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Cultura

Mare Fuori, Carolina Crescentini: “Napoli è la mia seconda casa, diventata pilastro della mia vita”

Intervista all’attrice che dal 15 febbraio ritorna su Rai2 con la terza stagione della serie fenomeno, dove garantisce che non mancheranno emozioni e qualche lacrima. Presto, la Crescentini rivestirà di nuovo i panni di Laura Piras ne I Bastardi di Pizzofalcone 4

Il fenomeno Mare Fuori. Non c’è frase più giusta per lanciare la terza stagione di questa serie partita in sordina, cresciuta, soprattutto, grazie alla piattaforma di Raiplay riuscendo ad appassionare un pubblico che unisce giovani e adulti.

Mare fuori è stato un progetto molto complicato perché ha mantenuto una nota di realismo che è stata la chiave vincente della serie che via via è cresciuta per parlare dei giovani detenuti dell’Istituto di Pena Minorile (Ipm) di Napoli, liberamente ispirato al carcere di Nisida scritta da Cristina Farina e Maurizio Careddu e diretta da Ivan Silvestrini che dal 15 febbraio sarà in onda su Rai2 con sei nuove avvincenti puntate.

Un prodotto per i giovani che ha successo all’estero

Nella terza stagione di Mare Fuori i protagonisti sono cresciuti e molti di loro si trovano a dover compiere la scelta di come affrontare il loro ruolo di adulti nel mondo. In questo passaggio dall’età adolescenziale a quella matura, l’amore e il desiderio di amare ed essere amati permetterà ai ragazzi di avere più consapevolezza, unito al bisogno di libertà daranno emozioni grazie anche alle storie che quest'anno sono fortissime,dove, non è escluso che scappi qualche lacrima come garantiscono il regista Ivan Silvestrini e l’attrice Carolina Crescentini che interpreta Paola Vinci, direttrice dell’Ipm e che guida un cast corale composto da Carmine Recano che interpreta il comandante dell’Ipm Massimo Valenti e i ragazzi che sono ormai diventati i volti simbolo di Mare Fuori come Valentina Romani alias la rom Naditza innamorata in fuga di Filippo Ferrari chiamato o’ Chiattilo interpretato da Nicolas Maupas, Massimiliano Caiazzo che incarna il tormentato ma saggio Carmine Di Salvo che oggi ritroviamo più maturo pronto responsabile e pronto a migliorarsi per la sua piccola bambina, Matteo Paolillo che interpreta Edoardo Conte che da quando ha raccolto il testimone di Ciro Ricci è più pericoloso e poi c’è Artem che che quest’anno dà a Pino O’ Pazzo una virata perché segue la strada per l’amore per la bella Kubra.

Sono giovanissimi e si trovano in fase di cambiamento, di fronte a delle scelte ora cruciali per capire da che parte stare.“Credo che la serie abbia raggiunto ormai la sua piena maturità. La storia punta sempre più in alto, il cast ha ormai un affiatamento e un’alchimia che mi hanno permesso di approcciarmi alla narrazione visiva libero da qualsiasi canone. si parla di amicizia, di famiglia e di amore, e non sempre le cose vanno come vorremmo, perché l’adolescenza brucia e un’ombra ostile grava su tutte le ragazze e i ragazzi dell’IPM (nella serie integralmente ricostruito alla base della Marina Militare del Molo San Vincenzo i Napoli), un Sistema criminale che porterà allo scontro definitivo in un crescendo emozionale” racconta il regista per lui questa è la caratteristica essenziale di una serie fatta da giovani che parla ai giovani.

Dietro c’è un grande lavoro di scouting dove sono stati scelti ragazzi sia per i ruoli principali che secondari che hanno reso i personaggi della la serie tridimensionali. Molti di loro erano e sono alla prima esperienza ma hanno dato rotondità alle storie delle sceneggiature molte delle quali ispirate a fatti di cronaca. Si sono dimostrati dei talenti puri grazie anche al fatto che si sono affidati al loro istinto e alla direzione di Ivan Silvestrini.

Sia gli adulti che i giovani hanno dato sé stessi capendo le potenzialità di questo format che oggi ha anche un pubblico internazionale essendo venduto in 25 Paesi e non si esclude che ci sia un adattamento anche all’estero di Mare Fuori.

