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Foto di Chiara Di Martino

Foto di Chiara Di Martino

“L’occhio clinico” di Cardarelli, vissuto in via Costantinopoli

Una targa al civico 33 ricorda il celebre medico che riusciva a diagnosticare malattie anche solo guardando il paziente

È stato uno dei luminari della medicina campana e ha vissuto a lungo in via Santa Maria di Costantinopoli, come ricorda una targa affissa accanto al portone al numero 33 (proprio di fronte all'ingresso secondario dell'Accademia di Belle Arti): Antonio Cardarelli, di origine sannita, fu medico, docente universitario di patologia e clinica medica italiano attivo tra la seconda metà dell’Ottocento e la prima metà del Novecento. A lui sono stati intitolati l'ospedale Antonio Cardarelli di Napoli (il più grande del Sud Italia) ed il Presidio Ospedaliero di Campobasso. Anche Matilde Serao ne ha ricordato la grandezza in uno scritto: “tutta la gente lo chiamava, l'invocava, gli tendeva le mani, chiedendo aiuto, assediando il portone, le scale, la sua porta… con la pazienza e la rassegnazione di chi aspetta un salvatore”, scriveva la giornalista.

Anche suo padre era medico: all'età di 17 anni Antonio Cardarelli si trasferisce a Napoli, dove si iscrive al collegio Medico di S. Aniello. Giovanissimo, nel 1853 si laurea in Medicina e Chirurgia. Durante gli studi nella città partenopea diventa sostenitore dei moti Garibaldini e Mazziniani: essendo Napoli una città Borbonica, si dice sia stato costretto a presentare una falsa identità per partecipare a un concorso al Complesso degli Incurabili, dove arriva primo. Diventa immediatamente un punto di riferimento della diagnostica: nel 1880 vince la cattedra di Patologia Medica alla Regia università di Napoli, dove insegnerà ininterrottamente fino al 1923, quando sarà costretto a lasciare la docenza a causa della sua veneranda età (92 anni).

Durante la sua lunga carriera fu medico di fiducia di personaggi celebri come Giuseppe Garibaldi, i sovrani Vittorio Emanuele II e Umberto I, Giuseppe Verdi ed il filosofo Benedetto Croce. Il suo nome è legato a ben sedici segni clinici, riconosciuti dalla semeiotica nei campi delle malattie più svariate; leggendario il suo "occhio clinico", che gli consentiva diagnosi precise e immediate soltanto leggendone i segni visibili sull'ammalato. Di lui Augusto Murri, il più grande clinico contemporaneo, disse: “gli altri clinici dicono quello che hanno letto, mentre lui dice quello che ha visto”. Riesce a diagnosticare a Papa Leone XIII, unico tra i medici interpellati, un cancro alla pleura e a diagnosticare malattie gravissime in persone apparentemente sane.

È inoltre noto che egli riuscisse a diagnosticare l'aneurisma dissecante dell'aorta facendo semplicemente pronunciare la lettera “a” al paziente, al punto tale che la sua figura fu ben presto circondata da leggende e aneddoti, oltre a fargli attirare le antipatie e le invidie dei colleghi. Si racconta che dei colleghi tra i quali era mal visto, volendolo mettere alla prova, gli abbiano fatto visitare un loro complice che si fingeva malato. Cardarelli, dopo averlo visitato, gli diagnosticò una nefrite cronica, tra le risate dei colleghi. L’uomo rifiutò divertito le cure e morì dopo pochi giorni.

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