Giovedì, 29 Luglio 2021
Cucina

Antonella Morea, da mamma in Casa Surace ad amante del ragù

L'attrice è stata testimonial dell'incontro “La cucina nel teatro, nel cinema e nella poesia a Napoli” curato dal giornalista Giuseppe Giorgio, nel noto locale di Pasquale Casillo “Ieri, oggi, domani”

Antonella Morea

Apprezzata e applaudita attrice di teatro, cinema e Tv, Antonella Morea non ha resistito alle tentazioni della tavola napoletana. Così, mettendo da parte per un attimo le sue popolari vesti di mamma in Casa Surace (un fenomeno da mezzo miliardi di utenti) si è abbandonata ai peccati di gola e al ragù tanto amato dal suo maestro Eduardo.

Dopo aver lavorato, tra i tanti, con Roberto De Simone, Luca De Filippo, Carlo e Aldo Giuffrè, Giuseppe Patroni Griffi e Vincenzo Salemme, l'attrice Morea, è stata l'attesa testimonial dell'incontro curato dal giornalista Giuseppe Giorgio, “La cucina nel teatro, nel cinema e nella poesia a Napoli”, svoltosi nel popolare locale di patron Pasquale Casillo “Ieri, oggi, domani”.

Grazie alla narrazione del critico Giorgio, esperto di enogastronomia e storia locale, insieme agli interventi recitati della popolare artista, ai partecipanti è stato offerto un evento ricco di emozioni diviso tra l'arte della scena, dei versi e della millenaria cucina napoletana.

“Il momento del mangiare a Napoli - ha affermato il giornalista Giorgio - ha da sempre avuto un ruolo fondamentale capace di andare ben al di là della semplice necessità fisiologica. Un esempio? Il napoletano non direbbe mai andiamo a mangiarci una pizza, bensì andiamo a 'farci' una pizza, quasi per sottintendere una partecipazione spirituale all’atto che di lì a poco si sta per compiere”. “Anche nelle produzioni teatrali di matrice partenopea – ha continuato Giorgio- l’elemento della tavola e del convivio domestico, ricco o povero, rimane diffusamente utilizzato. Basta ricordare la celebre 'Miseria e Nobiltà' di Scarpetta fino a giungere alla formidabile opera eduardiana: 'Sabato, domenica e lunedì', dove tra i protagonisti ad elevarsi, oltre la tavola, c’è una specialità chiamata 'ragù'".

Passando per Raffaele Viviani, indiscusso documentarista teatrale e poeta del cosiddetto 'street food', e per i più grandi autori partenopei, come Cortese, Basile, Di Giacomo,E.A.Mario e Marotta, a prendere corpo, con l'ospitalità di un ristoratore attento alla storia e alla ricerca come Casillo, è stato un racconto dedicato alla cucina napoletana che fu anche del Cavalcanti e del Corrado, accompagnato dalle specialità preparate per l'occasione dallo chef Antonio Castellano e dal pizzaiolo Gianni Ostetrico cordialmente servite dalla responsabile di sala Emanuela Coppola. Degnamente innaffiate da un eccellente vino Gragnano, a farsi largo tra le parole sono state la famosa pizza fritta “oggi a otto”, riportata in auge da Sofia Loren nel film tratto dall'opera di Giuseppe Marotta, “L' oro di Napoli”. A seguire, il celebre “ragù” caro a Eduardo De Filippo e la sua “pasta e piselli” del poemetto “Si cucine cumme vogli'i'...” fino a giungere al mitico “polpo all'insalata”, al “baccalà” alla “zizza fritta” e al “cefalo arrustuto”, cantato da Aurelio Fierro nella sua famosa “Ma tu vulive' a pizza”. Non è mancato, infine, parlando di dolce, una “cosa seria” come il “babà” preparato da Paola, raffinata pasticciera della casa. 

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