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Roberto Recchioni: "Il Comicon a Napoli? Stiamo vivendo alla giornata ma sembra una data troppo vicina"

Il curatore di Dylan Dog ha parlato dei cambiamenti che hanno riguardato il personaggio Bonelli ma anche dell'importante fiera del fumetto che si tiene ogni anno alla Mostra D'Oltremare e delle oggettive difficoltà dettate dall'emergenza Covid

Napolitoday ha intervistato il fumettista e curatore di Dylan Dog, Roberto Recchioni. L'occasione è stata propizia per parlare non soltanto del personaggio di Tiziano Sclavi, ma anche della grande attesa per il Comicon di Napoli. Un appuntamento che, ovviamente, a causa dell'emergenza Covid, desta non poche perplessità tra gli organizzatori.

Napoli è sempre stata legata al concetto di fumetto. Il Comicon, ogni anno, si ripropone con un afflusso di pubblico sempre maggiore. Quest'anno, chiaramente, ci sono tutte le problematiche del caso legate all'emergenza Covid. Si è parlato di un ritorno della fiera per la fine di giugno o l'inizio di luglio. Oggettivamente, sembra una ipotesi fin troppo ottimistica.

“Ho partecipato a vari tavoli con diversi organizzatori di fiere e, chiaramente, le ragioni sono molto più complicate di quelle che possiamo vedere. Le grandi manifestazioni comprendono tante cose che i fruitori e gli operatori non comprendono. Parliamo, chiaramente, degli sponsor, delle misure di sicurezza, l'impatto sociale, il rapporto col comune. Adesso stiamo vivendo alla giornata. Basti pensare che, neanche un mese fa, ci dicevano che saremmo morti tutti se fossimo usciti di casa. Adesso, invece, è da stupidi rimanere chiusi senza fare nulla. C'è una grossa confusione. Per quello che so io, Lucca sta pensando di aprire a novembre con accessi limitati per contenere le persone che vanno alle fiere. E Napoli? La data mi sembra veramente troppo vicina. Se la sentiranno di rischiare? Tra l'altro,oggi come oggi, gli assembramenti ancora non sono permessi. Quindi, in teoria, concerti e manifestazioni sono rimasti bloccati. Al momento mi sembra impossibile che si possa organizzare una fiera così grande in così breve tempo. Poi le organizzazioni politiche riescono a organizzare marce su Roma con migliaia di persone e sembra che vada tutto bene. Per il Comicon, bisognerà mostrare la giusta attenzione e anche qualche scrupolo in più”.

Dylan Dog, ormai, ha ampiamente superato i 400 numeri ed è giunto al penultimo capitolo di questo nuovo ciclo narrativo. Tu hai sempre rifiutato il termine di “reboot” o “upgrade” di Dylan; definendolo, piuttosto, un ritorno alle origini. Dopo 7 anni come curatore editoriale del personaggio, pensi di esserci riuscito?

“Questo, sicuramente, saranno i lettori a dirlo e, loro, ci stanno premiando. La serie va bene nonostante l'emergenza Covid. Le vendite di Dylan sono rimaste stabili nonostante avessimo preventivato anche che le problematiche potessero ripercuotersi sulle vendite. Invece siamo stati fortunati. Io sono molto contento di questo arco narrativo e penso che la squadra abbia fatto un lavoro straordinario. Manca ancora un numero e, alla fine, vedremo come sarà stata valutata l'operazione “Dylan Dog 666”.

Nel “nuovo” Dylan Dog sono evidenti elementi e chiari rimandi a Francesco Dellamorte. La scelta di avvicinare maggiormente il personaggio del fumetto al protagonista del romanzo di Tiziano Sclavi “Dellamorte Dellamore”, è stata dettata anche dalla volontà di voler cambiare il personaggio ma rimanendo nella scia di una immagine “culto” per i lettori di Dylan Dog della prima ora?

“Guarda, in realtà, è un'operazione molto più semplice. Ci troviamo davanti a un nuovo “anno 1” di Dylan. Leggermente prima rispetto a come lo abbiamo conosciuto nel numero 1 uscito nel 1986, e lo vediamo progredire verso quel personaggio che abbiamo sempre conosciuto. Nei primi 12 numeri ci sono le incoerenze del personaggio; perchè Tiziano lavorava in un sistema variabile e la personalità di Dylan era ancora indefinita. Quindi poteva permettersi un omicidio plurimo a sangue freddo o anche di continuare a bere di tanto in tanto. Lo scopo di questo ciclo, quindi, era di prendere tutte queste caratteristiche e anche la mitologia di Francesco Dellamorte, per poi renderla coerente. Quindi, quando arriveremo al numero 406, avremo un numero 1 di Dylan che raccoglie tutti questi elementi e che cerca di renderli quanto più coerenti possibili”.

Tu hai compiuto una scelta forte: quella di andare contro il dogma prestabilito del fumetto italiano. Noi abbiamo personaggi come Tex o come Diabolik che sono i medesimi da sempre. Con Dylan Dog si è deciso di spezzare questa catena infinita che durava dal 1986. Questo ha creato un po' di rottura con i lettori che seguivano il personaggio dall'inizio.

“Io non la penso così. Questo può essere emerso nella bolla dei social perchè, a mio avviso, non c'è stata una rottura con i lettori della prima ora. I problemi ci sono stati con una piccola nicchia di lettori molto rumorosa su Facebook. Questa minoranza, senza ombra di dubbio, non si ripercuote in nessun modo su Dylan. I vecchi lettori sono sempre a bordo e continuano a seguirci. Chi ama Dylan Dog continua a seguirci in tutte le nostre iniziative, dagli speciali all'Old Boy. I social non rappresentano i nostri lettori”.

Con l'avvento di internet, il cartaceo, chiaramente, ne è uscito molto penalizzato. Le persone, adesso, vogliono fruire di contenuti gratuiti e di qualità. Pensi che anche il fumetto italiano, nel breve, possa optare per questa scelta. Un po' come ha fatto Zerocalcare?

“C'è da dire che Zerocalcare è partito dal web con il suo blog e arriva alla carta stampata. Partendo dal gratuito per poi arrivare al vendere. Io ritengo che, sostanzialmente, non c'è il bisogno. La Bonelli è stata molto saggia nella gestione del fumetto digitale: una bolla che non si è mai neanche veramente gonfiata. A differenza, per esempio, della stampa digitale. Il fumetto digitale non è mai veramente decollato. Il lettore del fumetto rimane legato al concetto di possesso. All'esperienza tattile, al collezionismo, al tenere gli albi che ti riempiono la libreria. Non è un'idea che ci affascina. Noi continueremo con la nostra idea cercando di diversificare il più possibile la nostra proposta”.  

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