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Detti napoletani: perchè si dice "Sono cazza e cucchiara"

L’espressione viene utilizzata nei confronti di coloro che, sceltisi un amico o un compagno, non si separano mai da lui se non per un brevissimo lasso di tempo

Perchè si dice “Sono cazza e cucchiara”? A spiegarcelo è il libro "Come se penza a NNapule. 2500 modi di dire napoletani", commentati da Raffaele Bracale e a cura di Amedeo Colella.

Essere cazza e cucchiara con qualcuno. Detto di tutti coloro che, sceltisi un amico o un compagno, non si separano da lui se non per un brevissimo lasso di tempo, andando sempre di pari passo, stando sempre insieme come capita, appunto, per il secchio della calcina e la cazzuola che vengono usate dal muratore di concerto durante il lavoro giornaliero ed anche quando questo sia terminato. Il muratore, puliti i ferri del mestiere, è solito conservarli insieme ponendo la cazzuola nel secchio della calcina in modo che l’indomani possa facilmente ritrovarli e usarli alla ripresa del lavoro.

La cazza (dal latino tardo “cattia”, e da collegarsi al greco "ky/athos"= coppa, tazza) fu in origine un recipiente per lo più in ferro, provvisto di manico, nel quale si fondevano i metalli, poi indicò, e ancora indica, quel secchio in ferro in cui i muratori usano impastare malta e/o calcina. La voce è usata più spesso in italiano che in napoletano dove il suddetto contenitore è chiamato “cardarella”, diminutivo adattato di caldara=caldaia=in origine recipiente metallico in cui si fa bollire o cuocere qualcosa, e poi estensivamente ogni recipiente metallico atto a contenere materiali caldi o freddi. Poiché, come dicevamo, la voce “cazza” è poco nota e usata a Napoli accade che l’espressione venga, talvolta, usata impropriamente come “essere cazzo e cucchiara cu qualcuno”, con un accostamento erroneo e inconferente, non essendoci alcun nesso tra il membro maschile e la cucchiara (cucchiaia, cazzuola), che è, appunto la mestola che usano i muratori per prelevar la calcina o malta dalla cazza, distribuendola e pareggiandola sui muri e/o mattoni.

La cucchiara è il femminile di "cucchiaro". E’ stato reso femminile per indicare un oggetto più grande del corrispondente maschile. Ugualmente è erroneo stravolgere l’espressione in epigrafe in “essere tazza e cucchiara”, atteso che la tazza, per grande che possa essere, potrebbe procedere di conserva con un cucchiaino (tazza da caffè), al massimo con un cucchiaio (tazza da caffellatte), ma mai con una cucchiara (cazzuola).

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