Udite, udite i ragazzi de ‘La Compagnia del Cigno’ son tornati!

Intervista al regista e sceneggiatore napoletano Ivan Cotroneo, ideatore della serie amata da milioni di spettatori riproposta su Rai2 in attesa che cast e troupe ritorni sul set per la seconda stagione. Una conversazione in cui l’autore dice la sua sugli ipotetici scenari del cinema durante la Fase 2

Per la gioia di coloro che l’anno scorso hanno adorato le avventure dei ragazzi de ‘La Compagnia del Cigno’ sappiate che sono tornati in replica su Rai2. La serie diretta dallo scrittore e sceneggiatore napoletano Ivan Cotroneo ha spopolato su Rai1 facendo incollare milioni di spettatori alla tv. Un romanzo di formazione All Star in cui musica, amicizia e primi innamoramenti sono legati al concetto più totalizzante dell’amore strumento per raccontare le vicende di 7 adolescenti allievi al conservatorio di Milano e delle loro famiglie. 

La musica regina de La compagnia del Cigno

Come ci ha insegnato l’inizio della quarantena la musica è salvifica e regna sovrana ne ‘La Compagnia del Cigno’. I 7 ragazzi protagonisti sono davvero dei musicisti selezionati tra i conservatori italiani. La musica immersa anche nella loro immaginazione è il modo dei ragazzi di comunicare le tensioni, i momenti di gioia, per liberarsi dalla sofferenza. La musica è un’altra protagonista, sempre diversa: a volte è classica o con brani pop rivisitati in chiave sinfonica e poi c’è il contributo di molti musicisti che hanno partecipato come guest come Mika. Elementi che hanno contribuito al successo della serie tanto che molto attesa la seconda stagione in fase di produzione quando la pandemia è arrivata. Nella lunga attesa di vedere come continuerà la Rai ripropone la serie prodotta da Indigo Film che ha portato una ventata di freschezza nel panorama della fiction, del resto, Cotroneo ci ha abituato a un linguaggio innovativo basti pensare alle originalissime serie ‘Tutti Pazzi Per Amore’ e ‘Sirene’ o al film ‘La Kryptonite nella borsa’, il suo esordio alla regia cinematografica in cui ci sono le tracce della sua infanzia nella Napoli degli anni ’70.

L’intervista a Ivan Cotroneo

Dopo il successo dell’anno scorso La Compagnia del Cigno riparte su Rai2. Un messaggio beneaugurale per ripartire in cui ci sono la musica che unisce come abbiamo visto nelle settimane precedenti e i giovani che possono essere ‘attori’ fondamentali nella ricostruzione post Covid-19.

“Sì! Abbiamo avuto la dimostrazione di come gli eventi musicali siano stati importanti per raccontare questi giorni: dai flash mob ai balconi ai live in streaming che hanno coinvolto tutto il mondo fatti da Lady Gaga e Bocelli. Hanno dato carica mostrando come la musica unisca l’universo. Restare a casa ancora oggi non è facile ma la musica aiuta molto. Ci si sente meno soli, perché si è partecipi di un’arte che riempie spazi e le giornate. In qualche modo abbatte i muri. La serie è una storia di musica, di ragazzi e dimostra come, citando un sonetto di Shakespeare menzionato durante la prima puntata, che da soli non si è nessuno e che insieme possiamo fare il cambiamento. Adesso è particolarmente azzeccata. Speriamo che sia di buon augurio pensando a quello che stiamo affrontando adesso e che in maniera diversa ci troveremo ad affrontare dopo”. 

I ragazzi protagonisti della serie, la maggior parte studenti al conservatorio, negli ultimi giorni hanno cercato di intrattenere le persone e i loro coetanei con la loro musica su Raiplay con ‘La musica della Compagnia’.

“Sì, sono tutti musicisti e sei su sette sono studenti al conservatorio, escluso Fotinì Peluso (Barbara) che ha studiato pianoforte da autodidatta, mentre Emanuele Misuraca (Domenico) e Hildegard De Stefano (Sara) sono già diplomati al conservatorio. I ragazzi sono principalmente dei musicisti e alcuni di loro hanno esordito come attori con La Compagnia del Cigno. Era quello l’obiettivo, far recitare dei ragazzi che sono realmente dei musicisti e che hanno come passione primaria la musica e nella serie sono davvero loro a suonare. ‘La Musica della Compagnia’ sono delle pillole coordinate sotto la mia guida ma sostanzialmente realizzate da loro, ognuno dalle proprie case, con gli smartphone. In questi 12 brevi episodi raccontano le loro passioni musicali e le suonano, come se le condividessero con gli amici. Fanno proprio delle playlist di Beethoven, Verdi e Chopin. Suggeriscono molte cose da vedere e ascoltare consigliando anche opere liriche, togliendo un po' di polvere alla musica sinfonica e lirica che non è musica elitaria, ma è viscerale, arriva al cuore delle persone ed è adatta in questo momento in cui fuori c’è tanto silenzio. Quando parlano di musica lo fanno con la passione dei veri musicisti. Loro hanno iniziato a suonare quando avevano 5 anni”.

