Giovedì, 21 Ottobre 2021
Cucina

Paste cresciute: l'antica ricetta napoletana

Conosciute anche come zeppole fritte, come molte pietanze della cucina partenopea sono nate dall’inventiva delle cuoche dei bassi del centro storico della città

Conosciute anche come zeppole fritte, le paste cresciute sono palline dalla forma irregolare, che nascono da un impasto di acqua, farina e lievito di birra, fritte in olio bollente. La ricetta nasce, come molte pietanze della cucina napoletana, nei bassi del centro storico della città dove vivevano famiglie povere e molto numerose che, per sopravvivere dovevano arrangiarsi con quei pochi ed economici ingredienti che si potevano permettere. Quando poi è nata la professione del “panzarottaro”, anche le paste cresciute sono entrate a far parte del famoso cuoppo fritto (un cono di carta paglia stracolmo di squisite pietanze fritte) insieme ai crocchè, gli arancini, le frittatine di pasta e gli scagliozzi. Una tradizione della cucina partenopea risalente al 1800 quando chi era povero acquistava con un pagamento dilazionato a 8 giorni (si diceva, infatti, “a ogge a otto”) questo pasto sostanzioso e lo consumava in strada. Oltre alla versione classica della paste cresciute, esiste anche una variante, altrettanto squisita, con l’aggiunta della lattuga di mare o alghe marine (per la ricetta clicca qui).

Ingredienti (ricetta classica):

  • 500 g di farina 00
  • acqua a temperatura ambiente
  • 10 g di sale
  • 20 g di lievito di birra
  • olio di semi di arachide per friggere

Preparazione: 

Sciogliere il lievito in poca acqua. In una ciotola mettere la farina, il sale, il lievito ed aggiungere l’acqua sbattendo energicamente l’impasto. Dopo circa 10 minuti di lavorazione si otterrà una pastella morbida ma elastica. Lasciare lievitare l’impasto fino al raddoppio del volume, coprendo la ciotola con pellicola. Scaldare l’olio in una padella e, con l’aiuto di due cucchiai, formare le palline e friggerle. Scolarle, salarle e servirle calde.

Fonte della ricetta: “La cucina napoletana” di Eduardo Estatico e Gerardo Gagliardi

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