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Alessandro Gassmann: “Fare teatro significa cercare la verità e appassionare qualsiasi tipo di pubblico”

L’attore è il regista dell’applauditissimo “Il Silenzio Grande” scritto da de Giovanni e interpretato da uno straordinario Massimiliano Gallo

Dopo l’enorme successo al debutto nazionale al Napoli Teatro Festival Italia e gli enormi consensi che sta raccogliendo nei teatri italiani Il Silenzio Grande è tra gli spettacoli più attesi della stagione del Teatro Diana che l’ha anche prodotto. Protagonista Massimiliano Gallo che è il cardine su cui è costruita l’intera storia di questa famiglia dell’alta borghesia napoletana degli anni ’70 costretta a lasciare la loro villa di Posillipo perché il capofamiglia, scrittore di fama internazionale non ha più ispirazioni. A dirigere Gallo che interpreta in assoluto stato di grazia lo scrittore Valerio Primic e uno strepitoso cast composto da attrici come Stefania Rocca e Monica Nappo c’è Alessandro Gassmann che ha voluto fortemente portare in teatro questa pièce inedita scritta da Maurizio de Giovanni, allestendo uno spettacolo dai ritmi serrati che emoziona e fa anche sorridere e, sì, sorprende, tutti elementi che potrebbero renderlo adatto anche per il cinema.

In scena al Teatro Diana fino al 10 novembre, Il Silenzio Grande rafforza il sodalizio artistico tra Gassmann e de Giovanni nato con l’adattamento teatrale di Qualcuno volò sul nido del Cuculo e, ovviamente, con la serie tratta dal ciclo de I Bastardi di Pizzofalcone. Soprattutto Il Silenzio Grande fortifica il legame che Gassmann ha con Napoli sempre costante e che va anche oltre il cinema e il teatro, infatti qualche giorno fa ha girato nelle strade della città alcune scene del sequel di Ritorno al Crimine di Massimiliano Bruno e non manca molto per tornare sul set della terza stagione de I Bastardi di Pizzofalcone.

Abbiamo incontrato l’attore e regista a giugno durante il Napoli Teatro Festival in occasione della prima super applaudita de Il Silenzio Grande.

Alessandro, si può dire che Il Silenzio Grande sia nato sul set della seconda stagione de I Bastardi di Pizzofalcone. Qual è l’aspetto che l'ha fatta decidere a portare in scena questa storia?

Sì, è un’idea nata durante un pranzo tra de Giovanni e me. E’ un testo che ho amato immediatamente e ho deciso di metterlo in scena perché è universale. Parla della famiglia, dei rapporti interpersonali tra genitori e figli. C’è poi una bizzarra governante, una sorta di voce della coscienza del protagonista. Poi c’è la casa, il luogo dove le vite scorrono e mutano negli anni. La cosa che emerge di più è la descrizione minuziosa dei rapporti tra le persone, caratteristica tipica nella scrittura di Maurizio. Questo ha permesso a me e agli attori di lavorare su una storia molto credibile. Ciò ha coinvolto emotivamente gli spettatori.

L’accoglienza è stata strepitosa. In sala, sono stati davvero tanti i minuti di applausi.

Siamo davvero felici del riscontro avuto. Noi ci speravamo perché Il Silenzio Grande è divertente e toccante allo stesso tempo. Tutti si possono riconoscere.

Con Il Silenzio Grande continua il forte legame che lei ha con Napoli, raccontandola non solo come interprete ma anche da regista. Entrando sempre di più nei suoi meccanismi, cosa sta continuando a capire della città?

Bè, il rapporto con Napoli ormai è molto profondo. A dicembre 2018 sono stato anche nominato cittadino onorario della città dal Sindaco de Magistris. Per me è stato un grandissimo onore. Attualmente è sicuramente la città italiana culturalmente più viva, anzi, forse è la capitale culturale dell’Italia. C’è un grande fermento artistico sia letterario che cinematografico. Teatralmente è sempre stata fortissima. In Italia sono poche le città così. L’importanza di Napoli nell’arte oggi è ancora più evidente. Tra i set cinematografici e quello de I Bastardi e le collaborazioni con il Teatro Bellini e quella recente con il Teatro Diana che ha prodotto Il Silenzio Grande, vengo frequentemente nella vostra città e credo di conoscerla abbastanza bene. Da non napoletano vivo di sorprese continue, ma la cosa che più mi piace di questa città a parte la sua evidente bellezza è la qualità dei napoletani.  A Napoli non ti senti mai solo. Penso che sia unica al mondo per la vicinanza dell’umanità. A Napoli si ha la sensazione che qualcuno ti possa aiutare se si è in difficoltà. E’ una città piena di contrasti con delle problematiche ma che regala di più rispetto ad altre città.

Lei è tra quegli artisti che ama ritornare a lavorare con le stesse persone. Tra loro c’è sicuramente Massimiliano Gallo…

Sì, purtroppo per lavoro sono costretto a frequentare Massimiliano Gallo (ride).  Massimiliano è un grandissimo attore. Per me è stato un piacere dirigerlo in teatro. Il ruolo di Valerio Primic è perfetto per Massimiliano. Lavorare con attori come lui di questa qualità, come del resto sono anche gli altri protagonisti dello spettacolo come Stefania Rocca (con cui anche con lei avevo già lavorato nella serie Una Grande Famiglia), Monica Nappo, Paola Senatore e Iacopo Sorbini è un’esperienza esaltante per un regista perché permette di utilizzare degli strumenti che ti fanno raggiungere quella visione che si è immaginata in partenza in modo quasi perfetto. Dico quasi perché la perfezione non viene mai raggiunta. Per questo motivo il teatro è affascinante perché tutte le sere cerchiamo di farlo un po' meglio della sera prima. Tutti loro hanno aderito ai loro personaggi con quella modernità che mi piace.

Spesso ha dichiarato che fare teatro significa cercare la verità. Sicuramente l'approccio di forte empatia che lei dà nelle sue regie contribuisce a questo processo. E crede che il messaggio sincero che è presente ne Il Silenzio Grande sia la caratteristica che abbia determinato l’entusiasmo del pubblico?

Io mi auguro di sì. Io faccio il teatro popolare. A volte metto in scena spettacoli complessi, toccando anche tematiche scottanti, ma il mio obiettivo è di fare degli spettacoli che possano essere compresi e apprezzati, che emozionino qualsiasi tipo di pubblico. Uno spettacolo per essere riuscito deve appassionare ma anche far riflettere chi va a vederlo.

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