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Foto di Chiara Di Martino

Foto di Chiara Di Martino

Girolamini: in un solo luogo chiesa, quadreria e biblioteca

Il cinquecentesco edificio religioso, con i suoi 68 metri di lunghezza e i 28 metri di larghezza, è uno i più vasti della città

Chiesa, quadreria, biblioteca: una tale concentrazione di cultura è rara persino per una città come Napoli, dove arte e cultura sono disseminate ovunque. Il complesso monumentale dei Girolamini, però, è particolarmente ricco, al punto tale che bisogna affrontarlo “un pezzo per volta”. Partiamo dall’edificio religioso, il cui ingresso è sull’omonimo slargo che interrompe via dei Tribunali prima di via Duomo (guardando la facciata, a destra ritroviamo l’opera di Banksy della Madonna con pistola): la chiesa dei Girolamini (o Gerolomini, o di San Filippo Neri) è intitolata alla Natività di Maria Santissima e a tutti i santi. Nacque nel 1586, quando a Napoli si insediarono i religiosi seguaci del santo Filippo Neri, conosciuti con il nome di Girolamini in quanto presso la chiesa di San Girolamo della Carità di Roma era stato fondato il primo “Oratorio”.

Inizialmente la chiesa era di dimensioni più ridotte rispetto all’attuale: nel 1592, i lavori di demolizione che interessarono anche alcune chiesette di proprietà delle famiglie Seripando e Filomarino, consentirono - sotto la supervisione di Domenico Fontana - la realizzazione del largo dei Girolamini e l'edificazione della chiesa che conosciamo oggi, costruita secondo il modello della Chiesa di San Giovanni dei Fiorentini di Roma, e in quella occasione fu ampliato anche l’adiacente convento. Nel corso di tutto il Seicento e Settecento la chiesa fu notevolmente arricchita di opere d'arte, prevalentemente di autori tardo-manieristi di scuola romana e di esponenti del barocco romano, bolognese e ancora napoletano, tra cui Luca Giordano e Francesco Solimena. I disegni per il rifacimento della faccia esteriore (marmi bianchi e bardiglio ) sono da attribuire a Ferdinando Fuga, mentre fu Giuseppe Sanmartino (l’autore del Cristo Velato) a curare le decorazioni scultoree: tra queste, il gruppo sul portale centrale, che raffigura Mosè ed Aronne con le tavole dei comandamenti in ebraico sorrette da angeli. Nel timpano arcuato e spezzato si innalza un setto decorato con l'immagine della Madonna col Bambino, detta “della Vallicella”, sempre opera del Sanmartino.

Ai lati è delimitata da due campanili gemelli dotati di orologi (uno solare e uno di sei ore) sulle cui trabeazioni sono poste le statue di Pietro e Paolo, iniziate da Cosimo Fanzago e ultimate dal Sanmartino. L’interno, con i suoi 68 metri di lunghezza e i 28 metri di larghezza, la rende tra i più vasti edifici di culto napoletani. Tra la navata centrale e quella a sinistra, lungo il colonnato, è visibile una lapide in memoria di Giambattista Vico, sepolto nell'ipogeo sotto la cappella di Sant'Agnese (il filosofo era nato e vissuto in via San Biagio dei Librai). Dopo una chiusura durata oltre trent'anni, la chiesa è stata riaperta al pubblico nel settembre 2009 e presto ospita la presentazione di molte opere custodite nel deposito e restaurate: quattro tele di Luca Giordano (e poco dopo altre due) e tre di Guido Reni. Nel 2013 sono stati restituiti alla chiesa, dopo 34 anni di permanenza al museo di Capodimonte, i due Angeli reggi fiaccola di Giuseppe Sanmartino ed un dipinto degli Angeli che reggono la mitra di Luca Giordano, fino ad allora al museo diocesano di Napoli. Dallo stesso anno fa parte del circuito museale dei Girolamini stabilmente aperto al pubblico: proseguono anche le funzioni religiose, svolte prevalentemente nell'oratorio dell'Assunta.

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