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Sapete perchè si dice “vulé ‘o cocco ammunnato e bbuono”?

L’espressione viene utilizzata ironicamente nei confronti di chi sia così tanto scansafatiche, poltrone, lavativo da non volersi impegnare neppure nei più piccoli lavori e preferisca esser servito di tutto punto

Perchè si dice “vulé ‘o cocco ammunnato e bbuono”? A spiegarcelo è il libro "Come se penza a NNapule. 2500 modi di dire napoletani", commentati da Raffaele Bracale e a cura di Amedeo Colella.

Si tratta di una divertente espressione che fu antica nel suo significato originario casto e ironico, ma che fu poi letta successivamente (anni postbellici) attribuendole un senso sarcastico, furbesco se non volgare.

Significato originario casto e ironico

Letteralmente l’espressione si traduce “volere l’uovo sgusciato e buono (quindi pronto per essere mangiato). Detto ironicamente di chi sia così tanto scansafatiche, poltrone, lavativo da non volersi impegnare neppure nei più piccoli lavori e preferisca esser servito di tutto punto; nella fattispecie il cialtrone di turno non intende sottostare neppure alla risibile fatica di sgusciare un uovo cotto. Il “cocco” della locuzione è l’uovo che, con voce gergale fanciullesca, è chiamato cocco richiamandosi al noto verso della gallina: cocco(dè); l’aggettivo “buono” unito al precedente aggettivo “ammunnato” (cioè mandato, sgusciato) è usato in questa e simili costruzioni del parlar napoletano non per significare la bontà del sostantivo cui è riferito, quanto per disegnare l’immediata fruibilità del medesimo sostantivo di riferimento; qui nel caso dell’uovo, una volta che sia mondato del guscio, viene buono per essere subito mangiato.

Significato furbesco se non volgare

Gli fu attribuito questo significato negli anni postbellici, allorché, a seguito dell’intervento liberatorio degli alleati anlgo-americani, la città di Napoli fu invasa da militi cui, in cambio di poche am-lire, generi di prima necessità e generi di voluttà (liquori, tabacchi, ecc), le giovani e meno giovani donne popolane si concedevano; orbene, atteso che (nel linguaggio gergale dei militi anglo-americani) il membro maschile è detto "cock" (letto alla napoletana “cocco”), ecco che con l’espressione “vulé ‘o cocco ammunnato e bbuono”.. non ci si riferì più a chi fosse così infingardo da non voler neppure accollarsi la fatica di sgusciare un uovo, ma ci si riferì piuttosto a quelle tali sfacciate popolane che, pur di ottenere qualche lira e generi di vettovagliamento per sé e la propria famiglia, non disdegnavano di concedersi anche in assenza di qualsiasi protezione…e l’espressione venne intesa, appunto, volere il fallo (anche) nudo di protezione incurandosi del pericolo di infezioni e/o gravidanze indesiderate. In tale nuova accezione poi l’espressione venne riferita a chiunque, pur di ottenere qualcosa, non ammettesse in conto pericoli o insidie, azzardi, incognite; va da sé che in tale seconda lettura il termine “cocco” non fu più voce onomatopeica usata per indicare l’uovo, voce richiamante il verso della gallina, ma fu l’aperta palese corruzione/adattamento dell’anlgo-americano “cock=membro maschile”.

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