Cronaca

La storia di Vincenza, malata di cancro "per colpa della mia terra avvelenata”

La lettera della 35enne a Parallelo Quarantuno: "Vivo nel triangolo della morte, zona che comprende le provincie di Napoli Nord e quelle di Caserta Sud. Territori violentati dalla camorra, con l'ausilio talvolta di politici corrotti e collusi"

Vincenza con il marito (foto web)

Ammalata di cancro perché vive nella terra dei veleni, nel cosiddetto triangolo della morte, la zona a nord della provincia di Napoli, al confine con il Casertano. È la storia di Vincenza Cristiano, professionista di 35 anni, che ha scritto una lettera aperta su Paralleloquarantuno.it.

IL RACCONTO - "Era il 2007. Mancava un mese alle nozze  quando i medici dell'istituto Pascale mi dissero che avevo un tumore maligno e dovevo subito iniziare la chemioterapia". Con grande forza, la donna ha affrontato la terapia e oggi sta meglio ma è rimasta senza parole quando i medici le hanno detto chiaramente che quel cancro è stato provocato dai veleni sversati nella zona in cui vive. "Stile di vita sano, mai fumato, mai fatto uso di sostanze stupefacenti. La mia vita si svolgeva tra casa, chiesa e Università - scrive -. Se non ti ricoveriamo subito, ti resta un mese di vita, mi dissero i medici. Mi sembrava assurdo. Come era potuto accadere? Fu il primario dell'ospedale a darmi la risposta: "Ma come, non avete mai sentito parlare del triangolo della morte? Già da tempo se ne è occupato The Lancet oncology, una delle più prestigiose riviste internazionali di oncologia. Tu vivi nel bel mezzo del triangolo della morte, tu vivi lì".

"In questi territori - spiega - vengono sversati, in regime di evasione fiscale, tonnellate di rifiuti industriali altamente tossici; diossine e policlorobifenili sono il minimo che si possa trovare. Arrivano nelle nostre campagne migliaia di tir senza alcun monitoraggio, senza alcuna tracciabilità. Sversano, interrano, bruciano, ammazzano. Luoghi privilegiati di sversamento sono le campagne. I liquami vanno nei terreni coltivati, i rifiuti tossici industriali solidi vanno dati a fuoco. Le ceneri si riversano su ortaggi e verdure venduti in tutt’Italia. È stato calcolato che nel 2064 i liquami interrati raggiungeranno la falda acquifera. Sarà un disastro mille volte più potente di una catastrofe nucleare, e il peggio è che noi lo sappiamo.
Noi lo denunciamo. Noi non abbiamo paura. Cerchiamo in ogni modo di far conoscere il nostro dramma, facciamo quello che a un cittadino comune non compete fare, ma che ci si aspetterebbe da chi ci governa e da chi dovrebbe tutelare la nostra salute e il nostro territorio. Noi gridiamo per la morte nostra e dei nostri figli. Gridiamo al mondo intero. Qui il dramma si perpetua nel tempo, è mortalmente continuo, paradossalmente infinito. Sversano ogni giorno. Abbiamo paura di mangiare frutta e verdura contaminata, abbiamo paura di respirare. Ma noi siamo più forti della camorra, loro ci hanno usato come discarica dell’Italia, ma noi gridiamo ogni giorno di più. I nostri morti gridano di più. I nostri cimiteri sono pieni di bare bianche, le foto dei bambini sulle lapidi gridano vendetta agli occhi di Dio".

E ancora: "Perché non esiste il monitoraggio dei tir? Perché la regione Campania è tra le poche d’Italia a non avere il Registro dei Tumori? Perché non esiste una legge seria contro i reati ambientali? Perché piccole dosi di PBC (vale a dire: policlorobifenili) a Brescia della fabbrica Caffaro vengono monitorati e viene riconosciuto il danno ambientale, mentre dosi 700 volte maggiori di questa stessa sostanza nella regione Campania non vengono neanche considerate? Perché lì bonificheranno, avendo riconosciuto l’altissima pericolosità di questa sostanza, mentre nella regione Campania sono state sversate incautamente e pericolosamente tra Acerra e Caivano altissimi quantitativi di Policlorobifenili? Perché lì hanno effettuato 1.200 analisi per 25.000 bresciani e da noi 86 per 3.000.000 di persone? Chi deve darci soluzioni concrete ed efficaci? Non vogliamo più parole. Vogliamo solo vivere. Vogliamo respirare. Noi non ci arrendiamo. Fino alla fine"

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