La Cappella Sansevero e le sette opere misteriose

Raimondo di Sangro ha reso questo luogo uno dei più bei capolavori di arte ermetica ed esoterica al mondo. Nella Cappella tutto acquista senso e significato solo se si comprendono i simboli e i misteri celati nei marmi e negli affreschi che adornano il Tempio

Le macchine anatomiche

Attraverso una piccola scala in ferro si accede alla cavea sotterranea. Qui sono visibili le famose Macchine anatomiche contenute in due grosse bacheche. Si tratta degli scheletri pietrificati di un uomo e di una donna realizzati attorno al 1763-64 da un medico siciliano, Giuseppe Salerno, sotto la direzione di Raimondo di Sangro. Il sistema arterioso e venoso che li avvolge è perfettamente conservato a due secoli di distanza. Non si sa in che modo si sia potuto ottenere questo risultato così sorprendente. Secondo alcuni il medico avrebbe iniettato nei due cadaveri una sostanza creata dal Principe, probabilmente a base di mercurio, che avrebbe “metallizzato” i vasi sanguigni. Secondo altri si tratterebbe di una ricostruzione eseguita con vari materiali, tra cui cera d’api e coloranti. Una tesi, quest’ultima, che comunque non intaccherebbe l’eccezionalità delle due Macchine. La riproduzione del sistema artero-venoso, infatti, è stupefacente fin nei vasi sanguigni più sottili, sebbene le conoscenze di anatomia dell’epoca non fossero così avanzate. Questi inquietanti oggetti, inoltre, hanno per secoli alimentato la cosiddetta “leggenda nera” relativa al Principe: secondo la credenza popolare, riportata anche da Benedetto Croce, Raimondo di Sangro “fece uccidere due suoi servi, un uomo e una donna, e imbalsamarne stranamente i corpi in modo che mostrassero nel loro interno tutti i visceri, le arterie e le vene”.

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La Pudicizia velata

Nella Cappella Sansevero non esiste solo il Cristo Velato, ma tante altre opere realizzate dai migliori artisti dell’epoca. Le statue e gli affreschi che adornano la Cappella sono disposti secondo la struttura del tempio della massoneria e ricordano tutti personaggi della famiglia di Sangro. Il Principe ideò alcune delle opere insieme all’esperto scultore Corradini, anche lui appartenente alla massoneria. Tra queste c’è la bellissima “Pudicizia velata”, una statua che il principe Sansevero volle dedicare alla madre, Cecilia Gaetani d’Aragona, morta a soli 23 anni, quando il Principe ancora non aveva compiuto un anno. La scultura raffigura una donna totalmente avvolta da un velo che si regge ad una lapide spezzata (simbolo della giovane età della madre nel momento della sua morte). Il Principe dedica alla mamma mai conosciuta la virtù della pudicizia in contrasto allo stile di vita dissennato del padre (raffigurato dal Disinganno). La donna, inoltre, è un chiaro riferimento alla velata Iside, Dea massonica.

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La statua del Disinganno

Realizzata da Francesco Queirolo, la statua del Disinganno raffigura il padre del Principe di Sansevero, Antonio di Sangro. Il genitore, rimasto vedovo, abbandonò il piccolo Raimondo affidandolo a suo nonno. Dopo un’esistenza dissoluta e depravata, dedicata ai piaceri e ai viaggi, ormai stanco e pentito degli errori commessi, tornò a Napoli ritirandosi in convento. Il gruppo scultoreo raffigura un uomo che cerca di liberarsi da una rete (metafora del peccato) aiutato da un angioletto alato che indica il globo terrestre ai suoi piedi (simbolo delle passioni mondane).  Su quest’ultimo è appoggiata la Bibbia, testo divino ma anche una delle tre “grandi luci” della Massoneria. Gesù che restituisce la vista al cieco e' l'episodio evangelico, raffigurato sul bassorilievo sul basamento, che completa l’allegoria.

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