Quando tutto si è fermato lei era in piena attività proprio a Milano per iniziare le riprese della seconda stagione de La Compagnia del Cigno…

“Eravamo appena arrivati, pronti per girare. Poi la situazione è precipitata in Lombardia. Adesso sembra aprirsi uno spiraglio di luce e pian piano ci stiamo organizzando per tornare sul set appena sarà possibile con tutti i protocolli e le precauzioni che bisognerà seguire contiamo di partire…”

Lei è principalmente uno scrittore e sceneggiatore. Dal punto di vista creativo questi 50 giorni che impatto stanno avendo? Come li sta trascorrendo?

“Sto scrivendo davvero molto. Sono giorni fatti da un tempo per certi versi molto veloce ma per altri sembra dilatato. E’ un periodo strano che ricorderemo, che ci sta cambiando. Sono giorni particolari sia di solitudine che di condivisione. Ci sono lunghe videochiamate ad amici, familiari e a persone che non si incontrano da un po'. Sto sentendo spesso i ragazzi de La Compagnia del Cigno, gli altri attori e la troupe”.

Girare un film e una serie per la tv significa di conseguenza assembramento. Il futuro del set quale sarà nei prossimi mesi? E quello delle produzioni?

“Saremo tenuti a rispettare una serie di regole e lo faremo volentieri.  So che stanno già studiando dei protocolli che dovranno essere rispettati per garantire la massima sicurezza. Riprenderemo lentamente con quello che sarà possibile fare rispettando le distanze. L’andamento dei set, come le distribuzioni, i cinema e i teatri dovranno applicare le indicazioni per il bene e la salute delle persone. Spero che si sbloccherà presto perché si prospetta un periodo molto difficile per il settore. E’ importante ricordare che oltre agli attori che hanno maggiore visibilità, ai registi e agli sceneggiatori che hanno la possibilità di parlare come sto facendo io ora con lei, attorno al set e dietro alle quinte dei teatri lavorano miglia e miglia di persone, sono anche di più se si pensa alle persone che lavorano anche nell’esercizio della distribuzione e che in questo momento sono ferme e non stanno guadagnando. Bisogna assolutamente tutelare anche loro come si sta facendo anche con gli altri lavoratori. Coloro che lavorano nello spettacolo fanno parte di una categoria indifesa, sono dei precari e generalmente non hanno dei contratti lunghi per cui stare fermi tanti mesi mette a rischio l’economia di tanti gruppi familiari”.

Per i film che sarebbero dovuti uscire molti stanno ripiegando sulle piattaforme ma qualcuno preferisce aspettare l’uscita in sala. C’è invece chi avanza con l’idea dei Drive In. Francesco Rutelli, presidente dell’ANICA, lancia l’opzione arene con l’estate alle porte. Quali potrebbero essere le soluzioni più praticabili nell’immediato?

“Sono situazioni che non si escludono a vicenda. Le piattaforme stanno facendo un lavoro egregio mettendo a disposizione numerosi film da vedere tanto che si stanno creando dei cineforum virtuali. A me è capitato di intervenire in collegamento web a una masterclass legata al Festival di Giffoni su un film che avevo scritto per parlare con 30 ragazzi che l’avevano visto e credo che sia una forma molto interessante. Ovviamente le arene essendo uno spazio all’aperto ci consente di avere maggiore libertà. Aspettiamo con desiderio di entrare nella sala cinematografica per vedere un film insieme senza restrizioni. Quando questo tornerà in un prossimo futuro sarà bello perché significherà che ci siamo buttati alle spalle questo brutto spavento perché è controllabile in quanto è strato trovato un vaccino. Le soluzioni che saranno trovate in questo periodo saranno di condivisione e di apprezzamento del lavoro che nel frattempo è stato fatto. Per questo penso ai festival che potrebbero sfruttare le piattaforme online come per esempio il Tribeca e Cannes potrebbe essere molto vicina dal fare lo stesso. Potrebbero essere alternative interessanti ma transitorie perché sappiamo che il destino di un film o di uno spettacolo è quello di essere visto nelle sale insieme ad altri spettatori”.

Dalla sua Napoli sono partite forse le iniziative più esemplari…

“Come sempre ne vado molto orgoglioso. Ho vissuto a Napoli fino all’età di 20 anni poi mi sono trasferito a Roma per studiare cinema e ancora ci vivo. Già da prima l’emergenza Covid-19 sono stato molto fiero per alcune iniziative in cui le attività sociali e culturali della città si sono distinte. Penso al teatro NEST e di tutto il suo gruppo che mettono in atto progetti straordinari come l’abbonamento teatrale sospeso che va visto come esempio. Sono molto contento della serietà che c’è durante l’emergenza. Noi napoletani abbiamo tenuto un comportamento rigorosissimo nel rispettare le disposizioni e i limiti che ci sono stati imposti. Toccando legno, la nostra regione è stata tra le poche che è riuscita a tenere a bada il contagio, mantenendo la pratica della distanza sociale. Napoli è stata solidale e lo dimostrano idee come la spesa sospesa, il paniere sospeso che poi sono radicate nella nostra tradizione”. 

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