Castel Nuovo, difesa e dimora dei francesi

Della struttura originaria del Maschio Angioino resta solo la Cappella Palatina: il resto porta la firma aragonese

Foto di Chiara Di Martino

Si chiamava “Nuovo” perché i “vecchi” erano Castel dell’Ovo, del I secolo a.C., e Castel Capuano, costruito intorno al 1160. Ma il suo vero nome - Castel Nuovo, appunto – ha avuto certamente meno fortuna di quello, più utilizzato, di Maschio Angioino. Maschio è una derivazione impropria di “mastio”, con cui si indicava la torre più alta di una fortezza che aveva funzioni di “ultima difesa” in caso di attacco (era autosufficiente e senza un accesso diretto, il che lo rendeva meno attaccabile); Angioino, è presto detto, deriva dalla dinastia che nel 1200 si stanziò nel Regno di Napoli. Fu Carlo I d’Angiò, in particolare, a richiederne la costruzione non solo come fortezza di difesa, ma anche come dimora reale. I lavori, sotto la direzione di Pierre de Chaule, durarono dal 1279 al 1282: l’imponente struttura che ne venne fuori aveva pianta quadrangolare e, inizialmente, ben otto torri. Intorno, i fossati riempiti di acqua di mare: si racconta che Carlo d’Angiò abbia popolato la fortezza di ogni specie animale, dai fagiani ai caprioli fino ai leoni. A dividerlo dal mare, un grande giardino.

Della struttura originaria resta oggi soltanto la Cappella Palatina, in stile gotico: il castello fu infatti rimaneggiato da Alfonso V D’Aragona il Magnanimo, a partire dal 1443, anno del suo ingresso trionfale a Napoli dopo la vittoria sui Francesi. La sua struttura irregolare, trapezoidale, è oggi circondata da cinque torri: torre di San Giorgio, del Beverello, dell’Oro, della Guardia, di Mezzo. Quattro sono in piperno e una in tufo, tre rivolte verso la terra, due verso il mare. Sempre agli aragonesi si deve lo spettacolare arco trionfale all’entrata. All’interno del cortile, l’accesso alla Sala dei Baroni, che Roberto d’Angiò aveva voluto come sala del Trono e che aveva fatto affrescare da Giotto, ospite del Regno intorno al 1330. 

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Castel Nuovo è oggi sede permanente del Museo civico di Napoli; al secondo e terzo livello della fortezza è ospitata invece la Biblioteca della Società napoletana di Storia Patria. L’entrata nella Cappella Palatina, a navata unica e senza cappelle laterali, avviene dal cortile del castello tramite un portale rinascimentale in marmo sormontato da un rosone vetrato, mentre la parete di fondo affaccia sulla odierna via Marina. Restaurata in gran parte già nel XV secolo per alcuni danni subiti a causa del terremoto del 1456, presenta una tipica struttura medievale con strette finestre gotiche che illuminano la sala e quel che resta dei suoi splendidi affreschi, ai quali lavorò anche Giotto. Di fronte all'ingresso del Maschio Angioino, al centro di via Vittorio Emanuele III, è collocato un busto del 1920 raffigurante Giuseppe Mazzini.

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