Gli sceneggiatori stanno già scrivendo la quarta stagione, ma oggi si pensa solo a Mare Fuori 3. Mentre una piccola parte del cast composto dai giovani interpreti salta su un treno per Napoli per incontrare all’Auditorium Rai gli alunni di alcune scuole superiori napoletane, noi di NapoliTODAY incontriamo Carolina Crescentini che è emozionatissima come i suoi giovani colleghi.

Intervista a Carolina Crescentini

Crescentini, c’è tanta attesa attorno Mare fuori. E’ cresciuta la serie. Sono cresciuti i ragazzi. Come la serie, anche loro si stanno affacciando alla vita. Quanto è stato emozionante ritrovarli?

“Infatti ci sono tante aderenze tra Paola e Carolina. Come ho detto in conferenza stampa, stiamo crescendo insieme tutti quanti a prescindere dai nostri ruoli, quindi, spesso e volentieri, ci siamo trovati a confrontarci, a confidarci. Spesso hanno bussato al mio camper per parlare. E’ stato davvero molto emozionante vederli tutti insieme in conferenza stampa, se penso a quella fatta due anni fa dove eravamo pochi, vedere che oggi c’è un cast di 30 persone scalda il cuore perché vuol dire che stiamo realizzando un’opera collettiva. E’ veramente bello!”

Anche noi giornalisti presenti in conferenza stampa abbiamo avvertito l’autenticità del vostro entusiasm o, anche di chi è alle prime armi.

“C’è stata una bella energia. Quando abbiamo cominciato a girare, molti ragazzi non erano attori. Tutti loro sono bravissimi. C’è stato uno scambio bello, mi è arrivato amore in purezza. È stato molto emozionante tutto il percorso”

Di quanto sia fondamentale il recupero dei minori che sono in IPM è nevralgico nella serie. Il cambiamento in questi luoghi può esserci però le difficoltà per creare i giusti presupposti per provare a fare in modo che ciò avvenga sono sempre numerose.

“Dal mio punto di vista, il minorile è un luogo di trasformazione. un luogo dove imparare delle cose dove poter crescere diversi e dimenticare gli errori fatti o, quanto meno, trasformarli in qualcosa da non ripetere. Oddio, ciò può avvenire anche nei penitenziari per adulti.”

La formazione, l’avvicinamento alla cultura sono tra gli strumenti base per il reinserimento. Come il credere fermamente che possono avere una vita diversa.

“Assolutamente. Io ho conosciuto delle persone che sono stati ex detenuti nel minorile e molti ringraziano quell’esperienza perché in carcere hanno potuto prendere la terza media perché hanno potuto studiare hanno potuto imparare anche un mestiere. Per esempio, durante una trasmissione nella quale ero ospite assieme a un pizzaiolo che faceva dei corsi nel carcere minorile di Nisida: venne fatto un collegamento con un ex detenuto che aveva aperto due pizzerie a New York e aveva imparato il mestiere grazie a lui. Il tempo che si trascorrere lì dentro, non deve essere visto soltanto come scontare una pena, deve diventare un tempo utile per imparare qualcosa. Quando si uscirà, confidando nel fatto che hai tutta la vita davanti devi poter avere degli strumenti che ti permettono di trasformare la tua vita fuori”.

L’episodio che ci hai raccontato, in qualche modo lo ritroviamo proprio nei primi due episodi di Mare Fuori 3 dove un ex detenuto dell’IPM diventato pizzaiolo insegna ai ragazzi. Altra dimostrazione di come Mare fuori sia aderente alla realtà.

“Buona parte delle storie sono ispirate a fatti di cronaca reali. In questa nuova stagione abbiamo dei nuovi ingressi, tra questi, ci sono due fratelli che sono dentro perché hanno distrutto il pronto soccorso di un ospedale dopo la perdita di un amico. Questa, per esempio è successa realmente. Noi cerchiamo di scandagliare insieme cosa succede, questo anche per chi guarda soprattutto per i più giovani devono poter riflettere sopra a queste cose. Infatti è una serie che proprio per i più giovani è guardata tanto”.

