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Foto di Chiara Di Martino

Foto di Chiara Di Martino

Santa Maria delle Grazie a Mondragone, al servizio delle vedove nobili

La chiesa fu eretta vicino al Ritiro fondato da Elena Aldobrandini, vedova di don Antonio Carafa

Di Chiese intitolate a Santa Maria delle Grazie, a Napoli, ce ne sono ben quattro. Una di queste è in piazzetta Mondragone, nel cuore dei Quartieri Spagnoli, dove si incrociano le rampe Brancaccio, la discesa che arriva dal Corso Vittorio Emanuele e il dedalo di vicoli che porta a Monte di Dio. A metà del Seicento Elena Aldobrandini, vedova di Don Antonio Carafa, principe di Stigliano e duca di Mondragone, creò un Ritiro per vedove nobili e lo fece costruire in piazzetta Mondragone. La chiesa fu eretta proprio accanto tra il 1715 e il 1723, su progetto dell'architetto Arcangelo Guglielmelli (progettista anche della chiesa del Rosario alle Pigne in piazza Cavour), che nell’applicare il barocco romano alla chiesa la arricchì con marmi policromi, visibili soprattutto nelle grandi colonne composite che terminano con capitelli dorati.

Nel nuovo edificio fu inglobata, come sacrestia, anche l’antica chiesetta del Ritiro. Alla morte di Guglielmelli, gli subentrò Giovan Battista Nauclerio: fu lui a progettare la facciata della Chiesa, raccordata da una parte al prospetto del Ritiro e dall’altra ad un edificio, sempre di proprietà del complesso. Anche il pavimento in cotto e ceramica invetriata fu disegnato da Nauclerio che vi collocò al centro una luminosa e d ampia stella, da cui prendeva vita un complesso intrecci di rami, fiori e festoni. La posa in opera fu di Giuseppe Barberio, che a sue spese offrì le “riggiole” per l’abside. L'interno, a croce greca iscritta in un ottagono (forma scelta anche per lo scarso spazio a disposizione, che le conferisce una straordinaria somiglianza con la chiesa di Santa Maria Egiziaca a Pizzofalcone), presenta un paliotto in stucco di Giuseppe Scarola e arredi settecenteschi di Giuseppe Ricciardella; l'altare maggiore fu progettato da Ferdinando Sanfelice, l’architetto del Palazzo dello Spagnolo.

Come molti altri edifici danneggiati dai terremoti del 1688 e del 1732, agli inizi del XVII secolo fu sottoposta a significativi interventi di consolidamento anche per rispettare le nuove esigenze delle donne raccolte nell’istituzione dell’Aldobrandini, che si erano date una regola religiosa da seguire. La porticina del tabernacolo e la balaustra del presbiterio, in cui è già evidente un’impronta neoclassica, furono realizzate intorno al 1790 da Gennaro Sammartino. Il contesto complessivo dello spazio antistante è oggi interrotto dal vuoto procurato dall’abbattimento dell’edificio sul fronte orientale, che, passato al demanio comunale, fu demolito a seguito dei danni ricevuti dal sisma del 1980. Nel 1915 divenne convitto per bambine orfane e ancora dopo fu una scuola popolare. Oggi è Polo Regionale della moda femminile con l'annesso Museo del Tessile e dell'Abbigliamento.

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