Alan Wurzburger, il più grande cantautore napoletano che non avete ancora ascoltato

Cresciuto durante la "Neapolitan Power", il blues di Wurzburger è colorato, libero e pungente. "Non ho mai pensato di fare il musicista per lavoro"

(Alan Wurzburger / foto da facebook)

Coetaneo di Pino Daniele ed Enzo Gragnaniello, Alan Wurzburger è cresciuto in quel 'Neapolitan Power' degli anni '70, quando la scena musicale partenopea era sulla bocca di tutti. Chitarrista dall'età di nove anni ("la chitarra è il mio lasciapassare"), Alan cresce nel centro storico, e il legame con il suo quartiere è nel nome del suo primo gruppo "Piazza Dante", che accompagna anche i PFM in alcune esibizioni live. 

Le prime pubblicazioni da solista arrivano negli anni '90, prima con un'etichetta francese, poi pugliese. "Ma ho sempre dovuto affrontare una certa timidezza", spiega, "una paura di mettere a nudo la mia arte che nei primi anni da musicista mi frenava". A limitare la diffusione del suo grande talento blues è lo stesso Wurzburger, che deve spesso recuperare da varie dipendenze, fino all'incontro con il buddhismo. "E poi c'era l'industria discografica che ha dinamiche insondabili e che su uno come me non sempre sa rischiare. Alcuni grandi 'maestri' pensano solo a ingozzarsi, senza avere più occhio per i talenti". 

Nel 2002 esce "Amour Amer", "che è il disco che mi rappresenta meglio". Passano anni fino al recente "E mi fermo a guardare la luna" (disponibile sulle piattaforme streaming), manifesto di un uomo "che non vuole piegarsi alle regole frenetiche di questi tempi e che scrive musica e canzoni perché vede un'umanità sofferente, incattivita da una società ingiusta". Nel blues pungente di Alan Wurzburger, la musica avvolge e prepara alle parole di una voce unica: "Tagliente come un 'eccomi'", direbbe Majakovskij. "Nel settore prima c'era ancora grande solidarietà, molti artisti napoletani mi vogliono bene. Ho più di sessant'anni ma giro ancora molto, vorrei portare la mia musica alle persone ma i club in cui suonare la mia musica ormai sono pochi". 

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"Voglio pungere ancora il cuore delle persone, sono un vecchio poeta che sente il bisogno di scrivere e cantare". Il rapporto con Napoli, musa ispiratrice dei primi anni, è cambiato. "E' come l'oro, il cui valore crollerebbe se fosse un metallo comune. Ecco, a Napoli l'oro è ovunque. E allora i talenti non si sa come valorizzarli. Vedo molti ragazzi preparati tecnicamente, loro hanno potuto studiare a differenza nostra. Purtroppo manca loro qualcosa, un po' di vita, qualcosa che colpisca e che sappia di vero. Purtroppo solo con la tecnica non si entra nel cuore". Wurzburger sa entrarci, anche se lo si scopre colpevolmente in ritardo. 

 

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