Napoli è una città legata a due bei personaggi sempre in evoluzione, legati poi alla lunga serialità di qualità. Oltre Paola Vinci di Mare Fuori c’è anche il magistrato Laura Piras de I Bastardi di Pizzofalcone, che in questi mesi ti ha riportato proprio in città per le riprese della quarta stagione.Viverla per lunghi mesi cosa ti dona ogni volta?

“Napoli è la mia seconda casa. Poi, ti dirò di più, a parte i cortometraggi, la primissima volta che sono stata davvero su un set vero era quello de La squadra quindi Napoli nella mia vita è abbastanza un pilastro”.

Abitualmente, cosa fai ogni volta che vieni a Napoli?

“Ormai ho il mio quartiere. Oscillo tra la Riviera di Chiaia e Santa Lucia. quindi mi trovi lì in giro vado a salutare le signore del basso sotto la casa dove io, di solito, abito quando mi trasferisco qui per le riprese. Loro, ormai sono amiche mie. Ho dei posticini preferiti dove adoro andare. Poi, vado a trovare vado a salutare ma anche le persone che lavorano quando non sono in casa ma sono in albergo. E’ nata un rapporto di fiducia reciproca e di amicizia”.

E’ noto che tu scrivi racconti. In genere sono estemporanei. C’è qualche racconto nato da qualcosa che hai osservato qui a Napoli che ti ha colpito?

“Ne ho scritte tante. Me ne sono successe di tutti i colori (ride ndr).Da una ragazzina che voleva fare una festa con i cavalli sciolti in giardino a una signora che voleva fare proselitismo religioso di non ho mai ben capito cosa che mentre io andavo di fretta per prendere il treno mi ripeteva ‘Hai il collo di ferro’ e all’inizio non capivo cosa volesse dire. Napoli è tante cose, per questo mi piace. Mi sono affezionata moltissimo. Restando aderenti al titolo della serie, Mare fuori e avere la possibilità di svegliarsi alle 5 del mattino, guardare fuori e c’è il mare, cambia parecchio lo stato d’animo. Non ti senti mai solo”.

Laura Piras e Paola Vinci cosa ti hanno regalato?

“A me piace esplorare tante tipologie di donne e Paola e Laura sono una opposta dall’altra. Pure essendo completamente diverse, entrambe si fanno rispettare nella loro professione che è un ambiente prevalentemente maschile. Laura non rinuncia alla sua femminilità, mente Paola rifugge dalla compassione che potrebbe suscitare la sua disabilità, anzi, ciò non la rende insicura ma, anzi, la fa sentire ancora più forte e autorevole. Così come Laura Piras, la direttrice Vinci attraverso i ragazzi scopre un modo per essere madre lei che non può esserlo lo diventa per questi ragazzi aiutandoli a comprendere la responsabilità delle loro azioni, e compiere un percorso di elaborazione, e indirizzarli verso il cambiamento. Lei all’inizio è tutta regole e rigidità, ma già dalla seconda stagione si ammorbidisce. Anche lei come i ragazzi, intraprende un percorso per cambiare si addolcisce e diventa sempre più empatica”.

Cosa ti appassiona quando bussano alla porta personaggi come Paola Vinci?

“Lo studio che richiede la preparazione di un personaggio. Oltre l'emotività del personaggio da interpretare c’è la necessità di studiare il loro lavoro o devo studiare delle caratteristiche fisiche per esempio Paola ha un passato difficile che le ha lasciato un segno evidente: una leggera zoppia, cammina solo con l'aiuto di un bastone. E’ bellissimo. Mi arricchisce.”

E’ stata un’ annata importane che ti ha visto coinvolta in progetti diversissimi dalla serie su Netflix Tutto chiede salvezza di Francesco Bruni, anche in questo caso dal forte impatto sociale, al felice ritorno di Corinna in Boris 4. Per il futuro, cosa si profila all’orizzonte?

“Per noi tutti, dovremmo fare Boris per tutta la vita. Ci rilassa da morire e ci divertiamo. Poi c’è il ritorno dei I Bastardi di Pizzofalcone. Prossimamente ci sarà l’uscita del film che ho girato con Lillo e sarò tra gli interpreti di Diabolik 3 e nel mezzo c’è anche un’opera prima”.

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