione antica dove si sono formati nomi prestigiosi del panorama internazionale come Vincenzo Bellini, Francesco Paolo Tosti fino al direttore d’orchestra Riccardo Muti, e che ha avuto anche direttori celebri: tra i tanti, Gaetano Donizetti, Giovanni Paisiello, Saverio Mercadante e Francesco Cilea, che del Conservatorio era stato anche allievo. Il Conservatorio nacque nel 1807 come “Real Collegio di Musica” con decreto di Giuseppe Napoleone, e vide confluire nella nascente struttura quattro istituzioni nate come orfanotrofi e dove, accanto al catechismo, ai bambini venivano impartite lezioni di canto già dal Cinquecento. Le quattro istituzioni erano il “Santa Maria di Loreto”, quello della “Pietà dei Turchini” (dove si esibì Mozart), quello di “Sant'Onofrio a Capuana” e quello dei “Poveri di Gesù Cristo”.

Dal 1826 la sede si sposta dal convento di via San Sebastiano a via San Pietro a Majella 35, dove si trova oggi. Da luogo deputato all’insegnamento della musica, il Conservatorio inizia ad attirare anche opere d’arte come i busti e i ritratti di musicisti, e finanche strumenti donati da personalità illustri. Così fece, con la sua collezione di ritratti a olio, il bibliotecario Francesco Florimo. La scuola, fin da subito, consacra il Settecento napoletano nel mondo intero: la città, con l’ascesa di Carlo di Borbone, diventa attrattore naturale di cultura: arte, architettura e anche musica riconoscono alla città un ruolo centrale.

Persino il padre di Wolfgang Amadeus Mozart – Leopold, compositore e violinista tedesco - ne ebbe sentore, tanto da comunicare alla moglie di voler partire per Napoli per mettere a frutto le potenzialità del figlio, all’epoca 14enne. La famiglia arriva in città nel 1770 e, dopo essersi stabilita inizialmente presso il convento degli Agostiniani a San Giovanni Carbonaro, al civico 9 dell’attuale via Cardinale Seripand, incontra, grazie all’intercessione del cardinale romano Pallavicini, il ministro e consigliere del re Bernardo Tanucci. “Quando avrò composto un’opera per Napoli mi si ricercherà ovunque: con un’opera a Napoli ci si fa più onore e credito che non dando cento concerti in Germania“, scrisse poi il compositore qualche anno più tardi. Non riuscì a suonare davanti al re – presso il quale ottiene solo visita di cortesia nella cappella palatina della Reggia di Portici - ma dedicò il suo soggiorno napoletano – durato complessivamente sei settimane - allo studio della sua produzione musicale, che ne influenzò la carriera.

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