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Whirlpool, operai si incatenano: "Dov'è il Governo?"

Via Argine bloccata per un'ora dalla nuova protesta dei 430 lavoratori della multinazionale: "Da Roma, fino a oggi, solo promesse"

E', ormai, un conto alla rovescia. Se nulla dovesse cambiare, il 31 ottobre prossimo lo stabilimento Whirlpool di via Argine chiuderà i battenti per sempre. Uno scenario che i 430 lavoratori a rischio licenziamento, in presidio da oltre un anno, non vogliono neanche immaginare. La nuova protesta ha portato circa 200 operai, incatenati tra loro, a bloccare l'arteria di Ponticelli per un'ora circa.

"Queste catene - hanno spiegato i lavoratori - ce le ha messe il Governo che fino a oggi ha fatto promesse senza mantenerle. Vogliamo conoscere il nostro destino, vogliamo essere convocati. Vogliamo lavorare. La Whirlpool ha incrementato la produzione, ci ha fatto lavorare anche durante l'emergenza Covid. Allora perché questo stabilimento è ritenuto sacrificabile?". 

La vertenza Whirlpool è nata alla fine di maggio 2019 quando, senza alcun preavviso, la multinazionale annuncò la chiusura della sede partenopea, impegnata nela produzione di lavatrici di alta gamma. Una decisione in aperto contrasto con l'accordo siglato con il Governo italiano solo sei mesi prima, nell'ottobre 2018, per il rilancio aziendale del polo produttivo. In oltre un anno di proteste, l'unico risultato ottenuto è stato quello di posticipare la chiusura al 31 ottobre 2020. 

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